Politica

Il Pd vince con Renzi precipita con Bersani

Con il sindaco il centrosinistra al 36% il segretario si ferma invece al 28%

Signore e signori, la macchina (il camper l’ha già venduto) si è rimessa in moto. Dopo mesi passati rinchiuso nel suo ufficio a Palazzo Vecchio a meditare sulla sconfitta delle primarie, Matteo Renzi è di nuovo su strada. Pronto a giocare un ruolo di primo piano nella difficile fase politica bloccata dai veti incrociati della forze politiche. La sua intervista di giovedì al Corriere della Sera ha scatenato l’immediata reazione degli uomini più vicini al leader del Pd Pier Luigi Bersani. E subito è cominciato il coro di chi accusa il rottamatore di essere un pericoloso berlusconiano che preferisce andare a braccetto con il Cavaliere nel parco di Arcore (e in Parlamento) piuttosto che sostenere il «governo del cambiamento» di cui il segretario continua a parlare. Qualcuno ha addirittura rispolverato il vecchio adagio della scissione imminente e del partito renziano. Così il sindaco torna a parlare per difendersi dalle accuse. «Ho detto quello che pensa la maggior parte degli italiani» spiega intervenendo durante «Tutto esaurito», lo show del mattino di Radio 105. Parole che qualcuno, nel suo partito, avrà interpretato come l’ennesima «spacconata». Ma che, guardando i sondaggi, sembrano piuttosto vicine alla realtà. Perché non solo Renzi dice quel che pensa la «maggior parte degli italiani», ma una buona percentuale di questi vorrebbe che lo dicesse da Palazzo Chigi. L’ultima rivelazione, ieri, l’ha fatta Swg per la trasmissione Agorà su Raitre. Ebbene con il sindaco candidato la coalizione di centrosinistra otterrebbe il 36% dei voti mentre con Bersani si attesterebbe sul 28%. Non solo ma se nel primo caso il centrodestra si fermerebbe al 28% (M5S al 26%), nel secondo vincerebbe le elezioni con il 31% (grillini al 27%). Se poi ci si sposta sulla fiducia il sindaco tocca il 56% seguito da Grillo (30%) che sorpassa il segretario Pd (29%). Insomma i sondaggi saranno anche poco attendibili, ma forse al Nazareno dovrebbero cominciare a farsi qualche domanda. Anche perché il sindaco non ha alcun desiderio di far implodere il Pd per costruire un proprio movimento. «Uscire e farsi un partito non ha senso - assicura -, ce ne sono già troppi». Mentre la linea resta quella illustrata giovedì, senza inciuci o accordi sottobanco con il Pdl. «Se la crisi rimane aperta - spiega - io sarei per andare a votare. Ma i partiti devono fare qualcosa. L’incarico a me per formare il governo? È un’ipotesi che non è mai esistita, l’unico colle che posso frequentare è Piazzale Michelangelo». Quindi una battuta sull’iniziativa di Bersani: «O riuscirà a spaccare i 5 Stelle oppure farà un accordo con il Pdl. Si stanno parlando: Migliavacca ha parlato più volte con Verdini. E se devono fare un’alleanza Berlusconi si fida molto più di D’Alema e Bersani che non dei nuovi innesti del Pd. È da tempo che si conoscono, e più facile che trovino un accordo loro». In ogni caso per Renzi la prospettiva di un accordo Pd-M5S rimane remota: «Grillo lo ha detto a Pier Luigi con quella grazia e sobrietà naturale che ha. Gli ha detto di tutto, ci mancava solo che gli offendesse la mamma». Se questa è la premessa non resta che sfidare i grillini. E lui lo fa su un tema che gli è particolarmente caro: «L’unica proposta di legge per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti l’hanno presentata i nostri, non Grillo». L’ultimo pensiero, invece, è per la sua partecipazione ad Amici . «Il giubbotto? Me l’ha regalato un’amica, Donatella Versace. Maria De Filippi mi ha chiesto di parlare ai ragazzi - sottolinea -, io l’ho fatto per 3 minuti anche se sembra che io abbia fatto un’omelia di 70 ore. Alcuni radical chic mi dicono "come ti permetti di parlare al pubblico di Amici ", come se gli italiani che guardano la trasmissione fossero un po’ meno italiani dei radical chic che contestano». Di certo sono più numerosi.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.