Politica

I 5 Stelle smacchiano Pier Luigi e guardano al Capo dello Stato

CriticaLombardi: «Dite le stesse cose da vent’anni ma non le fate» Poi Crimi precisa: «Pronti a ricevere l’incarico da Napolitano»

Finisce come ormai tutti si aspettavano: i 5 Stelle «smacchiano» Bersani. C’è una sorpresa ma è solo apparente: gli attivisti aprono, ma solo per pochi minuti, alla possibilità di sostenere un governo guidato da un premier incaricato diverso. «Se Napolitano fa un altro nome è tutta un’altra storia» ha detto in serata il presidente dei senatori del M5S Vito Crimi, precisando poco dopo, tuttavia, che non si tratta di un’apertura: «L’affermazione "Se Napolitano fa un altro nome è tutta un’altra storia" è stata estrapolata dopo la consueta raffica di domande a cascata dei giornalisti, e si deve intendere nel senso di "tutto un altro percorso istituzionale". Se il Presidente Napolitano non dovesse infatti assegnare a Bersani l’incarico di formare un nuovo governo, il percorso delle consultazioni riprenderebbe il suo iter, nel quale - come già puntualizzato - il Movimento Cinque Stelle si assumerà la sua responsabilità politica, proponendosi direttamente per l’incarico di formare una squadra composta da nominativi nuovi, in grado di avere il sostegno della maggioranza e dunque la possibilità e l’onore di proporsi per la guida del Paese». In mattinata il confronto a Montecitorio tra il segretario del Pd e i capigruppo del MoVimento, Lombardi e Crimi, è stato trasmesso, per la prima volta, in diretta streaming. Un successo per la Camera: tv collegate e migliaia di contatti, meglio anche delle dirette della Cosa, la tv sul blog di Grillo. I 5 Stelle ascoltano Bersani in silenzio. Ma non ci sono margini. Dopo una ventina di minuti Lombardi e Crimi dicono no alla fiducia a un governo guidato dal segretario del Pd. Confermano di essere disponibili a votare i provvedimenti che riterranno validi, Crimi precisa anche che ci sono molti punti che i 5 Stelle condividono nella lista sbandierata da giorni dal premier incaricato, ma escludono di far nascere l’esecutivo Bersani anche solo uscendo dall’Aula. Il leader del Pd ha tentato fin dall’inizio di coinvolgere i 5 Stelle e ha ricordato che la fiducia in Parlamento si dà ma si può anche togliere. Roberta Lombardi lo gela: «Mentre l’ascoltavo mi sembrava di stare a sentire una puntata di "Ballarò". Noi non incontriamo le parti sociali. Noi siamo le parti sociali, siamo quelli che vivono tutti i giorni la realtà di questo Paese. Sono vent’anni che voto e sono vent’anni che sento le stesse cose». Insiste Vito Crimi: «Siamo pronti a votare ogni singolo provvedimento, ma non ce la sentiamo di dare una fiducia in bianco». Poi Crimi aggiunge: «Non ce la sentiamo di poterci fidare. Siamo in una fase in cui vogliamo le prove». E se Bersani precisa che «solo un insano di mente avrebbe la fregola di governare in questo momento», la Lombardi replica: «Noi saremmo pronti a farlo. Abbiamo la credibilità perché non sono vent’anni che raccontiamo promesse senza realizzarle». Nel pomeriggio arriva una nota ancora più precisa, che elenca trenta motivi che impediscono ai 5 Stelle di dare la fiducia a Bersani: dal silenzio sul reddito di cittadinanza all’Imu, passando per l’acquisto dei bombardieri F35. «Il Movimento 5 Stelle ricorda che la procedura di conferimento del voto di fiducia nasce con il preciso scopo di far nascere un Governo creando una stabile maggioranza politica. Le votazioni sono nominali, a scrutinio palese, perché i parlamentari, se favorevoli, possano assumersi la responsabilità politica personale di sostenere un Governo, e di farlo in modo stabile» spiegano gli attivisti, che arrivano al punto: «Un impegno così oneroso non può essere sostenuto dal Movimento 5 Stelle a favore del Partito Democratico e del suo attuale leader Bersani, e vogliamo qui elencare alcune delle ragioni». Eccone alcune: «Perché di reddito di cittadinanza non ha mai parlato finché non l’ha tirato fuori il M5S; perché non ha mai fatto una seria legge anticorruzione; perché non ha mai abolito il finanziamento pubblico ai giornali; perché ha approvato l’Imu; perché non ha mai abolito le Province; perché ci ha regalato la tassa da 4 miliardi servita a pagare i conti di Monte dei Paschi di Siena». Già a metà dell’elenco è chiaro che Bersani deve guardare altrove.

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