di Beniamino Caravita Siamo sempre più avvitati in una crisi senza vie di uscite, sempre più sull'orlo del burrone. Solo la enorme paura del mondo di fronte ad una crisi italiana (che sottrarrebbe centinaia di miliardi di euro alla ricchezza mondiale) blocca ulteriori attacchi speculativi sul paese. Proviamo comunque a fissare qualche punto fermo sotto il profilo costituzionale. Nel nostro sistema il Governo è un organo costituzionale necessario, che costituisce un potere dello Stato e deve avere la fiducia delle due Camere, le quali possono essere sciolte dal Presidente, fra l'altro, quando non sono in grado di individuare una maggioranza che sostenga il Governo. Nella nostra forma di governo - parlamentare, ma non assembleare - Parlamento e Governo sono legati dal rapporto di fiducia e elaborano insieme l'indirizzo politico, di cui condividono la titolarità. Il Governo è organo necessario e, quindi, un Governo deve esserci, tanto che non ci può essere soluzione di continuità fra Governo uscente e Governo entrante e fino all'entrata del nuovo rimane in carica nell'esercizio delle funzioni il precedente Governo. E, allora, è vero che oggi - come ha ricordato il Presidente della Repubblica - c'è un governo nell'esercizio delle sue funzioni, ma è altrettanto vero che un Parlamento non in grado di formare una maggioranza deve - per costituzione - essere sciolto (ma non dal Presidente in scadenza). C'è un Governo, ma non c'è più, come invece sostiene il Pd, un Presidente incaricato ovvero pre-incaricato, che si troverebbe solo in una situazione di congelamento e potrebbe sempre essere "scongelato". Si tratta di una interpretazione palesemente sbagliata. Infatti, Bersani non aveva ricevuto l'incarico di formare il Governo, bensì solo "l'incarico di verificare l'esistenza di un sostegno parlamentare certo" ed era stato invitato a riferire nel tempo più breve possibile; il 28 marzo il Segretario generale della Presidenza ha dichiarato che che l'on. Bersani "ha riferito (al Presidente) l'esito delle consultazioni svolte a seguito dell'incarico conferitogli lo scorso 22 marzo, consultazioni il cui esito non e? stato risolutivo" : è evidente che l'incarico era stato svolto, con esito negativo, e dunque era concluso. E se Bersani non ha rinunziato, è solo perché il 22 marzo non aveva accettato l'incarico. E, ora, nemmeno l'esito delle nuove rapide consultazioni del Presidente della Repubblica ha fornito spiragli maggiori: il Mv5S non appoggia nessuna "vecchia" forza politica e vuole per sé - senza indicare un nome - l'incarico; il Pd e il centro-sinistra - dopo il fallimento del loro tentativo - non accettano un governo politico di grande coalizione e possono sopportare solo il cd. "Governo del Presidente", cioè un Governo che vada in Parlamento senza una previa trattativa politica fra le diverse forze; centro-destra e centro montiano accettano solo un governo espressione di una esplicita grande coalizione. In questa situazione, Napolitano non ha forzato la mano verso un "governo del Presidente", che sarebbe diventato solo un governo elettorale; ha confermato e "congelato" il Governo Monti, di cui si è sottolineato che non è stato sfiduciato (ma lo è implicitamente, essendo di fronte a un nuovo Parlamento e non a quello che gli aveva dato la fiducia); ha esplicitamente segnalato che in questa fase transitoria "vecchio" Governo e "nuovo" Parlamento possono individuare alcuni minimi terreni di lavoro comune per provvedimenti urgenti per l'economia; ha rifiutato la strada pericolosa delle sue dimissioni; ha cercato di spostare il campo di gioco sulla ricerca di contenuti riformistici comuni alle parti politiche, mettendo sul terreno il lavoro di due gruppi di lavoro, composti da "personalità diverse per collocazione e per competenze", chiamati a lavorare stabilendo contatti con i presidenti dei gruppi parlamentari. Ma i dubbi non si sono sciolti, anzi appaiono aggravati nonostante questo ultimo - pur coraggioso e inedito - tentativo del Presidente. A chi rispondono e riferiscono i due gruppi di lavoro, la cui composizione è in parte politica, in parte tecnica? E si tratta effettivamente del primo passo di un accordo politico preliminare alla formazione di una maggioranza istituzionale e politica o è solo un modo - elegante - per prendere tempo fino alla elezione del nuovo Presidente della Repubblica?
In attesa del nuovo Presidente
di Beniamino...