Politica

La cantonata dell’opinionista tipo

di Gennaro Malgieri...

di Gennaro Malgieri Numerosi, sedicenti "illuminati" opinionisti, su giornali e social network hanno sostenuto la strampalata connessione tra l'abdicazione di Benedetto XVI e le elezioni italiane. Qualcuno è andato oltre, interpretando il clamoroso gesto papale come una sorta di tacito appello all'unità politica dei cattolici. In questi giorni ci siamo bevuti idiozie del genere, trascurando il non piccolo particolare che la decisione del Pontefice di fatto ha messo fine alla più sgangherata, ottusa, volgare e irritante campagna elettorale che si sia svolta in Italia dal 1948, animata da mezze figure, guitti in servizio permanente effettivo e statisti da avanspettacolo. Tutta questa robaccia di fronte al mistero, alla grandezza, all'eleganza tragica, allo stile mistico trasudanti dalla compostezza del Pontefice ha l'odore acre del pattume. Come si può, pertanto, soltanto ipotizzare una relazione tra quanto è accaduto fra le sacre mura d'Oltretevere e la suburra politica romana, indecente più di quanto non lo fosse al tempo di Eliogabalo o di Valeriano o quando si distingueva per le rituali sconcezze che si celebravano nelle stanze di Teodora, biografata da Procopio di Cesarea come una regale icona del suo tempo immorale, non più di quanto lo sia il nostro popolato da figure non dissimili dalla moglie di Giustiniano? I maestri (presunti) del pensiero si sono dunque sbizzarriti in elucubrazioni improvvisandosi vaticanisti e politologi a un tempo, nel collegare l'Evento per eccellenza di questo secolo nell'ambito della Cristianità, e perfino fuori di essa, alle miserie della vita politica italiana. A qual fine, mi sono chiesto? Nessuno, se non di intessere le loro elucubrazioni spacciandole per intelligenti argomentazioni quando sono invece, come icasticamente le ha definite Vittorio Messori nell'intervista a formiche.net, "miserie da bar dello sport". A questo si è ridotta l'intellighentia italiana che, nella circostanza presente, ha dato il peggio di se stessa, organizzando una tambureggiante carnevalata verbale sui grandi giornali che solo per questo dovrebbero, in tempo di Quaresima almeno, fare ammenda e ridiventare più sobri. Ed è l'intellighentia che dà il senso alla decadenza culturale e morale italiana, ben più di quanto si manifesti in altri paesi occidentali dove pure il trascorrere, per esempio, da un impegno gauchiste come in Francia ad un avvoltolarsi nel fango del nichilismo non ha impedito e non impedisce più pertinenti e fondate considerazioni quando si discute di rapporti tra religione e politica, tra fede e ragione, tra credenza e laicità. Negli Stati Uniti accade la stessa cosa, come in Germania e in Gran Bretagna, per riferirci a paesi dove il confronto, anche aspro, tra ciò che è terreno e ciò che è soprannaturale, trascendente o divino presenta toni elevati che prescindono dai richiami alle contingenze che attengono alle miserie di Palazzo. Ma tant'è. Le radici del crepuscolo italiano sono essenzialmente culturali. Prendiamone atto. Benedetto XVI lo sa bene. Ed è anche consapevole che la sua Curia, dominata da italiani, invasa da quel "fumo di Satana" del quale si discorreva negli anni Settanta del secolo scorso, non è estranea alla decadenza intellettuale che proviamo perfino nelle parole di alcuni porporati. Avete notato? Lo Spirito Santo, cui viene ricondotta la scelta del Papa, non è stato quasi mai nominato, né dai chierici né dai laici, in riferimento alle parole del Papa, il quale per tanto non dovrebbe essere altro che il presidente di un Consiglio di amministrazione chiamato Vaticano. Per di più, secondo alcuni, dopo la sua sofferta decisione, è addirittura diventato un campione della modernità i cui effetti negativi, com'è noto, ha sempre vigorosamente censurato. Gli intellos italiani colgono la loro immaginaria vittoria, dunque, nell'arruolare Joseph Ratzinger, defensor fidei, nell'almanacco sconcio dei modernisti, accanto, magari, agli inconsapevoli demolitori della Chiesa, teologi della liberazione ed apologeti del relativismo.

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