Sul tema del saldo delle fatture che lo Stato italiano non ha onorato dopo aver acquistato dai privati beni e servizi arriva anche la benedizione della Banca Centrale Europea. Ieri il presidente Mario Draghi ha spiegato durante la conferenza stampa seguita al direttivo che il rimborso degli arretrati, «che in alcuni casi valgono diversi punti di Pil è una delle misure di stimolo principali che un Paese possa dare». La frase era inserita a titolo di esempio in un più generale invito ai governi ad agire per contrastare la crisi ma è subito apparso come un evidente riferimento all’Italia e alla sua amministrazione che al settore privato deve circa 90 miliardi di euro. Uno strumento importante dunque per la Eurotower per rilanciare la domanda interna ferma da mesi e rinvigorire la graduale ripresa prevista in Europa, inizialmente, nella seconda metà dell’anno ma sul cui arrivo ci sono sempre più rischi. Parola di Draghi che contravvenendo al suo proverbiale rigore dialettico ieri ha detto troppo e più rispetto al dovuto. Certo il suo intervento in genere è scritto e limato prima della conferenza ma lanciare un allarme del genere con i mercati abbastanza fiduciosi e con segni positivi forse, col senno di poi, era meglio evitarlo. Ma tant’è. Le parole del presidente hanno riportato la sfiducia nei mercati che alla fine hanno chiuso la giornata in calo. Nessuna ciambella di salvataggio è poi arrivata dall’andamento debole di Wall Street, sorretta dal piano di stimoli varato dalla Banca del Giappone ma influenzata in negativo dal balzo delle richieste di sussidi di disoccupazione. Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi equivalenti chiude a 333 punti, dopo aver oscillato tra un minimo di 322 e un massimo di 341 punti. Il rendimento è al 4,56%. «L’indebolimento dell’economia - ha spiegato Draghi al termine della riunione del board della Bce che ha lasciato invariati i tassi allo 0,75% - si è esteso alla prima parte dell’anno e una graduale ripresa è prevista nella seconda parte, soggetta a rischi al ribasso». «I rischi al ribasso - ha aggiunto il presidente dell’Eurotower - includono la possibilità di una domanda interna più debole del previsto e di una lenta o insufficiente implementazione delle riforme strutturali nell’area euro. Questi fattori hanno la potenzialità di danneggiare il miglioramento della fiducia e quindi rinviare la ripresa». Draghi ha assicurato che la politica monetaria della Bce «resterà accomodante finchè sarà necessario» ma l’istituto di Francoforte è «pronto ad agire» sui tassi e a tagliarli, se necessario. «Nelle prossime settimane monitoreremo molto da vicino le informazioni economiche - ha osservato - e gli sviluppi monetari, per valutare gli impatti sull'inflazione». La Bce, ha però ammonito Draghi, «non può compensare la mancanza d’azione dei governi» in settori come, ad esempio, «le riforme strutturali». Draghi ha ammesso che la discussione all’interno del consiglio della Bce «è stata ampia, ma al momento - ha aggiunto - abbiamo collegialmente deciso di non guardare ai tassi di interesse». Il presidente dell'Eurotower ha fatto sapere che l’istituto «terrà conto delle misure varate in altri paesi» per capire quali siano applicabili al contesto dell’Eurozona e quali no. Draghi ha avvertito che il salvataggio di Cipro «non è un modello» per future crisi. «Credo che il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem sia stato frainteso», ha aggiunto Draghi. Anche se la prima stesura delle richieste europeo di prelievo sui conti correnti di Cipro era «non intelligente, come minimo». Così con un pizzico di ironia ha commentato la bozza - bocciata dal parlamento di Nicosia - che prevedeva prelievi anche sui depositi al di sotto dei 100 mila euro. Quanto all'Italia, Draghi non ha voluto commentare la telefonata nella quale avrebbe chiesto al presidente della Repubblica di non rassegnare le dimissioni e si è limitato a dire: «Quando riceviamo telefonate, rispondiamo; per il resto non rilascerò commenti sulla situazione dell'Italia».
Bce benedice il dl paga debiti «Dal rimborso punti di Pil»
Scivolone Draghi mette in dubbio la ripresa prevista nel 2013 I mercati fino a quel momento positivi si deprimono. Borse giù
