di Giuseppe Sanzotta C’era attesa per l'intervento di Bersani. L'attesa per un colpo d'ala, per un intervento capace di dare un concreto aiuto al presidente Napolitano alla prese con la più grave crisi politica del dopoguerra. Abbiamo un Parlamento bloccato, un governo scaduto e senza rappresentanza, un Capo dello Stato alla fine del mandato. Attesa vana. Bersani ha rinviato nuovamente la palla al Quirinale, Nessun aiuto se non una inutile conferma di fiducia nell'operato del Colle. Napolitano si aspettava qualcosa di più. Così come erano in molti a pensare che il leader del Pd, nel chiedere l'incarico per formare il nuovo governo, avesse qualche carta da giocare. Invece le consultazioni si sono rivelate una inutile ripetizione di quelle avvenute al Quirinale. Con qualche aggravante in più, lo sberleffo del movimento cinque stelle, che quando deve giocare pretende la diretta, per chiudersi in conclave quando disegna le proprie strategie confuse e contraddittorie. Un gioco pericoloso e irresponsabile con un Paese piegato da una crisi economica profonda, ma quello che è ancora peggio incapace di reagire, di individuare una cura. Così il Pd rifiuta intese di governo con il Pdl e Grillo non vuol sentire parlare del Pd. Non si capisce dove pensi di arrivare Bersani. Grillo ha preso in ostaggio il Paese, sta dettando lui l'agenda delle priorità e gli altri lo seguono preoccupati di arginare questa demagogia invece di dare risposte alle imprese e ai lavoratori italiani. Camera e Senato di cosa si sono occupate in questi giorni? I presidenti si sono ridotti lo stipendio, sono stati tagliati alcuni compensi, verranno ridotte le bollette del telefono. Diciamolo subito, si tratta di spiccioli. Giusto tagliare, ma è quello il problema del Paese? E non è solo propaganda rinunciare agli appartamenti di servizio per i presidenti delle Camere? Chi ci mandiamo a dormire? gli sfrattati? Oppure non saranno solo delle stanze chiuse e alla fine sarà anche più costoso garantire la sicurezza delle alte cariche dello Stato nelle residenze private? La demagogia tiene in scacco il Paese. Bersani ha paura di alleanze e accordi convinto che gli italiani griderebbe all'inciucio, darebbe fiato all'antipolitica. Ma stanno così le cose? La sfiducia degli elettori (ma il 75 per cento ha votato per i partiti) non è forse figlia dell'incapacità ad affrontare i problemi, della cattiva prova che hanno dato le forze politiche? E perché non avere il coraggio di affrontare la realtà, di offrire soluzioni credibili e concrete per i problemi urgenti del Paese? Ma non crescerà di più la rabbia quando, fra due mesi si dovrà ripagare l'Imu, quando aumenterà l'Iva, quando saliranno le imposte sui rifiuti? Sempre sperando che non arrivino altre manovre. Quante aziende chiuderanno nei prossimi mesi? Perché Bersani non ha paura di questo? Se non può affrontare la crisi non dovrebbe solo rinunciare a qualunque velleità governativa, ma dovrebbe anche lasciare la guida del suo partito. Se avesse fatto il governo con i grillini quali risposte avrebbe dato al Paese? Parole, solo parole. Noi dal governo del Paese vorremmo qualcosa di più. In Italia, assecondando spinte terzomondiste è difficile ipotizzare strade e autostrade, infrastrutture moderne come la Tav. C'è un partito che rivendica il non fare, Anzi ne fa una bandiera. Va blandito o combattuto? C'è una emergenza rifiuti perché non si fanno inceneritori o discariche, e l'emergenza continuerà nonostante gli sforzi dei sindaci che stanno spingendo per la differenziata. Non c'è un piano energetico, costruire centrali comporta fare i conti per anni con blocchi e proteste. Così in Italia l'energia costa il 30 per cento di più che nei Pesi confinanti. Se l'Alcoa chiude non è per questo? E quante aziende del Nord varcano il confine e spostano i capannoni, l'energia costa meno, meno tasse e soprattutto meno burocrazia. In venti giorni si risolve tutto, non in anni come da noi. Al Sud poi invece è notte fonda. L'ipotesi del ponte di Messina che darebbe lavoro a tante imprese e migliaia di persone è vista come il diavolo. Così però l'Italia muore. Non si combatte la disoccupazione senza lo sviluppo delle imprese e queste vanno aiutate, anche con la ripresa delle opere pubbliche. E perché i partiti che hanno a cuore gli interessi dell'Italia non accettano la sfida? Perché non provano a dare un segnale di fiducia? Non avrebbero in cambio anche la fiducia degli italiani? Di fronte a un impegno concreto dei partiti, il pifferaio del no a tutto non potrebbe trovarsi solo? Al Paese serve rilanciare l'economia, non basta spegnere qualche lampadina a Montecitorio. Serve altro.
Bersani preferisce fare demagogia
di Giuseppe Sanzotta...