Politica

Caso marò, si dimette il ministro Terzi

Il titolare della Farnesina in Aula alla Camera: "Lo faccio a salvaguardia dell'onorabilità del nostro Paese"

Doveva essere un'informativa come tante se ne sono viste nell'Aula della Camera. Presenti il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, e quello dello Difesa, Giampaolo Di Paola. Al centro del dibattito il caso dei due marò italiani che, dopo essere rientrati in Patria, sono stati costretti a tornare in India dove si trovano sotto processo con l'accusa di omicidio. Questo rapido cambio di posizione aveva spinto diversi esponenti politici, nei giorni scorsi, a chiedere le dimissioni del titolare della Farnesina. E oggi, un po' a sorpresa, la loro richiesta è stata accolta. Infatti, prendendo la parola in Aula, Terzi ha annunciato le proprie dimissioni. Un  gesto che ha spiegato con la sua contrarietà alla decisione di far rientrare i marò in India e "a salvaguardia della onorabilità del nostro Paese, delle forze armate e della diplomazia italiana". "Mi dimetto - ha aggiunto - perché solidale in modo completo con i nostri marò e con le loro famiglie. Ho espresso la mia riserva per la repentina decisione del loro ritrasferimento in India. Finalmente avevamo in Patria di due fucilieri di marina, ma la mia voce è rimasta inascoltata.  Ho atteso fino a oggi per dimettermi perché volevo venire qui in Parlamento come sede della sovranità". A questo punto la seduta si è infiammata. Il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta, ha chiesto al presidente Laura Boldrini di sospendere i lavori e convocare immediatamente il premier Monti. Dopo una serie di interventi è stato il ministro Di Paola a prendere la parola spiegando che le valutazioni di Terzi "non sono quelle del governo" di cui, ha aggiunto, "condivido la linea". "Se non ho compiuto al massimo il mio dovere - ha proseguito -, me ne scuso con tutti, in primo luogo con Massimiliano La Torre e Salvatore Girone e con i loro familiari. So quello che Massimiliano e Salvatore, guardandomi negli occhi la sera del 21 marzo, mi hanno detto: non ci abbandonare. In quest'Aula, che rappresenta la casa degli italiani, sento che sarebbe facile per me rimettere il mio mandato, sarebbe facile oggi lasciare la poltrona, che a brevissimo lascerò comunque al nuovo ministro. Sarebbe facile, sarebbe low cost, ma non sarebbe giusto e non lo farò".

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