Politica

Il Professore piace Ma solo da lontano

Germania e Usa sponsorizzano il Monti-bis Fini e Casini: cannibalizza i nostri voti

In campagna elettorale si punta a cento per ottenere dieci. Così i leader, anche quelli dei partiti più piccoli, dicono di voler vincere le elezioni. Ma poi, in molti casi, si accontenterebbero di qualche posto in Parlamento. Quando però si comincia a ridimensionare le ambizioni, vuol dire che le cose stanno andando male. È il caso di Pier Ferdinando Casini che, ieri, per la prima volta ha ammesso che i centristi di Monti non possono vincere le elezioni ma puntano «a ottenere il 15%». Che, grosso modo, è la stessa quota di cui la coalizione del premier disponeva ai tempi della «salita» in campo: come se due mesi di campagna elettorale aggressiva non avessero sortito alcun effetto. O meglio, l’effetto c’è stato. Ma è stato l’opposto di quello che Fini e Casini sognavano. Monti ha sì rosicchiato voti ad altre forze politiche, ma si tratta quasi esclusivamente di Fli e Udc. Da quando lo scontro si è di nuovo polarizzato e Berlusconi ha interrotto l’emorragia di voti del centrodestra, il Prof ha aumentato i suoi consensi solo a discapito degli alleati. Con un risultato: che ora, dalle parti di Fli, temono la beffa. Se l’Udc non dovesse raggiungere il 2%, la lista di Fini non sarebbe più la «miglior perdente» della coalizione e resterebbe fuori dal Parlamento. «Il rischio è connesso all’imprevedibilità di un voto che segna uno spartiacque», spiega un esponente di Fli. Un’ipotesi lunare, sottolineano altri finiani, ma ieri Casini ha ammesso che i centristi stanno facendo «i donatori di sangue» per la lista civica che sostiene Mario Monti. Rimane il rammarico per la scelta di non presentare una lista unitaria anche alla Camera: «È stata una decisione consapevole ma che ha creato una competizione interna nella coalizione, che si è sovrapposta alla competizione esterna - ha spiegato la fedelissima di Fini Flavia Perina - Fli non è molto toccata da questo fenomeno perché ha un suo piccolo zoccolo duro. Al contrario, l’Udc ha un target elettorale molto simile a quello di Scelta Civica». È anche in virtù di questa competizione interna, condita dal malcelato scontento dei centristi per il travaso di voti in Scelta Civica, che in caso di risultato molto al di sotto delle aspettative montiani e centristi non escludono un divorzio repentino. Monti, però, non sembra toccato più di tanto da questa ipotesi. Anzi, prosegue la sua campagna elettorale in solitaria e oggi sarà a Roma per un comizio con i vari Montezemolo, Riccari e Olivero ma senza i suoi alleati «politici». E intanto si gode gli ennesimi endorsement dall’estero. Il primo dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble in un’intervista a l’Espresso : «Il mio consiglio agli italiani è di non ripetere l’errore già fatto, di non continuare a votare Berlusconi - ha detto - e di non ostacolare il cammino intrapreso da Monti perchè quella della stabilità è la via migliore». Il secondo appoggio arriva addirittura dalla presidenza Usa: «Sarà importante per il prossimo governo mantenere la spinta sulle riforme» ha affermato il portavoce della Casa Bianca Caitilin Hayden alla vigilia dell’incontro nello Studio Ovale tra il presidente Giorgio Napolitano e il presidente Barack Obama. Aggiungendo che «l’Italia ha fatto grandi progressi con Monti che ha intrapreso riforme ambiziose per rafforzare l’economia». Che poi queste dichiarazioni facciano bene all’immagine di Monti in campagna elettorale, questo è tutto da vedere.

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