BARI Era passata la mezzanotte quando il giudice Luigi Forleo ha letto la sentenza del processo «La Fiorita». Quattro anni di reclusione e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per Raffaele Fitto, leader del Pdl pugliese. La procura aveva chiesto sei anni e sei mesi. Il deputato di Maglie con i suoi legali aveva atteso fin dal pomeriggio nei corridoi del Palazzo di Giustizia la lettura del dispositivo perché - ha spiegato - voleva «guardare negli occhi i giudici». Si era concesso l'unica pausa per il primo tempo di Celtic-Juve. Nel procedimento gli venivano contestati reati commessi tra il 1999 e il 2005: è stato condannato per corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso di ufficio; assolto per un altro episodio di abuso di ufficio e per un episodio di peculato. L'imprenditore Giampaolo Angelucci, coimputato nell'inchiesta, è stato condannato per corruzione e illecito finanziamento ai partiti a tre anni e sei mesi. Confische milionarie sono state disposte per le società coinvolte nel processo. «La magistratura barese è entrata a piedi uniti in questa campagna elettorale»: la reazione di Raffaele Fitto è stata immediata e furente. «Non ho mai preso una tangente del c...», ha sentenziato. E mentre disegnava con domande retoriche e un pizzico di sarcasmo le coordinate del teorema giudiziario che avrebbe portato alla sua condanna («mi hanno preso per un deficiente») le strade intorno all'albergo nel quale aveva convocato i media erano attraversate dai «camion vela» che annunciavano l'imminente manifestazione nel capoluogo di Silvio Berlusconi («Questa sentenza è stata il benvenuto a Bari al Cavaliere» ha chiosato Fitto). E dal palco del Teatro Team nel pomeriggio è arrivata la difesa a spada tratta del leader della coalizione di centrodestra, contro i «pm giacobini»: «Dopo aver letto tutte le carte del processo - ha argomentato l'ex premier - non c'è nessuna prova. Fitto ha avuto un finanziamento. Ma si può pensare a un atto di corruzione con un bonifico bancario di 500 mila euro alla luce del giorno?». Per l'ex governatore, tuttavia, nei suoi confronti c'è stato un accanimento giudiziario: «Non c'era nessun bisogno di emettere questa sentenza in questa giornata. Perché non il 28 di febbraio? C'è solo - ha spiegato - la volontà precisa di un collegio che ha compiuto una scelta politica precisa, in una regione come la Puglia che i sondaggi danno in bilico». Al riguardo, di contro, il collegio difensivo dell'ex ministro non ha mai chiesto formali rinvii delle ultime udienze, fermo restando che il calendario delle stesse era stato condiviso non ipotizzando un epilogo così anticipato della legislatura. La replica dell'ex ministro è stata veemente al punto che ha chiesto ai dirigenti del Pdl presenti nella sala rigoroso silenzio. Ha parlato di strane «coincidenze e punti oscuri» e di una «tempistica» sorprendente da parte della magistratura barese, con «cinque udienze alla settimana, udienze anche di dieci ore», che hanno «stravolto e sconvolto i diritti della difesa». «Quanti processi - si è domandato ancora Fitto - potrebbero trovare soluzione in Italia se le udienze durassero sempre dodici ore?». Da qui ha fatto riferimento ad altre inchieste della Procura di Bari, nelle quali erano coinvolti eminenti esponenti della sinistra, con iter molto più lenti: «Ricordo una tempistica differente, per esempio, nel processo per la "missione Arcobaleno", la cui prima udienza è del 5 marzo del 2009. Dopo ci sono state tre udienze nel 2011, a febbraio, maggio e novembre. Poi un rinvio a maggio del 2012, per dichiarare in quella circostanza la prescrizione. Il presidente Luigi Forleo e il consigliere Clara Goffredo sono gli stessi del mio procedimento: perché per un processo hanno disposto tre udienze in un anno e per un altro settanta in dodici mesi?». Fitto, che ha pubblicamente testimoniato la vicinanza di Silvio Berlusconi («abbiamo condiviso valutazioni politiche su questi avvenimenti»), è sceso nel dettaglio delle accuse mossegli dalla Procura, affermando che «questa sentenza chiarisce che sono deficiente, perché prendo la tangente con bonifico bancario (di 500mila euro, ndr) alla "Puglia prima di tutto" (partito localista fondato da Fitto, ndr), e non in una bella busta o valigetta. E la prendo sulla base di una gara regolare per avere un contributo che viene dichiarato pubblicamente, iscritto nel bilancio del partito, inviato alla Camera dei deputati che lo approva, e certificato dalla Corte dei conti». Infine i rilievi politici più pesanti Fitto li ha rivolti sottolineando una sorta di «politicizzazione» della Procura barese: «Perché i giudici che indagano su di me sono stati tutti promossi? Uno (Lorenzo Nicastro dell'Idv, ndr) è diventato assessore regionale, l'altro è procuratore della Repubblica di Brindisi, l'altro è stato nominato componente del Csm. Per quale motivo quelli che hanno avuto la sventura di indagare su Vendola, invece, sono stati tutti trasferiti o sono in via di trasferimento o isolamento all'interno della Procura?». E in conclusione l'affondo riguardante l'ultima inchiesta (Sardelli ndr) sul leader di Sinistra e Libertà: «Il giudice che lo ha assolto è notoriamente amica intima e assidua frequentatrice della sorella del presidente Vendola. Ora - ha concluso - io mi chiedo in che Paese siamo, in che Procura siamo, in che Tribunale siamo».
Fitto condannato «Scelta politica»
All’ex governatore della Puglia quattro anni per corruzione
