Politica

La Convenzione «trabocchetto»

di Gennaro...

di Gennaro Malgieri L’ultima idea partorita dal Pd porta l’autorevole imprimatur di Luciano Violante, una delle poche voci che, comunque la si pensi, merita di essere ascoltata in quel partito. Per quanto defilato, l’ex-presidente della Camera di tanto in tanto riemerge nel dibattito politico per tentare di rianimare i moribondi democrat. L’ultima idea partorita - valida dice lui stesso e confermano a Largo del Nazareno, a prescindere dagli esiti dell’esplorazione di Bersani - è il varo di una Convenzione che riscriva la seconda parte della Costituzione. Qualcosa in più di una Commissione bicamerale, molto meno di una più appropriata Assemblea costituente, il cui modello dovrebbe essere la Convenzione europea i cui risultati non furono entusiasmanti, al punto che all’epoca non si fu in grado di trovate un accordo sulle radici culturali del Vecchio Continente. Temiamo che un organismo che abbia le stesse caratteristiche ed una composizione molto eterogenea - partiti, sindacati, espressioni della società civile, rappresentanti delle Regioni e dei Comuni, e chi più ne ha più ne metta - non vada molto lontano. Oltretutto occorrerebbero, se tutto filasse liscio, almeno due anni per ottenere qualche apprezzabile risultato. La legislatura può verosimilmente durare tanto? Il solo iter parlamentare per istituirla si porterebbe via non meno di sei mesi e, nonostante l’ottimismo di Violante, non credo che soggetti così diversi (tra l’altro non si capisce bene da chi ed in che modo designati) possano trovare un accordo in assenza di una bozza di discussione che, per intuibili motivi, non potrebbe essere quella elaborata proprio da Violante nella Quindicesima legislatura. Al di là delle intenzioni degli stessi promotori dell’iniziativa, abbiamo l’impressione che un tale organismo, la cui presidenza si è affrettato a far sapere lo stesso Violante, dovrebbe essere data ad un esponente del Pdl (Alfano?) non offra garanzie concrete di riuscita se in cambio il Pd pretendesse un ammorbidimento delle posizioni dei berlusconiani riguardo alla formazione del governo. E allora si torna alla casella iniziale. Con un interrogativo. È un buon sistema quello di procedere con l'invenzione di organismi non elettivi, ma nominati (poiché di questo si tratta), dunque non rappresentativi del popolo, ma solo delle categorie, delle lobbies, di centri di potere e di istituzioni che sono portatrici di istanze particolari? Non credo. E dopo il fallimento delle diverse Bicamerali, che pure erano espressioni di Parlamenti eletti dai cittadini, bisognerebbe diffidare da comitati o commissioni che per definizione hanno connotazioni esplicitamente oligarchiche che, inevitabilmente, nel loro lavoro interferirebbero con quello parlamentare. Un esempio: quando si dovesse arrivare, per ipotesi, a discutere di giustizia, con le Camere impegnate a definire aspetti particolari della complessa materia, la Convenzione che cosa farebbe? Bloccherebbe i suoi lavori, si asterrebbe, attenderebbe la definizione parlamentare per poi magari rigettarla? È scoperto il tentativo di coinvolgere il Pdl nello sbrogliare l’intricata matassa della formazione del governo, ma senza farlo avvicinare, come si fa con le fiere a cui si lanciano bocconi succulenti purché si tengano a debita distanza. Se Berlusconi abboccasse gli toccherebbe avallare un esecutivo che un minuto dopo sarebbe costretto a sconfessare con le prevedibili conseguenze. L’appeasement oltre che inutile potrebbe, dunque, rivelarsi dannoso. Il Pdl, coerente con il suo riformismo, potrebbe rilanciare la vecchia idea dell’Assemblea costituente, considerando anche il non trascurabile particolare che in Parlamento, da molte legislature, giacciono proposte di legge costituzionale in merito. Sarebbe l’ora di spolverarle, se non altro per vedere quanto c’è di strumentale e quanto di sincero nell’iniziativa del Pd. Sui temi che essa propone non dovrebbe essere difficile trovare larghe convergenze: forma dello Stato e del governo, diminuzione dei parlamentari, bicameralismo, eccetera. Per quale motivo questa materia non dovrebbe essere esaminata da una Assemblea eletta direttamente dal popolo con sistema proporzionale ed i suoi risultati sottoposti infine ad un referendum confermativo? Ci sembra questa la strada maestra. Inutile cercare scorciatoie che alimentano diffidenze e, come al solito, tengono i cittadini all’oscuro delle decisioni che li riguardano.

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