Politica

La Via Crucis di Giorgio e Francesco

di Sarina Biraghi La Via Crucis di Giorgio e Francesco. Ieri è stato il giorno di due «grandi vecchi» ai quali la gente si affida in un momento di grande incertezza e sofferenza.Francesco è il...

La Via Crucis di Giorgio e Francesco. Ieri è stato il giorno di due «grandi vecchi» ai quali la gente si affida in un momento di grande incertezza e sofferenza. Francesco è il Papa venuto dall’altro mondo che credenti e non stanno imparando a conoscere, apprezzare e amare. Giorgio è il presidente della Repubblica che conosciamo, in questo ruolo, da sette anni e che apprezziamo come garante dell’unità e della credibilità del Paese, come simbolo della dignità degli italiani. Ieri Papa Bergoglio, faro bianco di luce nella notte romana, ha celebrato la sua prima Via Crucis e tra le antiche rovine del Colosseo sono risuonate parole come «...senza soccombere alla tentazione del ricorso ai soli criteri degli interessi personali e settari...». Un monito mentre si consuma il dramma italiano, si accumulano le macerie economiche e morali, è finita quella politica che abbiamo conosciuto per 60 anni, assistiamo al fenomeno Grillo, prima esorcizzato e ora subìto, abbiamo visto il governo Monti finire con la perdita di credibilità internazionale per il caso marò. In questo scenario, quella di ieri è stata l’ultima «stazione» del settennato di Napolitano, forse la più dolorosa che non si aspettava di «vivere» proprio a causa del suo stesso partito. Lui, artefice di una lunga «traversata da Botteghe Oscure al Quirinale», primo della storia del Pc a salirci, ha toccato con mano le divisioni e il malessere dentro il Pd. Lui, che ha lavorato sul Colle all’insegna della responsabilità e della moderazione, in difesa delle istituzioni democratiche e soprattutto per un dialogo costruttivo fra le forze politiche, non è riuscito ad essere convincente proprio con il segretario del Pd, che non ha voluto «rinunciare» al pre-incarico e al quale il presidente ha evitato l’umiliazione della sconfitta. La fine di Bersani l’ha sancita però il suo vice, Enrico Letta, che pur rifiutando il governissimo ha espresso piena fiducia e profonda gratitudine a Napolitano, assicurandogli «supporto responsabile alle decisioni che prenderà». Napolitano ha dedicato la notte del Venerdì Santo alla riflessione. Dimissioni anticipate o governo del Presidente. È la sorpresa nell’uovo di Pasqua.

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