Chissà, magari tra qualche mese tornerà nell’Aula della Camera per chiedere un voto di fiducia per il suo governo. Nel frattempo Matteo Renzi si accontenterebbe di entrarci da «grande elettore». Uno di quelli che, dal 18 aprile, dovrà votare ed eleggere il prossimo inquilino del Quirinale. L’articolo della Costituzione è il numero 83: «Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato». Ecco il «cavillo». A parlare dell’ipotesi che Renzi diventi uno dei tre delegati toscani sono state, ieri mattina, le edizioni fiorentine di Corriere della Sera e Repubblica . Ma la pratica sarebbe già in uno stato avanzato. Tradizione vuole che il Consiglio scelga il governatore, il presidente del Consiglio e un vicepresidente del maggior partito di opposizione. Fosse rispettata partirebbero per Roma Enrico Rossi (Pd), Alberto Monaci (Pd) e Roberto Benedetti (Pdl). I renziani, però, vorrebbero che al posto di Monaci ci fosse il sindaco di Firenze. Lo hanno già chiesto ricevendo il via libera dai vertici regionali del Pd convinti che sarebbe un gesto di distensione. Certo, qualche resistenza c’è, ma Matteo sembra ormai ad un passo dalla nomina. Che in chiave politica assume un significato molto particolare. Da giorni, infatti, si ragiona sul peso che i deputati vicini al sindaco avranno nella scelta del Capo dello Stato. Le prime tre votazioni prevedono una maggioranza qualificata dei 2/3 difficilmente raggiungibile senza un accordo ampio con altre forze politiche. Presumibile, quindi, che si arrivi alla quarta (maggioranza semplice fissata a 504). A quel punto al centrosinistra potrebbe bastare qualche transfugo per eleggere un nome gradito. Ma la domanda è un’altra: sicuri che tutti i 495 grandi elettori voteranno secondo le indicazioni di Pier Luigi Bersani? Da qui il dubbio sulle mosse dei renziani. E non solo. Ieri il «rottamatore» ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera nella quale ha indicato qual è, secondo lui, il bivio di fronte al quale si trova oggi il Pd: o un governo di scopo con il Pdl o il voto anticipato. È chiaro che se questa è la chiave di lettura la partita per il Colle è decisiva. Un nome in grado di rappresentare centrodestra e centrosinistra sarebbe, infatti, il miglior viatico per un esecutivo di larghe intese che possa realizzare una serie di riforme per poi riportare il Paese al voto magari in coincidenza con le Europee del 2014. In ogni caso Renzi non è disponibile a dare il via libera ad un nome che «divida». Una posizione che sembra allontanare dal Quirinale nomi graditi ai grillini come Gustavo Zagrebelsky o Stefano Rodotà ma, soprattutto, Romano Prodi. E chiunque dovesse prendere il loro posto nel toto-nomi una cosa è certa: dovrà fare i conti con «l’ipoteca» del sindaco. Che, a questo punto, diventa decisivo qualsiasi sia lo schema su cui Bersani intende puntare. Non a caso, negli ultimi giorni, Matteo è tornato ad essere uno dei protagonisti assoluti della vicenda politica nazionale. La sua intervista al Corriere ha fatto discutere e gli ha attirato le critiche dei fedelissimi del leader democratico, ma lui ha rilanciato a più riprese durante la giornata. «Decidetevi - ha detto a margine dell’iniziativa Rai Screenings 2013 -, sono passati più di 40 giorni dalle elezioni, quando si è votato ancora non c’era la sede vacante in Vaticano, persino la Chiesa, che non è un modello di speditezza, è riuscita a organizzarsi velocemente». E in serata, intervistato dal Tg1, ha risposto agli attacchi di chi è tornato a paragonarlo a Berlusconi: «Vedono fantasmi anche dove non ci sono. Ho detto quello che dicono le persone della strada, le persone semplici. Crisi economica, famiglie in difficoltà, aziende che licenziano: cosa chiedi alla politica? Fate, fate qualcosa, decidete cosa fare ma qualcosa fatelo. Non restate lì a traccheggiare, a perdere tempo. Io Berlusconi voglio pensionarlo». Martedì, tra gli altri impegni, Renzi sarà a Verona dove parteciperà ad un incontro con il suo omologo veronese, il leghista Flavio Tosi. Il camper si è rimesso in moto e l’impressione è che stavolta non si fermerà davanti a niente.
Renzi ipoteca il Capo dello Stato
Vuole essere tra gli elettori del nuovo Presidente Intanto avverte: «O governo con il Pdl o voto»
