Un incontro per cercare di sbloccare una situazione che giorno dopo giorno diventa sempre più inestricabile. Le diplomazie del Pdl e del Partito Democratico stanno lavorando per mettere seduti a uno di fronte all’altro Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani, per un faccia a faccia che potrebbe essere risolutivo. Un lavoro «sottotraccia», che nessuno nei due partiti conferma ma nemmeno smentisce. «Sarebbe la soluzione migliore – commenta Beatrice Lorenzin deputata romana del Popolo della Libertà – anche perché fino a oggi dal segretario del Pd non è arrivata alcuna apertura nei nostri confronti. E certo noi non possiamo accontentarci di un accordo generico sul Quirinale». Per il momento, infatti, i rapporti tra i due partiti restano tesissimi. Nel centrodestra sono infatti convinti che Bersani punti a eleggere senza il Pdl il prossimo presidente della Repubblica – magari Prodi – e poi con un Capo dello Stato più disponibile farsi dare l’incarico e andare in Parlamento contando su un appoggio dei grillini. «E davanti a questa situazione – commenta ancora Beatrice Lorenzin – non abbiamo altra alternativa che respingere tutte le proposte che ci vengono fatte e prepararci a un’opposizione durissima. In Parlamento e fuori». Berlusconi, intanto, si muove su due livelli. Da una parte ha chiesto ai suoi ambasciatori – Gianni Letta, Denis Verdini, Angelino Alfano – di dare la disponibilità per un incontro con Bersani. E non è escluso, confidano deputati sia del centrodestra sia dei Democratici, che il faccia a faccia si possa svolgere già entro questa settimana. A «trattare» per il Pd c’è il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani che avrebbe confermato l’intenzione a costruire un’ampia intesa per l’elezione del presidente della Repubblica. Ma tutto – è l’avvertimento – dovrà avvenire alla luce del sole. E da parte del centrodestra ci sarebbe un piccolo ammorbidimento: la possibilità di discutere non solo una rosa di nomi scelta esclusivamente dal Pdl ma anche alcuni candidati di sinistra non ostili all’ex premier. Come potrebbe essere Luciano Violante. Dalla portavoce Mara Carfagna è arrivato anche l’appoggio a Emma Bonino. Un’iniziativa però subito bloccata dal capogruppo alla Camera Renato Brunetta: «La sua opinione, comprensibile anche per il ruolo di ex ministro per le Pari opportunità, non corrisponde comunque agli orientamenti né del gruppo parlamentare del Pdl, né del Popolo della Libertà». Ma se da una parte il Cavaliere è pronto a trattare dall’altra tiene il partito pronto a una mobilitazione di piazza permanente nel caso salti l’accordo con Bersani. Ieri Berlusconi ha preferito restare a Villa San Martino lontano dai palazzi romani ma con le antenne ben drizzate, sempre più convinto che il Pd, di sponda con i montiani, sia ormai deciso a tagliarlo fuori dai giochi, sbarrandogli la strada del voto a giugno. L’ex premier continua a ripetere che i dieci saggi nominati da Napolitano non solo sono inutili, ma rischiano di fare anche dei danni, soprattutto al centrodestra e alla sua leadership. E questo vale sia per l'ipotesi delle elezioni anticipate, sia per la corsa al Quirinale, per la quale, secondo palazzo Grazioli, restano alte a sinistra le quotazioni di Romano Prodi. Berlusconi sarebbe stato chiaro con i suoi: se il Pd dovesse prendersi anche il Presidente della Repubblica con il sostegno di Monti e Grillo e non dovesse coinvolgerci nella formazione del nuovo governo, dobbiamo essere pronti a mobilitarci. E nel Pdl non si escludono iniziative clamorose, anche al Senato, dove il centrodestra (numeri alla mano) può dare filo da torcere a chiunque. Intanto Berlusconi sta organizzando, insieme a Daniela Santanché, la manifestazione del 13 aprile a Bari (Raffaele Fitto è impegnato sul campo per garantire un bis di piazza del Popolo) e già ha in mente un'altra per il 27, probabilmente a Brescia dove a maggio si andrà al voto per il Comune. E la macchina organizzativa, raccontano a via dell'Umiltà, è lanciata al punto «che il Pdl potrà essere in grado di fare una manifestazione alla settimana». E questo anche perché Berlusconi teme la ripresa dell’attività giudiziaria. La sentenza di condanna per i diritti Mediaset potrebbe arrivare se non il 20 aprile, la settimana successiva, il 27. Giorno in cui, appunto, il Pdl dovrebbe essere in piazza.
Quirinale, dal Cav sì all’incontro con Bersani
Diplomazie al lavoro. Ma Berlusconi prepara anche le manifestazioni a Bari e Brescia