Politica

Colle ostaggio dei partiti

di Gennaro Malgieri...

di Gennaro Malgieri A quasi quaranta giorni dalle elezioni l'Italia non ha ancora un governo. Difficilmente lo avrà da qui a un mese. Anzi, togliamoci il pensiero e accantoniamo ogni speranza: nessuno ha intenzione di formarlo. E anche il Parlamento, data la situazione, è "congelato", nel senso che non può lavorare. Alcuni gruppi, infatti, si rifiutano di indicare i nominativi per la costituzione delle Commissioni permanenti perché non c'è il governo e, dunque, non potendosi individuare maggioranza e opposizioni è impossibile eleggere i presidenti. Un'impasse assolutamente inedita nella storia repubblicana. Aggravata dalla circostanza che dal 18 aprile cominceranno le procedure per l'elezione del capo dello Stato. Nessuno può dire quanto tempo ci vorrà. Dipenderà dagli accordi che le forze politiche riusciranno a stabilire che, inevitabilmente, s'intrecceranno con quelle sull'esecutivo prossimo venturo che il nuovo inquilino del Quirinale dovrà a tutti i costi "inventarsi" pena la fine della legislatura. Ma anche questo passaggio non sarà semplice. Se l'incaricato dal presidente non riuscirà a ottenere la fiducia delle Camere, porterà il Paese al voto alla guida di un governo di minoranza? Una tale prospettiva verrà accettata da tutti, anche da coloro che si stanno battendo per le "larghe intese" trovandosi davanti il muro del Pd? Questo complicatissimo gioco istituzionale (chiamiamolo così, come un sudoku, un ruzzle, un cubo di Rubik) con il passare dei giorni va facendosi ancora più difficile. Le segreterie dei partiti, i giornali, le lobbies la testa ce l'hanno sul Colle, per i motivi ricordati e per i tanti altri che attengono più in generale agli assetti di potere che discendono dal rinnovo dell'alta carica. Perciò, visto che scarseggiavamo di anomalie politiche ed istituzionali, non si sa ancora per quanto tempo Monti (dimissionario, ma non sfiduciato) continuerà a reggere Palazzo Chigi collezionando figuracce. L'elezione del capo dello Stato che, secondo la Costituzione dovrebbe rappresentare l'unità nazionale, è il momento culminante della ferocia partitocratica che dispiega tutta la sua geometrica potenza. Perciò, al di là della superficiale retorica, egli "non" rappresenta l'unità nazionale e "non" è il Custode della Costituzione. È il frutto di compromessi dettati dalle esigenze delle diverse forze politiche le quali, quanto più lo stato delle istituzioni repubblicane è precario, tanto più si esercitano cinicamente per delegittimare quella che dovrebbero più gelosamente preservare, non foss'altro per renderla impermeabile alle infiltrazioni degli interessi contrapposti. Ma se le modalità di elezione del capo dello Stato fossero diverse, se fosse eletto direttamente dal popolo, assisteremmo alla tragica pochade che sta andando in scena e verrà replicata ossessivamente nelle prossime settimane? Non credo. La Repubblica presidenziale assicurerebbe un "decisore" alla nazione e il suo governo entrerebbe immediatamente in funzione senza sottostare a veti e ricatti parlamentari. La democrazia non subirebbe contraccolpi negativi, ma verrebbe esaltata dalla volontà generale espressa liberamente e senza mediazioni. Per di più ci risparmieremmo il convulso e volgare mercanteggiamento al quale assistiamo: nomi che si bruciano, altri che vivono la vita effimera di poche ore sulle pagine dei giornali e sui siti web, altri ancora candidati da quotidiani-partito soltanto perché loro editorialisti, alcuni, riposti da tempo, che si vedono resuscitati e rivivono effimeri momenti di gloria, mentre personaggi, completamente estranei alla politica, si immaginano proiettati sul Colle grazie alla fervida fantasia di clown nelle vesti di statisti improvvisati. Ai parlamentari che si accingono all'impresa di eleggere il successore di Napolitano ci permettiamo di ricordare che la Repubblica presidenziale è una straordinaria "invenzione" politica frutto di pensieri lunghi sulla democrazia decidente e partecipativa, che ha attraversato la storia del secondo Novecento senza fortuna, purtroppo. Oggi è più attuale che mai e lo dimostra il quadro sgangherato che abbiamo davanti. Vorremmo credere che questa sia l'ultima volta in cui il rappresentante dell'unità della nazione viene eletto secondo rituali tribali. Ma non ci facciamo illusioni. Il tempo di una stagione costituente è ancora lontano e la strada è ingombra di macerie da rimuovere. La Terza Repubblica può attendere, mentre la Seconda è stata soltanto un'illusione.

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