Politica

Napolitano mette Bersani all’angolo

Il Quirinale contro i veti di Pd e Pdl: «Bisogna pensare al bene del Paese» Nuova chiusura a una proroga del mandato: niente straordinari a 88 anni

Probabilmente Giorgio Napolitano aveva immaginato fin dall’inizio che le cose sarebbero andate in questo modo. Non a caso, al momento di affidare il preincarico per la formazione del governo a Pier Luigi Bersani, aveva parlato di «primo passo», lasciando trapelare la necessità di procedere a un secondo tentativo. Tuttavia, il capo dello Stato non fa mistero di non gradire il modo in cui il segretario sta gestendo la difficilissima partita della crisi di governo. Da un lato per una questione meramente tempistica. Napolitano, infatti, aveva invitato Bersani a riferire al Colle «appena possibile» sull’esito delle sue consultazioni. Un concetto ribadito usando due volte la locuzione «al più presto» in riferimento alla necessità di dare una guida al Paese. Invece il segretario del Pd ha stilato una fitta agenda di incontri che prevede i primi contatti con le forze politiche solo da domani e rimanda il redde rationem con il Quirinale a non prima di giovedì. Ma a far irritare profondamente il Colle è stata soprattutto la netta chiusura dei Dem nei confronti del Pdl. L’unica strada, cioè, in grado di portare a quel «sostegno parlamentare certo» che il presidente ha posto come condizione irrinunciabile perché il premier incaricato si presenti alle Camere. Chiusura alla quale, peraltro, si è contrapposto un analogo irrigidimento da parte del Pdl, che dopo aver aperto a un possibile sostegno a un esecutivo targato Bersani ha in seguito inserito nella trattativa anche la partita per il successore dello stesso Napolitano e l’inserimento di suoi ministri nella squadra di governo. Di fronte a questo muro contro muro, la strada del voto anticipato sembra ormai tracciata. Eppure il capo dello Stato non vuole rassegnarsi e invia un ulteriore messaggio ai partiti per tentare di forzarne le posizioni. A margine delle celebrazioni a Roma per l’anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, il presidente ha prima spiegato che «in questo momento non si può essere altro che fiduciosi. Bisogna essere fiduciosi per forza». E subito dopo ricordato alle forze politiche il bisogno «di unità e anche di piena adesione all’interesse generale del Paese e di continuità delle nostre istituzioni democratiche». Di fatto un monito a Bersani a mettere da parte gli interessi di bottega e a procedere verso l’unica soluzione possibile, quella delle larghe intese. E il Pdl non si è lasciato sfuggire l’assist per provare a mettere ulteriormente alle strette il segretario del Pd. «È giusto il richiamo del Capo dello Stato alla responsabilità e alla condivisione» ha commentato il portavoce del partito Daniele Capezzone, «a questo punto è Bersani che ha il dovere di fare un passo indietro rispetto al vicolo cieco in cui sta infilando se stesso e il Paese tentando assurde strade di governi senza numeri». «Bersani metta da parte l’ascia da guerra e dia ascolto alle parole del capo dello Stato» ha ribadito a sua volta il capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Intorno all’ora di pranzo, poi, Napolitano ha raggiunto Sant’Anna di Stazzema, in provincia di Lucca, per ricordare l’eccidio di 560 civili, massacrati in poche ore nell’agosto del 1944, insieme al presidente della Germania Joachim Gauck. Dalla Toscana, il presidente della Repubblica ha voluto lanciare un nuovo messaggio europeista definendo «inaudita» la possibilità di «dissolvere il patrimonio di unità e fraternità che abbiamo costruito. I governi dell'Italia e della Germania non lasceranno dilapidare questo patrimonio ma porteranno avanti l’impegno di costruzione europea». Inoltre, chiudendo il suo intervento, ha ribadito ancora una volta il fermo rifiuto a chi gli chiede di prorogare il suo mandato al Quirinale. «Questo è probabilmente l’ultimo atto pubblico che compio e sono felice che sia questo» ha detto, per poi rivolgersi al presidente tedesco Gauck ringraziandolo per «l’esempio che lei mi dà di nobiltà d’animo e d’amicizia». E a una signora che gli ha chiesto di restare ancora al Quirinale Napolitano ha risposto che «a 88 anni gli straordinari non sono ammessi». Specie quando l’ultimo compito è così difficile e rischia di fiaccare le energie residue di Re Giorgio.

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