Politica

Grillo dà il via alla caccia all’infiltrato

Sul blog il comico attacca di nuovo gli intrusi che vogliono dividere il M5S E Cancelleri replica a Battiato: in Sicilia nessuna coabitazione con il Pd

Due giorni fa si era lamentato della presenza di «infiltrati» nel blog. Intrusi, probabilmente pagati, ipotizzava, per influenzare la linea politica del MoVimento. Precisamente, per spingere all’accordo con il Pd o per criticare le scelte degli attivisti. Non casi isolati, notava, ma migliaia di messaggi. Ieri, invece, Beppe Grillo ha lanciato, sempre sul suo blog, la caccia ai «troll». In un post scriptum che segue un commento di Giancarlo Cancelleri, capogruppo portavoce del M5S in Sicilia, Grillo ha invitato i suoi a «segnalare i commenti dei troll o degli utenti che contravvengono alle regole del blog. Partecipate numerosi!», ha raccomandato. Cancelleri, invece, aveva messo i puntini sulle «i», replicando all’assessore Franco Battiato che aveva elogiato «la coabitazione con il Movimento 5 Stelle» che «sta andando benissimo». «Le persone come Battiato sono convinte che il M5S stia "coabitando" con loro, niente di più falso, niente di più inesatto» ha scritto Cancelleri sul blog. «Il "modello Sicilia" non esiste o meglio il "modello Sicilia" siamo noi, quelli del M5S, i deputati, gli attivisti, i cittadini che ogni giorno si sbracciano per portare avanti punti di buon senso, buone idee. Se domani mattina Battiato, Crocetta e compagnia varia proponessero idee non buone, non in linea con il bene dei cittadini, il M5S li manderebbe a casa in un secondo. Non sono loro a fare la storia di questo paese, la storia la stiamo facendo noi, costringendoli alle scelte. «Da soli - attacca - non avrebbero cambiato nulla. Non facciamoci fregare. Senza di noi sarebbe stata l’ennesima Sicilia degli ennesimi politici. Invece oggi è la Sicilia dei cittadini, quella che abolisce la classe politica delle province con un risparmio di 50 milioni di euro all’anno, quella con i deputati che restituiscono il 70% dello stipendio ogni mese per fare il microcredito alle microimprese fatto dal governo e non da un partito, quella che si appresta a varare il reddito minimo di dignità (Crocetta lo chiami come vuole, ma sempre quello è). Noi non abbiamo paura di cambiare il nostro paese, anzi siamo così convinti che li stiamo costringendo a farlo!», conclude. Intanto nel MoVimento scoppia il dibattito sul ristorante della Camera. «Ci ho messo due settimane per capire che ci sono un bar che chiamano buvette, una mensa veloce, una lenta e quella andante...». Matteo Dall’Osso scherza quando gli fanno notare che ha pranzato al ristorante di Montecitorio violando le «regole» del suo Movimento che impongono austerity anche sui pasti. Il deputato ha spiegato che «non c’è nulla di strano» «perché alla Camera, esclusa la buvette, che è un bar aperto tutto il giorno finché c’è Aula, ci sono tre mense: una rapida e l’altra lenta dove si trova il ristorante, e quella dei dipendenti», al seminterrato del palazzo. Dall’Osso getta acqua sul fuoco delle polemiche nate dopo la foto di un gruppo di esponenti del M5S «pizzicati» tra gli stucchi dorati della Camera. «Ho deciso di non andar più alla mensa dei dipendenti perché 103 dei nostri in coda ogni giorno creavano troppi disagi: si sovrapponevano i turni, ci sono state tante lamentele. Allora sono andato al ristorante, preferendo la mensa veloce, dove ero seduto oggi, perché si mangia rapidamente pietanze già preparate e non mi sento così servito e riverito come, invece, accade in quell’altra mensa, che definisco lenta e si trova in un’altra sala, anche questa riservata agli onorevoli». Dunque niente di che stupirsi. «La lotta agli sprechi fa parte del nostro dna - conferma il 5 Stelle - non si può perdere tanto tempo per mangiare, bastano 15 minuti, poi bisogna tornare al lavoro. L’importante è che i prezzi siano giusti e il cibo apprezzabile». Con sé, ovviamente, Dall’Osso ha lo scontrino del pranzo da 7.50 euro, (5 per la pasta e 2.50 per la frutta, con l’acqua di rubinetto «perché è più buona»). L’ha messo on line e ribadisce: «Mangerò spesso nella mensa veloce, perché non creo più disagi ai dipendenti e consumo rapidamente».

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