n.imberti@iltempo.it Il «riflesso condizionato» del centrosinistra scatta appena Silvio Berlusconi pronuncia la parola «tangenti». Troppo difficile resistere alla tentazione di attaccare il Cavaliere accusandolo di difendere i corruttori. Così, dal Pd a Rivoluzione civile, senza dimenticare l’Associazione nazionale magistrati, partono tutti all’attacco di Berlusconi. «Basta con le tangenti e basta con Berlusconi» è lo slogan utilizzato da Pier Luigi Bersani. Con Massimo D’Alema che rincara la dose: «È evidente che pagare le tangenti è un reato ed è evidente che un uomo di Stato non può dire che i reati sono normali, ma tutto quello che dice Berlusconi non è normale. Quello che ha fatto Berlusconi è stato un danno enorme al nostro Paese, non vorrei neanche più commentare, guardiamo al futuro». Sulla stessa lunghezza d’onda gli alleati del Pd. «Le parole di Berlusconi sulla legittimità delle tangenti sono gravissime - attacca il leader di Sel Nichi Vendola -. L’appello di Berlusconi è all’illegalismo di massa, come un dovere in conto terzi. L’illegalità è una cappa di piombo che soffoca le generazioni future. La legalità è una necessità per rilanciare lo sviluppo del Paese». Mentre Massimo Donadi, cofondatore di Centro democratico - Diritti e Libertà, azzarda un paragone: «È sempre più sconcertante la somiglianza tra Berlusconi e Grillo, chi da una parte e chi dall’altra sono così estremi che alla fine si toccano. Mercoledì abbiamo visto il sindaco 5 Stelle di Mira cacciare dalla giunta un’assessore perché incinta, adesso sentiamo Berlusconi giustificare le tangenti per il solo fatto che esistano. Se alla guida della nostra civiltà ci fossero stati personaggi come questi non avremmo conquistato un singolo diritto». Anche da Fli arrivano attacchi al Cav con il coordinatore nazionale Roberto Menia che rivendica orgoglioso la scelta di lasciare il Pdl: «Berlusconi dice che le tangenti esistono, sono una necessità, e aggiunge "basta con i moralismi"... Non occorre aggiungere altro, ricordando che in missione all’estero portava con lui Lavitola sugli aerei di Stato. Poi aggiungete Fitto, ex ministro condannato a quattro anni per tangenti, e leggete di quel che accadeva e accade con le tangenti nella Lombardia di Formigoni. Qualcuno ha ancora il coraggio di dirmi che ho tradito andandomene dal Pdl? Futuro e Libertà è nata proprio per ribellione morale, nel nome della legalità e del patriottismo». «Berlusconi si è confessato - ironizza il presidente della Camera Gianfranco Fini -. Dire che pagare una tangente può essere una situazione di necessità, significa essere pronti a corrompere pur di raggiungere un obiettivo. Chissà se parlava di se stesso?». Al coro non potevano mancare, ovviamente, Antonio Di Pietro («È un’affermazione vergognosa che non ha né capo né coda») e Antonio Ingroia: «È scandaloso che un leader politico commenti il mare di fango e corruzione che sommerge l’Italia santificando le tangenti e promettendo di reintrodurre l’immunità parlamentare. Per Berlusconi gli scandali dell’Mps, della Regione Lombardia e della Puglia, il marciume che trasuda dal suo intero sistema di potere non sono un problema. La sua sola preoccupazione è far sì che questi reati restino impuniti». E se Oscar Giannino sceglie Twitter per il suo commento («Berlusconiglio difende le tangenti. Alzi la mano chi si sorprende!»), sull’argomento si esprime pure il vicepresidente del Csm Michele Vietti: «Tutti quelli che hanno responsabilità devono rafforzare nei cittadini il rispetto delle istituzioni e delle regole. Questo soprattutto in un momento in cui siamo chiamati a scegliere la nostra rappresentanza politica che, mi auguro, vorrà ispirarsi proprio al senso istituzionale e al rispetto delle regole». Duro anche il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli: «Quelle di Berlusconi sono parole gravi e inaccettabili. Ed è molto grave pensare che la lotta alla corruzione sia una mania masochistica dei pubblici ministeri italiani».
E gli anti-Cav partono all’attacco
Fronte Dal Pd a Rivoluzione civile passando per Fini, Vendola, Giannino e Di Pietro Vietti (Csm): «Chi ha delle responsabilità deve rafforzare il rispetto delle regole»