Politica

Monti chiede il confronto tv Ma solo con il Cav e Bersani

Appello su Youtube del premier: «I cittadini ne hanno diritto» Si infuriano Di Pietro e Giannino: perché noi siamo esclusi?

Sette giorni per provare a fare ciò che non è ancora riuscito in quasi due mesi di campagna elettorale: aumentare i consensi. Mario Monti, inchiodato nella migliore delle ipotesi alle stesse percentuali del giorno della «salita» in campo, prova il tutto per tutto e si appella ai principali «competitor», Berlusconi e Bersani, per ottenere il tanto atteso confronto televisivo. Il premier lo fa con un messaggio su Youtube nel quale si rivolge alla telecamera dietro la quale, idealmente, ci sono i leader di Pdl e Pd. «Mancano pochissimi giorni al voto - recita il Prof- davvero volete sottrarre ai cittadini italiani il diritto di formarsi un’idea sulla base di un confronto diretto tra i candidati? Onorevole Berlusconi, onorevole Bersani, non facciamo questo. Abbiamo il dovere di non limitarci ad appelli singoli ma di confrontare le nostre idee davanti agli elettori». «In tutte le democrazie avanzate si fa il confronto tv tra i candidati premier» ha aggiunto Monti, «perché proprio in Italia non deve avvenire? Proprio mentre l’antipolitica è così diffusa e così furiosa vogliamo alimentarla ancora sottraendoci al confronto base di una civiltà democratica?». Le parole di Monti non ricevono risposta dai diretti interessati. La cui posizione, peraltro, è nota da tempo. Se Bersani si è detto disponibile a un confronto solo in presenza di tutti i sei candidati premier, Berlusconi ha replicato chiedendo un faccia a faccia esclusivamente con il leader del Pd, cioè «tra gli unici due candidati in grado di vincere le elezioni». Tre posizioni diverse che quindi difficilmente porteranno a una sintesi. Gli unici confronti a cui i telespettatori assisteranno saranno quelli a distanza, con gli appelli che andranno in onda, l’uno dopo l’altro, venerdì 22 sulla Rai dalle 21 alle 23 e, il giorno prima, su Canale 5. L’appello di Monti, al contrario, è riuscito solo a scatenare l’irritazione delle forze escluse dall’ipotetico confronto. «È grave che si chieda un confronto diretto tra i candidati, scegliendosi gli interlocutori - attacca Antonio Di Pietro - ma che democrazia è quella che professa il premier? Parla del diritto dei cittadini di formarsi un’idea sulla base di un confronto tra i candidati premier, escludendo Rivoluzione Civile, che chiaramente gli fa paura». Sulla stessa linea Oscar Giannino, leader di Fare: «Se non hanno paura di confrontarsi con noi - attacca il giornalista - perché tutte le regie dei vecchi partiti, i "partitosauri" quali il Pd, il Pdl e l’innesto Montezemolo-Fini-Casini si sono messe d'accordo per evitarci?». Così al premier non resta che affidarsi anche nell’ultima settimana di campagna elettorale ai canali già sperimentati: anche nei prossimi giorni Monti alternerà comparsate tv a comizi. E non tradirà il proposito messo in atto finora: quello di non farsi mai vedere con gli alleati Fini e Casini per marcare il più possibile la differenza con i «vecchi» partiti. Oggi il premier, dopo aver risposto in mattinata alle domande di Rainews, sarà in Sardegna, con due appuntamenti nel pomeriggio a Cagliari che hanno al centro in particolare i temi del lavoro. Domani invece sarà la volta della Sicilia, a Catania in mattinata e nel pomeriggio a Palermo. Ancora mistero su quella che sarà la location della chiusura della campagna elettorale, venerdì prossimo, mentre l’«alleato» Montezemolo, dopo aver condiviso con Monti il palco romano dell’Eur, stasera parlerà all’Auditorium Paganini di Parma. Ieri, intanto, Monti è tornato a calcare la mano sui temi già battuti in questi giorni. «L’Italia senza euro sarebbe una zattera in mezzo a un mare in tempesta, senza pilota, senza timone, senza motore o senza vela» ha detto al Tg2. Mentre sull’esito delle elezioni il premier ha detto di sperare in «un risultato chiaro». «Mi auguro che non ci sia lo scenario dell’ingovernabilità - ha concluso - anche se la stessa situazione creatasi nel novembre 2011 sembrava ingovernabile e invece è stata governata».

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