Politica

D’Alfonso assolto. Ora può riprendersi il Pd

m.patricelli@iltempo.it Cinquanta mesi di passione, estromesso da Palazzo di città e da ogni competizione politica che è il suo pane e il suo companatico. Da ieri Luciano D’Alfonso, ex sindaco di Pescara, ex segretario abruzzese del Pd, ex riserva forzata della politica regionale con scoperte ambizioni di ribalta nazionale, è un uomo totalmente libero. Libero dall’incubo del megaprocesso Housework, in cui lui e altri 23 imputati dovevano rispondere di ben 25 capi d’imputazione a partire da corruzione e concussione. Il tribunale di Pescara è passato come un caterpillar sulle tesi della Procura lasciando macerie fumanti e qualche opportuna riflessione su certe spericolate cariche all’arma bianca: tutti assolti per tutti i capi d’imputazione. Una Caporetto in piena regola per la pubblica accusa, che per D’Alfonso aveva chiesto 6 anni di reclusione e attorno a lui aveva disegnato un sistema di gestione politico-affaristico tirando in ballo politici, dirigenti, imprenditori (tra cui Carlo Toto). Quel teorema si è prima sgonfiato e poi disintegrato alla prova dei fatti: non ne è rimasto niente, tranne la lunga eco. Ieri, per D’Alfonso & co., è stato il giorno del trionfo. Così come ha saputo gestire gli oltre quattro anni con la spada di Damocle giudiziaria, dovrà essere ora bravo a gestire una vittoria tanto eclatante che rischia di ubriacarlo e portarlo a convincersi di incoronarsi con l’aureola di martire della giustizia. Sarebbe fuori luogo per un uomo di fede quale si ritiene, e che ieri ha atteso la sentenza pregando al santuario di San Gabriele, sul Gran Sasso. L’assoluzione su tutto il fronte lo mette ora in condizione di riscendere in politica, cosa per la quale ha continuato a lavorare con mille esca motages, mentre i suoi fedelissimi hanno continuato ad adorarlo e a coccolarlo, dandogli la misura della sua popolarità solo in parte scalfita dalle pesanti accuse del procedimento. Venne arrestato per non aver resistito alla tentazione del momento di trionfo dell’inaugurazione del «Calice» di Toyo Ito, la scultura poi miseramente collassata, in qualche modo paradigmatica delle sue fortune politiche. Era la sera in cui Gianni Chiodi vinceva le elezioni regionali in Abruzzo, e D’Alfonso riuscì a strappargli, suo malgrado, la ribalta. Adesso, passato irrimediabilmente il treno delle elezioni politiche, è pronto a strappargli la poltrona di presidente.

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