Politica

«Grillo come il Cav Anche lui nomina i parlamentari»

Pier Luigi Bersani arriva in Campania per il suo tour elettorale e mette nel mirino Beppe Grillo. I dati dei sondaggi registrano una continua crescita del MoVimento 5 Stelle al punto da costituire...

Pier Luigi Bersani arriva in Campania per il suo tour elettorale e mette nel mirino Beppe Grillo. I dati dei sondaggi registrano una continua crescita del MoVimento 5 Stelle al punto da costituire una minaccia anche per i democratici. Il comico rosicchia i voti di Monti e rischia di scalfire anche qualche consenso del Pd, mettendo sempre più in bilico la possibilità di avere una maggioranza autosufficiente al Senato. E così il segretario prova ad affondare il colpo: «Grillo nomina i deputati così come fa Berlusconi. Non si sa come, perché, chi sono. Noi no. Noi avevamo detto che avremmo fatto le primarie mentre c’erano i risolini in giro e le abbiamo fatte», dice durante un comizio ad Avellino. Bersani rivendica come il sistema delle primarie abbia portato a un grande rinnovamento dei parlamentari del Pd e questa scelta ha anche portato a qualche «sofferenza» per quelli che sono stati esclusi. «Ma il cambiamento porta sempre qualche sofferenza. Se non c’è qualche strappo nella giacca, i cambiamenti sono finti...». «Noi - aggiunge - avremo il 40 per cento di donne in Parlamento e glielo faremo spiegare a loro a Berlusconi come ci si comporta con le donne...». L’attacco a Grillo parte dal tema dell’antipolitica: «Attenzione al mare di protesta, di disillusione e rabbia che circola - spiega Bersani - siamo arrabbiati anche noi, in questi anni ne abbiamo visto di cotte e di crude, abbiamo la stessa indignazione ma la protesta da sola non risolve e anche un governo senza cambiamento non risolve». «Sono convinto che noi ce la possiamo fare - aggiunge Bersani - in giro c’è tanta offerta politica, tutti hanno la loro dignità, ma o vincono loro o vinciamo noi per il cambiamento». Ed è qui che il leader dei Dem si riallaccia per attaccare la destra: «Bisogna governare con il cambiamento, non c'è in gioco solo una legislatura ma girare pagina di un periodo lungo 20 anni di populismo. Se vince ancora l’altra parte corriamo dei rischi gravissimi». «Non si sapeva come fare a mandarlo a casa - dice Bersani parlando di Berlusconi - perché il partito era lui, noi non siamo riusciti a toglierlo quando eravamo nella catastrofe, basta affidare le vicende dell’Italia ad una persona, noi siamo un collettivo. Se vinciamo noi facciamo cambiare il sistema politico». «Noi dobbiamo dire qui e al nord che siamo un paese solo, dal giorno dopo delle elezioni, e manderemo a casa il leghismo che ci ha rovinato». «Noi siamo un popolo, io vado meno degli altri in tv perchè preferisco girare tra i territori - aggiunge Bersani - e risvegliare la nostra arma atomica: la partecipazione e le primarie, nessuno ha questa arma e se si mette in movimento questa forza possiamo solo vincere». Ma nel mirino del segretario finisce anche l’alleato «occulto» Mario Monti: «Nel sostenerlo ci siamo presi un rischio grosso - racconta - ma la nostra gente ci ha capito. Però gradiremmo un minimo di riconoscimento, ogni tanto una parola di riconoscimento...». «Monti ha mai incontrato i lavoratori di Irisbus,? Si è mai fatto fermare per strada da un esodato? Ha mai visto un precario della scuola? Li abbiamo incontrati noi, e forse - sottolinea Bersani - per questo lui ora pensa che governare sia semplice, e ci ha preso gusto». Bersani chiude rivendicando il suo stile in campagna elettorale: «Ma come fai a non cercare nessun titolo sui giornali? - si chiede - A quelli che me lo dicono io rispondo: Berlusconi non può rinunciare a raccontare balle, io non rinuncio a raccontare la verità». «Io ho resistito - aggiunge - alle pressioni di chi mi diceva di spararle grosse in queste ultime settimane di campagna elettorale. Mi dicono "tu voli troppo basso". Ma si sbagliano. Io non rinuncio a dire la verità».

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