Politica

Voto con il passo indietro del Cav

di Marlowe...

di Marlowe Il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi ha fama di uomo equilibrato, aperto al dialogo sociale, e benché politicamente di area moderata non ostile alla Cgil, anzi. Non è, per intenderci, tranchant come Sergio Marchionne. Per questo ha impressionato il suo commento dopo l'incontro con Pier Luigi Bersani: «Non c'è più tempo né ossigeno. Le imprese sono disperate e il problema dell'occupazione sta diventando tragico». Tutto ciò non ha indotto il segretario del Pd a stringere i tempi: nel suo studio si sono avvicendati Roberto Saviano e don Ciotti, il Forum dei giovani ed i federalisti europei. Il tutto mentre aleggiava il nuovo downgrading di Moody's. Ma il numero uno degli industriali non ha né recitato una parte, come spesso avviene per ottenere qualcosa, né ceduto all'emotività. L'antefatto è nelle riunioni che hanno accompagnato la giunta di Confindustria di giovedì 21: nelle quali lo sconcerto ha assunto spesso le caratteristiche della rabbia e dell'aperta ribellione all'attuale teatro politico. Sul tavolo c'erano tra l'altro le decisioni del governo Monti sulla restituzione alle imprese dei debiti della pubblica amministrazione: una semplice dichiarazione d'intenti, e per una cifra pari quasi alla metà del dovuto, 40 miliardi su oltre 70, diluiti tra la fine del 2013 ad il 2014. A complicare le cose, il meccanismo scelto: un rimborso contabile che andrebbe ad aggiungersi al deficit pubblico. Dopo il via libera della Commissione europea le imprese si aspettavano ben altro: se non l'intera somma, almeno subito i 48 miliardi che risalgono al 2011, e con l'emissione di Btp che avrebbero influito non tanto sul deficit ma sul debito, diluiti in 10-15 anni. "Così il governo vuol farsi bocciare da Bruxelles" hanno sbottato in molti. Bocciatura arrivata puntualmente ieri, quando la Commissione ha annunciato che il meccanismo scelto dall'Italia mette a rischio la fine della procedura d'infrazione sul nostro deficit. Non solo. Dall'Europa, stavolta personalmente da Angela Merkel, era arrivato un altro segnale importante: la disponibilità a considerare alcuni investimenti strategici dell'Italia al di fuori dei vincoli del fiscal compact. Purché il governo iniziasse subito a discuterne con chi di dovere a Bruxelles e Berlino, dove tra l'altro si sta decidendo proprio in queste ore la spartizione della torta del nuovo bilancio comunitario. Ma nessun ministro ha mostrato particolare fretta, e così due grandi occasioni di rilancio dell'economia, con contanti alla mano, rischiano di trasformarsi in altrettante occasioni perse. Tra debiti dello Stato, credito delle banche e investimenti, in ballo ci sono 110-120 miliardi, che le imprese ed i lavoratori aspettano come l'aria. L'ossigeno del quale ha parlato Squinzi. Le estenuanti trattative di Bersani, i giochi all'interno dei partiti e soprattutto del Pd, la flemma di Mario Monti e dei suoi ministri in scadenza (con l'attenzione tutta puntata sul futuro del premier bocconiano), sono alla base anche dell'aperta dissociazione di una delle componenti di Scelta civica: Italia Futura, l'associazione che fa capo a Luca di Montezemolo, ha preso le distanze dai bizantinismi del "nulla è scontato" e "nulla è escluso" dei due capigruppo Mario Mauro e Lorenzo Dellai. "Ciò che chiediamo è un governo subito, di scopo, con un programma fatto di poche e chiare priorità, e con un trasparente patto con il Pdl" scrive Italia Futura in un editoriale concordato tra il direttore Andrea Romano e lo stesso Montezemolo. In altri termini gli uomini vicini al presidente della Ferrari chiedono di passare subito a quel governo presidenziale che dovrebbe subentrare all'eventuale fallimento di Bersani, e questo non solo per i problemi che incombono sull'Italia ma anche per evitare le elezioni. Dalle quali, secondo i sondaggi che hanno ripreso a circolare, la lista Monti uscirebbe stavolta con le ossa ancora più rotte, intorno al 7-8 per cento, e quindi senza rappresentanza alla Camera ed a serio rischio al Senato. A vantaggio prevalentemente del centrodestra, ma anche di un Pd guidato da Matteo Renzi. Anche per questo motivo molti circoli imprenditoriali che avevano appoggiato Monti si sono rimessi a guardare in giro, alla ricerca di una nuova figura di politico-imprenditore. Operazione però tutt'altro che semplice, visto che il "candidato perfetto", cioè Montezemolo, si è sempre tirato indietro; e nonostante le pressioni vorrebbe continuare a non sporcarsi le mani. Ma è uno scenario che potrebbe cambiare rapidamente, o trasformarsi in appoggio al centrodestra. Se però il Cavaliere facesse invece il famoso passo indietro.

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