Due nuove inchieste vedono tra gli indagati Silvio Berlusconi. E se la prima, quella relativa all’ipotesi di voto di scambio per l’ormai famosa lettera sul rimborso dell’Imu, sembra destinata presto a sgonfiarsi, la seconda rischia invece di lasciare un segno più profondo. Si tratta dell’inchiesta della Procura di Napoli sulla presunta compravendita di senatori che Berlusconi avrebbe ordito nel 2006 per far cadere il governo Prodi. Un’attività che, se dimostrata, figurerebbe per i magistrati napoletani il reato di corruzione e di finanziamento illecito ai partiti da parte dell’ex premier. Al centro delle indagini il passaggio del senatore Sergio De Gregorio dall’Idv al centrodestra che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato lautamente ricompensato dal Cavaliere con la somma di tre milioni di euro. Uno elargito al movimento capeggiato da De Gregorio, Italiani nel mondo, due invece versati su svariati conti in nero riconducibili al senatore. Della presunta compravendita di senatori parlò ai magistrati l’ex direttore de l’Avanti Valter Lavitola, attualmente in carcere per truffa e bancarotta. Il faccendiere, che è anche sotto processo con l’accusa di estorsione nei confronti dello stesso Berlusconi, nel corso di un interrogatorio del 25 aprile 2012, definì «Operazione libertà» la «trattativa» per portare De Gregorio tra le fila del centrodestra e spiegò di esserne stato uno degli ispiratori. Ulteriori retroscena furono svelati ai pm dal commercialista del senatore, Andrea Vetrosimile, che fu sentito come persona informata dei fatti nel febbario 2012. Parlando del passaggio di De Gregorio dall’Idv al Pdl e della contemporanea nomina a presidente della Commissione Difesa di Palazzo Madama, Vetrosimile fece cenno esplicitamente a un «accordo lautamente remunerato». Di qui l’avvio degli accertamenti che portò anche, nel settembre scorso, al sequestro del pc dell’italoargentino Carmelo Pintabona nel quale era contenuta una mail scritta da Lavitola indirizzata a Berlusconi ma mai inviata. Nella lettera, il faccendiere elencava presunti «favori» fatti all’ex premier, tra i quali quello di «essere stato io a convincerLa - era scritto - a tentare di comprare i senatori necessari a far cadere Prodi». Lo stesso De Gregorio avrebbe confermato ai pm l’esistenza di un accordo in seguito a un incontro a Palazzo Grazioli. Secondo quanto raccontato agli inquirenti e ora messo agli atti, ci furono diverse erogazioni di denaro: dei tre milioni di euro, due milioni circa sarebbero stati versati in contanti, in tranche da 200 e 300 mila euro, anche con il supporto di Lavitola. Anche De Gregorio e Lavitola, al pari di Berlusconi, sono stati iscritti nel registro degli indagati. I pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcook, della sezione Reati contro la Pubblica amministrazione della Procura di Napoli, ora intendono sentire Berlusconi e ieri hanno notificato ai legali del premier, Nicolò Ghedini e Piero Longo, un invito a comparire per martedì prossimo, il 5 marzo. Inoltre, nel pomeriggio è stata recapitata a Camera e Senato la richiesta di autorizzazione per perquisire una cassetta di sicurezza del Monte Paschi di Siena che sarebbe nella disponibilità di Berlusconi e nella quale si spera di trovare qualche traccia del passaggio di denaro al centro dell’inchiesta. Ma i legali del Cavaliere hanno ribadito che la cassetta di sicurezza, messa sotto sequestro, sarebbe in realtà intestata al partito e non a Berlusconi. Infine, i pm hanno chiesto di acquisire i tabulati telefonici delle utenze del Cavaliere e di De Gregorio. In attesa della votazione delle Giunte per le autorizzazioni a procedere di entrambe le Camere, gli avvocati di Berlusconi ieri hanno contestato la competenza sull’inchiesta della Procura napoletana. «L’indagine è totalmente destituita di ogni fondamento - ha spiegato Ghedini - e in ogni caso sarebbe pacificamente di competenza della procura di Roma. Si ricordi che analoga indagine avviata proprio a Napoli nel 2007 è stata poi trasmessa a Roma dove è stata puntualmente archiviata». «In realtà come già ampiamente acclarato - ha continuato il legale di Berlusconi - si è trattato di un accordo politico alla luce del sole tra Forza Italia e il senatore De Gregorio. Tale accordo è stato depositato alla Camera dei Deputati e al Senato». «L’onorevole Berlusconi - ha concluso Ghedini - è completamente all’oscuro di altre asserite dazioni di denaro in contanti di cui si sta parlando. E comunque la decisione di riaprire questa indagine proprio in questo momento così delicato per la vita politica del Paese non può non destare un vivo sconcerto».
«Comprò De Gregorio» Cavaliere indagato a Napoli
Nel mirino il passaggio del senatore al Pdl «Berlusconi gli versò tre milioni di euro»
