Paolo Gentiloni ha in testa i trasporti. Vorrebbe che i romani usassero meno la macchina e più i mezzi pubblici. Ma punta anche al taglio delle tasse, diventate insostenibili per i cittadini della Capitale. L’esponente del Pd assicura il suo impegno per aprire una stagione in cui gli scandali e gli sprechi siano soltanto un brutto ricordo. In cui scompaia l’uomo solo al comando, sostituito da una squadra competente, come è successo, ricorda, negli anni Novanta. Infine, sul terreno politico, apre al centro e alla società civile, una linea diversa, rivendica, da quella che, ad oggi, sembra avere la meglio tra i Democratici. Gentiloni va per la sua strada, evita le polemiche (ma non le critiche) verso gli altri candidati alle primarie del centrosinistra. Si voterà il 7 aprile. Potranno scegliere il candidato sindaco di Roma anche i sedicenni. Onorevole Gentiloni, che effetto le fa che molti dicano che lei sarebbe il sindaco migliore tra i candidati messi in campo dal centrosinistra ma che non ce la farà a vincere le primarie perché non ha dalla sua l’apparato del partito? «È uno dei sintomi del degrado della politica. Chi pensa queste cose rischia di considerare in modo sbagliato le primarie, non come uno strumento per coinvolgere cento o duecento mila romani, ma come l’ennesimo episodio di una contrapposizione tra due aree che ormai, nel nostro partito, va in onda da quindici anni. Io sono ottimista e penso che il popolo che voterà alle primarie sceglierà la persona più adatta per fare il sindaco di Roma». Lei è parlamentare, ha fatto il ministro e l’assessore ai tempi del sindaco Francesco Rutelli. Perché ha deciso di scendere di nuovo in campo? «La cosa che mi ha appassionato di più nel mio impegno politico è stata l’esperienza al governo della città, come assessore per il Giubileo. Ovviamente fare il sindaco di Roma sarebbe molto difficile ma penso di aver maturato l’esperienza necessaria per provarci». Quali sono le sue priorità per la Capitale? «Innanzitutto, banalmente, c’è bisogno di un sindaco. La legge attribuisce a lui e alla sua squadra un potere rilevante. Insomma, non ci sono alibi per chi governa la città. La prima cosa da fare è riconciliare i cittadini con il Campidoglio, prendendo delle decisioni simboliche, come il dimezzamento degli staff e dei costi degli organi politici e applicando una trasparenza totale, soprattutto su compensi e consulenze. Poi serve un sindaco che sia capace di promuovere una grande alleanza per Roma, guardando alle liste civiche, che hanno dato una grande prova alle ultime elezioni regionali, e all’area politica del centro». Quali sono i provvedimenti concreti che prenderebbe da sindaco di Roma? «Il mio primo obiettivo è di capovolgere l’attuale rapporto tra auto private e mezzi pubblici. Vorrei passare dal 60-40 per cento di adesso al 40-60. Sarei davvero soddisfatto se alla fine del mio mandato sei romani su dieci usassero l’autobus o la metropolitana. Certo l’offerta deve migliorare. Per questo serve un pacchetto di misure, tra cui il completamento della rete dei tram, un mezzo che sembra del passato ma che, invece, rappresenta il futuro, come dimostrano tutte le grandi città europee». E dopo i trasporti? «Secondo obiettivo: fare in modo che Roma smetta di essere la città più tartassata d’Italia. Mi auguro che la lettera mandata dalla presidente della Camera Boldrini al premier Monti, scritta su sollecitazione mia e di altri parlamentari, spinga il prossimo Consiglio dei ministri a sospendere l’entrata in vigore della nuova Tares, la tariffa sui rifiuti, prevista per il 1° luglio. Non è concepibile un aumento di un terzo visto che la Capitale ha già il record per l’Imu sulla prima e la seconda casa, per l’addizionale Irpef e per l’Irap». Qual è la sua proposta? «Se ci sarà un’esenzione sull’Imu per la prima casa dovrà essere più favorevole per Roma e Milano perché in queste città le rendite catastali sono più alte anche se gli stipendi sono uguali a quelli che hanno i cittadini nel resto del Paese». Altre priorità del suo programma per Roma? «I servizi sociali. Destinerò tutti i risparmi che riuscirò a ottenere dal taglio degli sprechi in Campidoglio ad asili nido e anziani. Sono convinto che sarebbero parecchi soldi, basta vedere tutti gli scandali che si sono susseguiti in questi anni». Ovviamente la Roma del sindaco Alemanno non le è piaciuta... «Oltre agli scandali e agli arresti, la cosa più deprimente è che gli ultimi cinque anni hanno lasciato Roma con i cassetti vuoti, non ci sono progetti. Le opere che si stanno completando sono state decise quindici anni fa. Una grande Capitale come la nostra non può vivere senza progetti di futuro». Ha già elaborato alcune idee? «Sto lavorando su molti progetti, alcuni riguardano l’area della Tiburtina, l’aeroporto e il parco archeologico centrale. Tutto per fare in modo che Roma sia all’altezza del suo ruolo e della sua storia». In questi ultimi giorni i rapporti con gli altri candidati alle primarie sono stati piuttosto tesi. Tra i suoi avversari c’è qualcuno che teme? «Li apprezzo tutti. Davvero. Di Ignazio Marino non condivido l’idea di una coalizione che va dal Pd a Ingroia. A Roma così non si vince. Sono convinto che vanno coinvolti il centro e le liste civiche». Qualche dissapore l’ha avuto anche con David Sassoli. Non le piacciono i suoi manifesti o, più precisamente, dove li ha attaccati... «Avrebbe fatto meglio a chiedere scusa. Se ti candidi a sindaco non puoi violare la legge, tra l’altro sul terreno dell’abusivismo che è un nervo scoperto di Roma. In ogni caso non voglio insistere su questa vicenda, abbiamo problemi più importanti». Ma se dovesse vincere le primarie e poi anche le elezioni comunali del 26 e 27 maggio sarebbe un uomo solo al comando o guiderebbe il Campidoglio con una squadra? A proposito, nel suo governo chi ci sarebbe? «Oggi lavoro in un comitato in cui nessuno supera i 40 anni, persone di valore. Ovviamente la squadra per governare Roma avrebbe, oltre a tanti giovani, anche le migliori professionalità che ci sono in Italia e manager scelti con criteri trasparenti. Basta con gli amici degli amici dell’era Alemanno, che hanno portato Roma a sprofondare. E poi sono convinto che l’uomo solo al comando non andrebbe da nessuna parte. Le migliori stagioni di Roma hanno avuto ottimi sindaci ma anche un gruppo di una decina di persone tra assessori e manager di primissimo livello. È l’unico modo per cambiare la Capitale».
«Ecco la mia ricetta per Roma»
Paolo Gentiloni ha in testa i trasporti. Vorrebbe che i romani usassero meno la macchina e più i mezzi pubblici. Ma punta anche al taglio delle tasse
