Politica

Il gran rifiuto destinato al fallimento

La strada imboccata da Bersani per tentare la formazione di un governo sta facendosi più stretta. La chiusura al Pdl in nome dell’antiberlusconismo viscerale non lascia...

La strada imboccata da Bersani per tentare la formazione di un governo sta facendosi più stretta. La chiusura al Pdl in nome dell’antiberlusconismo viscerale non lascia margini. E, d’altro canto, le aperture al Movimento Cinque Stelle vengono respinte da un Grillo parlante e saltellante che ha interesse ad affermare la sua diversità dagli attori politici in campo e, al tempo stesso, a capitalizzare questa presunta diversità per il futuro. Più Bersani cerca di rendersi gradito ai grillini, più questi, per bocca del loro leader, si arroccano in una posizione che non offre speranze. Siamo a uno stallo che le consultazioni difficilmente riusciranno a sbloccare. L’invito rivolto ieri dal capo dello Stato al «bisogno di unità», alla necessità di «pensare al bene dell’Italia» e a quella di «dare continuità alle nostre istituzioni democratiche» è, nella sostanza, una tirata d’orecchi a Bersani. È un invito, neppure troppo velato, a prendere in considerazione la possibilità di imboccare una via che porti a un governo che coinvolga tutte le forze politiche responsabili o, comunque, non antisistema. È una manifestazione di saggezza politica, che il presidente del consiglio incaricato non sembra, o non vuole, cogliere. Il segretario del Pd è il vero sconfitto delle elezioni e, come accade in questi casi, è alle prese con la crisi interna del suo partito e con le spinte verso un regolamento di conti che mettono in discussione la sua leadership futura. Che questa sia la situazione lo dimostrano anche le parole del responsabile economico del Pd, Fassina, che ha denunciato la circostanza che una parte del Pd stia lavorando contro il segretario. Per difendere la propria posizione, Bersani sta tentando una dimostrazione di forza, che in realtà logora la sua immagine. Dietro c’è il rifiuto dell’idea di una trattativa sull’elezione del presidente della Repubblica, nella presunzione che la conquista di questa carica istituzionale, dopo quelle della Camera e del Senato, possa essere spesa come una vittoria capace di disinnescare le tensioni interne al Pd. Ma è un disegno meschino destinato al fallimento. E che non si preoccupa di dare al Paese un governo.

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