Invece Pier Luigi Bersani «non molla». Anzi, incurante di tutto e tutti, torna a ripetere come un disco rotto quello che dice da 36 giorni. Quasi che nel frattempo non fosse successo nulla. Come se i "saggi" schierati dal Capo dello Stato altro non fossero che un diversivo per permettergli di trovare un modo per arrivare a Palazzo Chigi. A dire il vero il segretario del Pd la vede un po’ così. Lo fa capire chiaramente convocando una conferenza stampa nella sede del Nazareno dopo il silenzio pasquale. Certo, la sua faccia e la sua voce non sono quelle di chi è «risorto» dopo giorni di passione, ma l’importante è lanciare un segnale al resto delle forze politiche. E a chi, all’interno del partito, ragiona già su un futuro senza di lui. Il percorso logico del leader democratico non fa una piega. Almeno per lui. La Direzione Pd ha votato, approvato e sostenuto la sua linea. Che quindi, in assenza di altre decisioni, resta in campo. Poco importa che al momento Pdl e MoVimento 5 Stelle abbiano detto di no. Lì si resta. Al punto che Bersani rivolge un appello accorato: «Guardatela meglio questa proposta!». Si prosegue con il doppio registro: da un lato i temi sociali e della moralità pubblica, dall’altro la Convenzione. «Un meccanismo inedito - spiega il segretario - che dopo 15 anni di delusione permetterebbe di consegnare in tempi certi una riforma della seconda parte della Costituzione». È su queste basi che Bersani insiste nel voler costruire un governo con le forze «più simili» al Pd chiedendo alle altre che «non impediscano la partenza della legislatura». «Aderendo o consentendo» è lo slogan del segretario. Fin qui il copione è lo stesso ascoltato mille volte. Così come mille volte il leader democratico ha ripetuto le accuse nei confronti del «disimpegno conclamato dei 5 Stelle che preferiscono mettere in frigorifero 8 milioni di elettori» e del Pdl che ha offerto un «improponibile» e «inaccettabile bilanciamento» con la presidenza della Repubblica («loro indicano il Capo dello Stato e noi lo votiamo»). Quindi? Dov’è la novità? Semplice, non c’è. Perché Napolitano ha «fatto quel che doveva e poteva fare per garantire continuità istituzionale». Ma quello dei "saggi" è semplicemente un «meccanismo di facilitazione». Che il Pd accompagnerà, fermo restando che l’obiettivo resta lo stesso: un governo a maggioranza variabile che cerchi, di volta in volta, il sostegno su singoli provvedimenti e una Convenzione che, volendo, può essere presieduta da un esponente del Pdl. Ergo, niente elezioni né governissimi con le stesse forze politiche che hanno sostenuto i tecnici nell’ultimo anno e mezzo («un esecutivo Monti, senza Monti non è una risposta in questo momento»). E guai a dire che Bersani faccia tutto questo per ambizione personale: «Se serve, ci sono. Se sono un ostacolo non ho alcun problema a farmi da parte perché prima viene il bene del Paese. Ritengo che il mio incarico sia assorbito dall’iniziativa del Capo dello Stato. Ma questo non significa che me ne vado al mare. Ho chiesto a tutti se ci fosse qualche problema che riguarda me. Lo stesso Berlusconi ha definito istituzionalmente corretto il comportamento del presidente della Repubblica. Per favore, non mi si dipinga come uno ostinato». Beh, a dire il vero, non è che la sua posizione appaia molto remissiva. Anzi, l’impressione è che Bersani stia lanciando l’ennesimo appello al M5S per convincerlo a cambiare posizione. Anche quando parla della scelta del nuovo inquilino del Colle, pur spiegando che l’intenzione del Pd è quella di favorire la più «ampia convergenza», il leader Pd aggiunge subito che questo avverrà «fino a prova contraria». Insomma non è escluso che presto i grillini possano trovarsi davanti ad un nuovo caso-Grasso costretti a scegliere tra un candidato democratico e uno proposto dal centrodestra. Che faranno? Certo, Pier Luigi dice di essere disponibile ad incontrare anche Berlusconi («non ad Arcore né a Palazzo Grazioli»), ma le sue parole sembrano più di circostanza che altro. Come quelle sull’ipotesi di elezioni anticipate. Bersani le allontana («sarebbe disastroso»), ma spiega anche che non ci fossimo trovati nel «semestre bianco» le cose sarebbero andare diversamente. Non a caso sottolinea che, giunti a questo punto, la soluzione della crisi è ormai nelle mani del successore di Napolitano. Si chiederà a Re Giorgio di restare come vorrebbe una parte del Pd o si cercheranno i voti grillini?
Bersani è un disco rotto: vuole i 5 Stelle
Niente governissimi né elezioni, il segretario del Pd insiste con la sua linea E rilancia la proposta di istituire una Convenzione per le riforme
