Oggi Beppe Grillo incontrerà i parlamentari 5 Stelle. Niente streaming, l’incontro sarà a porte chiuse. Non sarà una passeggiata. L’ala «critica» verso le scelte del comico genovese e del suo alter ego Gianroberto Casaleggio è minoritaria ma agguerrita. Sono in aumento i deputati e i senatori che si chiedono se non sia una tattica perdente quella di «chiudersi» alla collaborazione con gli altri partiti. Per ora sono una trentina. Sono gli stessi che avrebbero preferito far nascere un governo Bersani per poi imporre la loro agenda. Almeno i punti principali. Proprio per questo negli ultimi giorni Grillo ha ripetuto che chi ha votato il MoVimento aspettandosi un accordo con il Pd ha sbagliato a votare. Del resto i 5 Stelle sono nati in contrapposizione con i partiti. Non è un caso che nella «libreria» del MoVimento ha un posto in prima fila il «Manifesto per la soppressione dei partiti politici» scritto dalla filosofa Simone Weil. Eppure quel 25,5 per cento di voti ha complicato la vita dei 5 Stelle. Se fosse andata secondo le previsioni - cioè un governo Bersani-Monti e il MoVimento all’opposizione - le tensioni sarebbero state di meno. Invece adesso è complesso anche seguire una linea autonoma, che metta all’angolo sia il centrosinistra sia il centrodestra. È una necessità per tentare di non perdere (troppi) consensi. Anche se alcuni parlamentari 5 Stelle cominciano a dubitare di poter raggiungere gli obiettivi e di rischiare di passare come i «signor No» del Parlamento. Se a questo si aggiungono le comprensibili difficoltà dell’inizio della legislatura, anche solo quelle di dividersi le competenze e il lavoro da svolgere, si comprende il clima piuttosto teso. Dal canto loro, i 5 Stelle cercano di far partire il lavoro. Si sono riuniti ieri tra Montecitorio e palazzo Madama, suddivisi nelle rispettive Commissioni permanenti di appartenenza. «In questo modo - spiega il capogruppo portavoce al Senato Vito Crimi - il Movimento 5 Stelle vuole dare un nuovo deciso segnale, rilanciando con forza la richiesta di convocare e far partire immediatamente le Commissioni permanenti, ridando centralità e pieni poteri al Parlamento come prevede la nostra Costituzione». All’ordine del giorno, in ogni Commissione, spiega una nota del MoVimento, le priorità d’intervento fissate nei 20 punti di programma del M5S e le azioni legislative da intraprendere immediatamente: «Dalle misure urgenti per piccole e medie imprese, legge elettorale, legge anti corruzione, reddito di cittadinanza, tagli ai costi della politica con abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, ritiro del contingente italiano dall’Afghanistan, taglio delle spese per l’acquisto di F35». «Il Movimento 5 stelle - conclude Crimi - ha già consegnato da oltre una settimana, i nomi dei propri parlamentari nelle rispettive Commissioni permanenti presidenti di Camera e Senato». Intanto sul blog Beppe Grillo lancia un sondaggio per «liberare» la Rai dai partiti, istituire un solo canale e garantire «un’informazione libera». Il leader del Movimento sonda gli umori della base sul tema e torna ad attaccare i giornalisti italiani. «Molti mi chiedono perché i partiti che hanno ridotto l’Italia in una comprimaria e consegnato le prossime generazioni alla miseria e all’emigrazione - scrive Grillo - hanno avuto ancora la maggioranza dei voti alle scorse elezioni. La risposta è che una parte della popolazione italiana vive in un gigantesco Truman show, la cui responsabilità va attribuita per intero ai giornalisti italiani, con le solite poche e, in un Paese come il nostro, più che lodevoli eccezioni». Poi se la prende con «un’informazione omologata in un grande inciucio per mantenere privilegi, caste, parassiti sociali trasversali. Questa peste che tocca e ammorba chi non ha altre fonti di informazione è pagata dalle stesse vittime attraverso i contributi (diretti e indiretti) ai giornali e dal canone e dalle tasse per la RAI per un servizio pubblico indecente». Dunque l’affondo sulla tv pubblica. «La Rai - scrive Grillo - è il megafono dei partiti, se la paghino loro. La Rai ha 13.000 dipendenti, di questi meno di 50 sono giovani under 30: lo 0,37%. Nel 2012 nonostante canone e pubblicità ha perso 250 milioni di euro». Si chiede: «Chi sono i responsabili di questo sfascio? La Rai va rifondata e trasformata in un servizio pubblico sul modello della BBC senza alcun collegamento con i partiti, senza pubblicità, con produzione di contenuti di qualità sviluppati in prevalenza all’interno e non come ora affidati spesso a società esterne, sommando costi a costi». In ogni caso, conclude Grillo, «il M5S proporrà in Parlamento, come da programma, l’istituzione di un solo canale Rai, senza vincoli verso i partiti, senza pubblicità e la vendita dei rimanenti due canali. Un’informazione libera è fondamentale per il futuro del Paese e per uscire da Matrix».
Grillo affronta i frondisti e pensa alla Rai
Oggi l’incontro con i parlamentari 5 Stelle. Il comico lancia la proposta: vendere due reti della Tv pubblica. Sul blog parte il sondaggio
