Benedetto uomo. Nel giorno di Nostra Signora di Lourdes, in latino, la lingua tanto amata, Papa Benedetto XVI annuncia le sue dimissioni dal soglio pontificio: «Lascio per il bene della Chiesa. Non ho le forze». Con grande umiltà, con la timidezza che lo contraddistingue, fa davanti ai cardinali, con voce pacata, durante il Concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto, la sua ammissione di «finitezza». In un giorno di festa il Papa riconosce la sua fragilità, l’umile operaio della vigna del Signore avverte tutto il peso del trono di San Pietro e «umanamente» ammette di non essere più in grado di sopportarlo. Nelle sue preghiere chiedeva «il coraggio di non scappare davanti ai lupi» e in piena libertà ha compiuto una scelta di responsabilità: una rinuncia storica. Un gesto che provoca dolore, commozione e tanti interrogativi sul suo stato di salute. Siamo stati abituati a vedere la decadenza del corpo di Giovanni Paolo II ma un Papa teologo, come Ratzinger, non avrebbe mai accettato che la malattia prendesse il sopravvento anche se lui stesso aveva affermato che «quando un Papa giunge alla consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l'incarico affidatogli, allora ha il diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi». Una rinuncia che fa tornare in mente, però, la «rivoluzione» di un Papa che nel suo Pontificato voleva rigore e trasparenza e che ha dovuto affrontare scandali dentro e fuori il Vaticano (dal caso Ior ai presunti contrasti con il segretario di Stato Bertone), il dissenso dottrinale, la secolarizzazione, l’Islam, la Cina... Forse queste ombre possono avergli provocato sofferenza, impotenza, solitudine. Quella solitudine che adesso Joseph Ratzinger vuole ritrovare in un convento di clausura per dedicarsi alla preghiera. E se la rinuncia è storica, non sarà da meno il periodo fino alla proclamazione del prossimo Pontefice. Il Papa polacco, 35 anni fa, fu una enorme novità. La rinuncia di Ratzinger, grande uomo di fede, aggiunge modernità alla novità. Angeli , Gagliarducci , Giacalone , Palizzotto e Pennella da pagina 2 a 9
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