Politica

Roma Capitale Poteri dimezzati

Senato Approvate le modifiche restrittive del Governo. La Lega vota contro, M5S si astiene

Roma Capitale ma sempre a metà. Si possono riassumere così le modifiche apportate dal Consiglio dei ministri al decreto legislativo che avrebbe dovuto riconoscere poteri e risorse speciali per la Capitale e approvato ieri in Senato con 193 voti favorevoli, 12 contrari e 46 astenuti. A votare contro, la Lega, mentre i senatori del M5S si sono astenuti. Il testo originario, approvato dal Consiglio dei ministri il 30 maggio 2012, era volto a salvaguardare il coordinamento tra la negoziazione degli obiettivi del patto di stabilità interno tra Roma Capitale e Governo e la disciplina generale in materia di patto territoriale di stabilità; a eliminare la previsione di finanziamento diretto a Roma capitale dei livelli essenziali delle prestazioni e degli obiettivi di servizio; a prevedere disposizioni in materia di patrocinio della gestione commissariale di Roma Capitale al fine di assicurare alla stessa il patrocinio e l’assistenza in giudizio dell’avvocatura dello Stato. Il Governo, al fine di recepire le condizioni poste dalla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, ha proposto un nuovo schema di decreto. In aula è intervenuto il ministro per la Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, a illustrare le modifiche. La nuova disciplina sopprime la norma che applica le disposizioni su Roma Capitale alla città metropolitana di Roma capitale a decorrere dalla istituzione di quest’ultima; introduce una disciplina transitoria sulla rimodulazione del programma di interventi per Roma capitale; introduce la possibilità per il sindaco di Roma in casi di emergenza di provvedere, in deroga alle disposizioni vigenti, all’attuazione di interventi sul territorio connessi a traffico, mobilità e inquinamento. Su tre punti, in particolare, il Governo ha introdotto integrazioni che si discostano dal parere della Commissione bicamerale. Per quanto riguarda la rimodulazione delle risorse, si prevedono il concerto del Ministro dell’economia e l’invarianza degli oneri per la finanza pubblica; per quanto riguarda il potere di ordinanza del sindaco in relazione a eventi che non siano calamità naturali, è previsto che esso si eserciti in esecuzione di un piano autorizzato con delibera del Consiglio dei ministri e con oneri a carico di Roma capitale. Infine, la nuova formulazione prevede il finanziamento diretto degli oneri del trasporto pubblico locale e l’erogazione di risorse a favore della Regione Lazio nelle more di un’intesa con Roma Capitale che dovrà stabilire la quota spettante alla Regione. Praticamente restano i poteri speciali per il traffico mentre in caso di eventi eccezionali il sindaco dovrà chiedere l’autorizzazione per agire con maggiore autonomia e comunque gli oneri restano a carico della città. Questo significa che ad esempio i grandi eventi come l’intronizzazione del Santo Padre, restano a carico dei romani. Salta anche l’erogazione diretta dei finanziamenti per il trasporto pubblico che dovranno passare sempre per la Regione. Il decreto così modificato passerà all’esame della Camera dei Deputati martedì prossimo. Laconico il commento del sindaco Alemanno: «La schiacciante maggioranza che si è espressa in Senato, con la convergenza di Pd, Pdl e centristi, sullo schema di decreto legislativo che modifica il decreto su Roma Capitale lascia ben sperare in una rapida approvazione alla Camera e in una stesura definitiva del Consiglio dei Ministri». Mentre, ovviamente, è entusiasta il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti che grazie alle restrizioni del Consiglio dei Ministri vede praticamente intatte le prerogative regionali. «È sicuramente una buona notizia la modifica condivisa dall’aula del Senato delle norme relative a Roma Capitale che consentiranno - sottolinea Zingaretti - un nuovo slancio al processo di riforme che negli ultimi mesi si sono arenate a causa di un quadro giuridico ed istituzionale poco chiaro. Le novità proposte dal Governo e dalle forze politiche, approvate dal Senato, bilanciano in maniera equilibrata le istanze di autonomia locale della Capitale con l’imprescindibile unità della Regione, garantendo a Roma un’autonomia non contro il Lazio, ma con il Lazio. Si tratta di un primo passo verso un nuovo e più costruttivo processo attuativo del nuovo ordinamento di Roma Capitale che se non è impostato contro le prerogative e le competenze di Regione e Governo nazionale, riesce ad essere proficuo». Il bicchiere insomma per la Regione è senza dubbio mezzo pieno. Per il Campidoglio e per chi deve amministrare la Capitale è invece tutta un’altra storia.

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