a.angeli@iltempo.it Ma a chi sarebbe interessato, qualche mese fa, quando tutti davano per spacciato Berlusconi, se La7 cambiava padrone? Gli equilibri, quelli delle poltrone e delle poltroncine, sembravano tutti stabiliti. Una vittoria del Pd certa alla Camera, con qualche patema d’animo al Senato, il che apriva la porta a diversi scenari e scenarietti di quelli che, nell’Italietta del Terzo Millennio +1, per tanti sono un vero invito a nozze. Tutto a posto insomma, come in un film di Quentin Tarantino. E invece no, grazie. Archeologia. Mai il detto italico «non vendere la pelle dell’orso...» è stato più vero. Sì perché quando tutto sembrava stabilito (per i politicamente corretti) e c’era già chi aveva tirato fuori gli attrezzi per squoiarlo, l’orso ha ruggito. Di settimana in settimana quel 12 per cento, risicatino, è cresciuto. E chissà dove può arrivare... Complice il «tafazismo» della sinistra italiana, la politica del rigore, che i rigori è solo capace a beccarli, di un mercato del lavoro che, dopo la cura Monti, è precipitato a livelli psicopatici. E allora sì che importa chi come e perché può gestire l’informazione e l’idea che una rete in crescita, con bravi professionisti, si possa «ormeggiare» in una rada non troppo lontana dal porto di zio Silvio... fa tremare chi credeva di aver già previsto tutto. In quest’ottica appare certo e stracerto che la giornata di domani, e nemmeno la prossima settimana, saranno quelle decisive per le sorti di La7. L’instabilità, la paura di tutto e tutti, la certezza nel momento dell’incertezza di avere amici certi... porta l’ago del barometro verso la scritta «variabile in peggioramento». E in questi casi i «politicamente corretti» prendono l’ombrello. Insomma la partita La7 sta diventando sempre più politica, con le elezioni che fiatano sul collo e con il timore che dietro le offerte di Clessidra e Cairo ci sia la «longa manus» di Silvio Berlusconi. A un paio di giorni dal cda della controllante Telecom Italia, i consiglieri appaiono decisamente spaccati. Per la quarta volta in due mesi esamineranno il dossier dovendo mettere in conto che nella partita è entrato mister Tod’s, Diego Della Valle. L’imprenditore marchigiano, azionista di Rcs-Corriere della Sera, insomma uno che editore già lo è, ha fatto pervenire proprio ieri al cda di Telecom un’autorevole manifestazione di interesse, riguardante l’acquisto di La7, chiedendo che venga concesso «il tempo minimo necessario» per studiare il dossier. Appare probabile che il cda, convocato per il tardo pomeriggio di domani, prenda altro tempo e rinvii la decisione sulla vendita di giorni, anzi, di settimane. Questo fa venire in mente un’idea un po’ stralunata, ma non troppo. Che imprenditori e finanzieri considerino la tornata elettorale tutt’altro che definitiva. Anzi sembra quasi, facendo i conti, che le elezioni, spinte dal vento dell’instabilità, possano ripetersi, magari tra un anno e mezzo. Ma questa è un’altra storia, comunque domani i numeri uno di Telecom potrebbero essere interessati ad altri due dossier importanti, come quello degli impairment test e del bond ibrido. E ti saluto la vendita. Per ora. Della Valle nella partita, ovviamente non è solo, e sarà seguito nell’operazione dal gruppo Bnp Paribas. Mister Tod’s punta a riunire nell’azionariato «un gruppo di persone che vogliano bene al nostro Paese e che abbiano voglia di sostenere uno strumento di informazione importante, garantendone la totale autonomia, e di coinvolgere nell’azionariato professionisti che lavorano attualmente a La7 ed altri ancora che avranno voglia di partecipare a questo progetto». Progetto aperto, ovviamente perciò, visto che gli ascolti li sanno fare, anche a Mentana, Santoro e compagnia bella. «Per quanto mi riguarda - ha annunciato il patron della Tod’s - l’iniziativa deve essere considerata anche come un impegno civile che tutti insieme, quelli che vi parteciperanno, prenderanno nei confronti del Paese e di tutti i cittadini che considerano l’informazione seria e libera un grande strumento di democrazia». La partita La7 è dunque ancora tutta da giocare - tra chi nel cda non vuole svendere l’asset e chi invece vuole chiudere al più presto la vicenda - e tutte le opzioni sono aperte. Per ora le offerte vincolanti sul tavolo sono due: quella di Cairo per la sola tv e quella del fondo di Claudio Sposito per l’intera TI Media. Domani sera, quando le elezioni saranno ormai apparse alla vista del marinaio sulla coffa, sapremo tutti qualcosa di più. Probabilmente che la «proposta seria» di Della Valle ha spostato avanti le lancette della «macchina del tempo». Per intanto il Cav ha risposto all’intervento del candidato premier del centrosinistra che, detto chiaramente, avrebbe ben altro di cui preoccuparsi. «Da Bersani continuo a ricevere minacce - ha detto Berlusconi a Palermo - Sul conflitto di interessi, ad esempio». Berlusconi ha continuato: «Bersani ha detto che è bene che si attenda sulla vendita di La7: lui pensa infatti, prima distruggiamo Mediaset e La7 così prenderà valore. Poi - ha aggiunto - il falso in bilancio che dice vuole reintrodurre, ma da qui faccio un comunicato ufficiale a Bersani: il falso in bilancio esiste e lo può trovare su qualunque codice». Il ruggito dell’orso del quale in più d’uno avevano venduto la pelle è tornato a farsi sentire e fa paura. L’offerta Della Valle fa capire che questo importante imprenditore ha deciso di farsi avanti di persona. E questo, come all’inizio degli anni Novanta, svela che politici e tecnici non bastano più.
Politica e finanza a caccia de La7
Tutti spiazzatiL’avanzata nei sondaggi di Berlusconi squassa gli equilibri L’idea di una tv fuori dall’alleanza anti-Cav fa tremare la sinistra
