Politica

Ma è peggio di una rinuncia

di Francesco Damato Dalle parti di Pier Luigi Bersani, politiche e mediatiche, devono essere messi veramente male se stanno tentando di nascondere il fallimento del pre-incarico del segretario del...

Dalle parti di Pier Luigi Bersani, politiche e mediatiche, devono essere messi veramente male se stanno tentando di nascondere il fallimento del pre-incarico del segretario del Pd contrabbandandone una sospensione o un congelamento solo perché egli ha evitato di rinunciarvi formalmente nell’incontro di ieri sera con il presidente della Repubblica. Il quale però, preso atto dell’esito «non risolutivo» delle consultazioni o trattative condotte dal «pre-incaricato», non gli ha affidato o concesso un supplemento di lavoro per approfondire la situazione e cercare di rimuovere quelle che lo stesso Bersani ha definito «preclusioni e condizioni che non ho ritenuto accettabili». Giorgio Napolitano si è assunto personalmente il compito di una ricognizione, già oggi con nuove consultazioni, per indirizzare la crisi «senza indugio» -ha precisato- verso una soluzione. E ciò per il semplice fatto che il Paese, per i problemi vecchi e nuovi che si sono accavallati e aggravati, specie dopo gli ultimi infortuni nei quali è incorso Mario Monti, non può restare senza un nuovo governo. Come, nella stessa giornata di ieri, ha tenuto non a caso ad ammonire anche il presidente del Senato Piero Grasso polemizzando a distanza con il solito Beppe Grillo, comicamente convinto che di un governo si possa invece fare a meno. Al punto in cui è arrivata la crisi, la mancata rinuncia di Bersani è quanto meno pleonastica, se non una provocazione politica: l’ennesimo prezzo forse che egli ha voluto o dovuto pagare al suo alleato Nichi Vendola. Il cui partito ancora ieri mattina reclamava il diritto del segretario del Pd di fare comunque il governo e di sfidare praticamente il Senato a negargli la fiducia. Per la quale mancano chiaramente i voti a causa della indisponibilità dei grillini, per quanto corteggiati, e delle pregiudiziali antiberlusconiane che proprio i vendoliani e una parte consistente del Pd si sono ostinati a considerare irrinunciabili. In queste condizioni, al netto di ogni furbizia o manovra, o altro ancora, il pre-incarico di Bersani non è né sospeso né congelato. È semplicemente e penosamente svanito. Per fortuna la chiave della crisi è tornata nelle mani affidabili del capo dello Stato. Se mai egli l’ha veramente lasciata al segretario del Pd, e a Vendola.

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