Politica

E litigano anche sull’Unità

PolemicaIl renziano Richetti chiede le dimissioni del direttore del quotidiano per un titolo sgradito. In serata le scuse

Si fa presto a dire l’Unità . Un titolo «puro e semplice» come scriveva Antonio Gramsci nel settembre del 1923 esprimendo il suo giudizio sulla decisione di pubblicare un «quotidiano operaio» redatto dal Comitato esecutivo del Pc d’Italia. Un titolo di «garanzia contro le degenerazioni autonomistiche». Chissà cosa scriverebbe oggi vedendo cosa accade all’interno del Pd. Dove la «religione» dell’ unità , pur professata da molti, sembra essere praticata da pochi. Al punto che ieri, per un titolo sgradito, c’è stato chi si è spinto fino a chiedere le dimissioni del direttore del quotidiano Claudio Sardo. Effetti collaterali, piuttosto allarmanti, della battaglia tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi. Perché a scatenare la rabbia del neodeputato Matteo Richetti e di gran parte dei fedelissimi del sindaco di Firenze, è stata l’interpretazione che il giornale di Sardo ha dato delle ultime dichiarazioni del rottamatore. «No di Renzi al governo Bersani» l’apertura di ieri mattina. Che invece di critiche, forse, avrebbe dovuto generare sconcerto. È nato un esecutivo Bersani? Quando? La reazione, però, è stata ben diversa. Anche perché il renziano doc sa che, dietro quelle parole, si nasconde un’accusa. La più infamante. Quella di connivenza con il «nemico» Silvio Berlusconi. Così Richetti si è sfogato su Facebook: «Claudio Sardo mi sembrava l’uomo giusto per sancire definitivamente la differenza tra propaganda e informazione. Dopo il titolo di oggi de l’Unità devo ricredermi». «"No di Renzi al governo Bersani" è esattamente il contrario della verità - l’affondo del neoputato -. È cioè del fatto che Matteo Renzi ha sostenuto e sostiene lealmente la decisione che Bersani sia la nostra indicazione a premier. Ha solo precisato che occorre fare in fretta». E dopo l’arringa è arrivata la richiesta di "condanna": «I casi sono 3. Tutti gravi. Se il titolo è "scappato", Sardo farebbe bene a lasciare, non serve un direttore distratto. Se il titolo è voluto, Sardo farebbe bene a lasciare, non serve un direttore in malafede. Se il titolo è imposto o suggerito da altri, più contigui alle esigenze di partito (e di parte), Sardo farebbe bene a lasciare, all’ Unità serve un direttore». «Un titolo può piacere o meno - ha replicato il direttore dichiarandosi aperto al confronto e difendendo comunque la correttezza della propria interpretazione -. Ma suggerire le dimissioni di un direttore di giornale per un titolo che non si condivide, mi pare un infortunio. Tanto più se la ragione è l’autonomia de l’ Unità , che si presume ferita». In altri periodi si sarebbe parlato di tentativo di «epurazione». Molti hanno criticato Richetti. La Federazione nazionale della stampa si è schierata al fianco del direttore. E, alla fine, tutto si è risolto con una «cordiale telefonata». O meglio, come ha scritto Richetti su Twitter, «mi sono scusato se ho mancato di rispetto, ma ho ribadito perché ritengo titolo di oggi grave». Insomma, alla fine ognuno è rimasto sulle proprie posizioni. Non potevano telefonarsi subito?

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