Oggi i membri dell’ufficio di presidenza di Montecitorio discuteranno di tagli. Nel mirino stipendi, indennità di carica e rimborsi dei deputati. Negli ultimi anni sono state applicate alcune riduzioni che, di fatto, hanno diminuito il compenso dei parlamentari di 1.500 euro al mese. Troppo poco per i 5 Stelle, che questa mattina presenteranno un documento specifico. La loro proposta prevede di dimezzare (o quasi) l’indennità dei deputati e di assegnare i rimborsi (fino a un massimo di 8.500 euro al mese) soltanto per le spese documentate. Il modello è già stato applicato (per ora soltanto dai 5 Stelle) all’assemblea regionale della Sicilia. Passerà in ufficio di presidenza? Difficile. Perché se è vero che a Montecitorio il MoVimento 5 Stelle ha un vicepresidente, il giovane e determinato Luigi Di Maio, i malumori dei parlamentari crescono. I deputati del M5S potranno contare sulla sensibilità della presidente della Camera, Laura Boldrini, che, insieme con il suo omologo al Senato, Pietro Grasso, s’è dimezzata lo stipendio da 18 mila euro al mese a 9 mila. Ad ogni modo anche i tre deputati questori hanno dato la loro piena disponibilità a stilare un piano di risparmi. Tutto lascia comunque supporre che sarà una discussione lunga e complessa. In ogni caso ecco il documento messo a punto dai 5 Stelle, che prevede di accantonare 42 milioni di euro all’anno. I deputati pentastellati puntano a ridurre l’indennità a 5 mila euro lordi (rispetto ai 10.435 di competenza) e chiedono di accorpare tutte le altre voci di spesa estranee (diaria di soggiorno e rimborso delle «spese per l’esercizio di mandato», i viaggi e il telefono), fissando un tetto massimo di 8.559,24 euro al mese. «Nel fare riferimento ad un’esperienza di notevole riduzione dei costi relativi alle competenze dei parlamentari - scrivono il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e i segretari di presidenza Claudia Mannino e Riccardo Fraccaro nella "proposta migliorativa" sugli stipendi degli "onorevoli cittadini" inviata al presidente dell’Assemblea Laura Boldrini e al collegio dei questori - ci permettiamo di citare l’esperienza dei parlamentari del Movimento 5 Stelle eletti nell’Ars». I parlamentari siciliani, spiegano Di Maio, Mannino e Fraccaro, tengono ogni mese 2.500 euro netti sui 5.100 euro netti erogati come «indennità da parlamentare» e hanno rinunciato al «rimborso spese per attitività parlamentari e trasporto su gomma». In particolare, sui 3.500 euro netti percepiti mensilmente come diaria, i 5 Stelle eletti all’Ars trattengono «solo i rimborsi spese» che comprendono le voci «pernottamento, trasporto e buono pasto di 7 euro giornalieri (criteri determinati dal codice etico interno) rendicontati on line». La «parte eccedente alla quota trattenuta ai parlamentari siciliani M5S - si legge nel testo - viene versata tramite bonifico al "fondo per il microcredito alle piccole e medie imprese dell’Ars" e si chiede pertanto di creare un fondo analogo anche a livello della Camera dei deputati». Grazie al «piano di risparmio» annuale previsto dalla proposta, i 5 stelle, dunque, riducono quasi del 50% lo stipendio. Quanto al «trattamento economico dei deputati», propongono all’Ufficio di presidenza della Camera di prevedere 5 mila euro lordi e non più 10.453 (sempre lordi) percepiti come indennità parlamentare mensile, mentre auspicano di «accorpare tutte le voci di spesa estranee all’indennità: diaria di soggiorno mensile, (attualmente 3.503,11 euro netti), rimborso spese per l’esercizio di mandato, rimborso spese accessorie di viaggio, rimborso forfettario spese telefoniche». Ogni spesa effettuata dai deputati, avvertono, «dovrà essere giustificata a titolo di rimborso alla Camera e pubblicata on line sul sito ufficiale per ogni deputato» e «l’erogazione deve avvenire per spese attestate e non superare il tetto massimo di 8.559,24 euro al mese». Nel dettaglio, il MoVimento propone di azzerare il rimborso spese mensile «per l’esercizio di mandato» (che oggi è di 1.845 euro nette a titolo forfettario e 1.845 euro, sempre netti, per spese attestate); i rimborsi mensili per le «spese accessorie di viaggio» (1.107,90 euro netti) e quello «forfettario per le spese telefoniche» (258,23 euro netti). Nell’ambito del «trattamento economico in ragione della carica ricoperta», i 5 Stelle vogliono annullare: l’indennità d’ufficio mensile di 4.446,14 euro (lordi) per i vicepresidenti della Camera; di 4.453,84 euro(importo lordo) per i questori e di 3.181,31 euro (sempre lordi) per i segretari di presidenza; il rimborso delle spese telefoniche di 154,94 euro. Altro capitolo il tetto mensile per il telefono cellulare (nel testo si parla di «apparato telefonico mobile con relativa utenza», sulla base di una convenzione Consip). Il rimborso, scrivono i 5 Stelle, va valutato «in caso di necessità effettive legate alla reperibilità di carica». Non vengono toccate le segreterie. Era stato uno dei dubbi sollevati dall’ex questore della Camera, Antonio Mazzocchi, in un colloquio con Il Tempo . L’ex membro dell’ufficio di presidenza aveva sottolineato le difficoltà di molti dipendenti a tempo determinato di Montecitorio che, di fatto, erano rimasti senza lavoro. Nel piano dei 5 Stelle c’è la conferma della «squadra» di sei componenti (un addetto di V livello, tre di IV livello e due di II livello) per il vicepresidente e il questore e il team di 4 addetti (2 di IV livello e 2 di II livello) per i segretari di presidenza. Il M5S chiede, infine, l’azzeramento dei fondi per le spese di rappresentanza che constano di due voci: 1.075,95 euro per i vicepresidenti della Camera e i questori; 860,76 euro per i segretari di presidenza.
Alla Camera arrivano i tagli a 5 Stelle
Ufficio di presidenzaOggi la discussione sulla riduzione di stipendi e rimborsi La proposta: 5 mila lordi di indennità e contributi solo per le spese documentate