Politica

Il Pdl è pronto al voto: nei sondaggi batte il Pd

Scenario Alfano: «Un punto e mezzo avanti al centrosinistra» Contatti per trovare un nome per il Colle. Ma l’accordo non c’è

Non accadrà, e nel Pdl lo sapevano tutti. Bersani non poteva accettare la proposta di Berlusconi di avere Angelino Alfano come suo vice a palazzo Chigi. Ma quella del Cavaliere è stata quasi una «provocazione» per costringere il segretario del Pd su una posizione ancora più isolata. Per costringerlo, al termine delle consultazioni che dureranno fino a domani, a salire giovedì al Colle con in mano un pugno di mosche. Nessun appoggio dal Pdl, visto che il leader dei Democratici non accetterà mai di sceglierli come alleati, nessuno dalla Lega, che senza il via libera di Berlusconi non muoverà un passo, no anche dal Movimento 5 stelle. Insomma la «tempesta perfetta» che per il Cavaliere vuol dire con tutta probabilità centrare l’obiettivo di tornare il prima possibile al voto. Certo i due partiti – Pd e Pdl – si parlano, deputati e senatori che sono stati delegati alla difficile arte di ricucire i rapporti sono al lavoro da giorni, ma i risultati sono scarsi. L’accordo su un nome che vada bene a tutti sul Quirinale – la questione centrale di tutte le trattative – per ora non c’è. E senza quel nome le distanze tra i due schieramenti restano estremamente dilatate. A una carica di vicepremier non ci crede neppure Angelino Alfano. Il quale, ieri sera, ospite del programma «Porta a Porta» ha risposto ridendo a Bruno Vespa: «Ho altre ambizioni che fare il vice di uno che viene dal Pci». Assai più serio è stato l’attacco a Bersani, colpevole di inseguire un accordo impossibile con i grillini e allo stesso tempo di «elemosinare» al Pdl un qualche sostegno all’esecutivo. Insomma una delega in bianco senza nessun accordo sul programma. «Permettetemi di dirlo ma la richiesta del Pd è anche offensiva: dicono "non facciamo un governo con voi perché siete inaffidabili, il Presidente della Repubblica va scelto nella nostra metà campo". Però poi ci chiedono di aiutarli a far nascere un Governo? È offensivo, allora torniamo al voto e sceglierà il popolo». «Rivendichiamo con orgoglio – ha proseguito – di aver fatto cadere il governo Monti risparmiando così un altro mese di baratro all'Italia. E di avere osato chiedere che il presidente della Repubblica fosse eletto in via diretta dai cittadini per risparmiare che venga deciso da quattro segretari di partito a casa loro. Torniamo al voto e le riforme le farà la prossima maggioranza». Un ritorno alle urne che, secondo Angelino Alfano, potrebbe premiare proprio il centrodestra consegnandogli in entrambe le Camere quella maggioranza che invece oggi manca al Pd. «Dagli ultimi sondaggi – ha spiegato mostrando i dati elaborati da Euromedia Research di Alessandra Ghisleri – siamo sopra al 24 per cento, al 31,4% con la Lega, e siamo sopra di un punto e mezzo alla coalizione di centrosinistra. Poi c'è Monti all'8,5, con Scelta civica al 5, e Grillo al 24,9%. Quindi siamo la prima coalizione del Paese cosa che non si era verificata durante la campagna elettorale, quando pure avevamo sfiorato il sorpasso». Ma Alfano ha insistito anche sulla richiesta del centrodestra di avere un moderato come successore di Giorgio Napolitano. «Per noi – ha chiarito – non c’è un mercimonio di poltrone: chiediamo che la nostra storia sia rappresentata al Quirinale, anche se non credo che dal Pd arriverà questa disponibilità». «Noi siamo disponibili a fare in modo che nasca un governo anche capitanato da Bersani per il bene dell'Italia – ha ribadito – perché in questo momento o si fa così o non c'è un governo». «Ma – è la conclusione – meritiamo una nostra rappresentanza al Quirinale». Potrebbe esserci un accordo su Lamberto Dini, è la domanda di Bruno Vespa. Gelida la risposta del segretario del Pdl: «Che il presidente Dini goda di stima trasversale non c'è dubbio. Ma noi non abbiamo proposto candidati».

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