Politica

«Sui manager aspettiamo l’Ue»

Il presidente dell’Abi Patuelli frena dopo l’affondo del governatore Visco: «Attendiamo una normativa europea uguale per tutte le banche»

Sabato era stato il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ad annunciare un giro di vite nei confronti dei «cattivi» vertici delle banche chiedendo più poteri per Palazzo Koch. Il giorno dopo sull’argomento torna, inevitabilmente, il nuovo presidente dell’Abi Antonio Patuelli che, però, intervistato dal Gr3 Rai, frena un po’. «Attendiamo una normativa europea uguale per tutte le banche, anche in questo settore - spiega -. Ci stiamo muovendo rapidamente come mondo bancario europeo, per regole identiche per le banche e regole identiche di vigilanza sulle banche, coordinate dalla Bce. Di conseguenza anche la normativa sui manager dev’essere comune». Insomma, per ora nessun banchiere «piangerà». Con buona pace di chi ha identificato nel mondo bancario l’origine di tutti i mali. Dalle «punizioni» nei confronti dei «cattivi» manger, al caso Monte dei Paschi il passo è piuttosto breve. Così Patuelli commenta anche quello che sta accadendo a Siena: «Man mano che emergono elementi il mio sconcerto si conferma, ma non sono abituato a dare giudizi preconcetti e preventivi». «Attendo le conclusioni da un lato della vigilanza - prosegue -, dall’altro della magistratura, per le quali nutro stima, rispetto e fiducia. Per quanto riguarda la vigilanza, Draghi ha già autorevolmente ricostruito la vicenda, che appartiene a un caso solo, fra le settecento banche italiane». E quando gli si domanda se il sistema potrebbe essere travolto da uno «scandalo derivati», risponde: «Il governatore Visco ha assicurato che in Italia l’uso dei derivati è molto più contenuto rispetto ad altre parti del mondo distinguendo i derivati in due tipologie: quelli sostanzialmente assicurativi che servono per mitigare il rischio, e quelli ad alta rischiosità. Bisogna non demonizzare niente, ma essere prudentissimi sui derivati più rischiosi, che non sono mai da sottovalutare. Ben vengano normative più chiare, più nitide, più precise». Ma dal Pd arriva l’attacco di Francesco Boccia: «Il sistema bancario dovrebbe fare autocritica sull’uso dei derivati. Anche se in Italia il loro uso è molto contenuto rispetto ad altre parti del mondo, come ha sottolineato il governatore Visco, è evidente che questi strumenti finanziari sono altamente rischiosi, hanno già causato dissesti e vanno regolamentati come da anni chiede il Pd. Soprattutto, io credo che il punto centrale sia l’uso che se ne fa: i derivati, possono essere strumenti di copertura, mai di finanziamento, come invece è accaduto molto spesso in Italia tra banche, e tra banche e imprese private». Non si tratta, dunque, «di demonizzarli, come sostiene il presidenti di Abi, Patuelli, ma di evitare il loro cattivo uso: la nostra battaglia non è ideologica, il Partito democratico vuole che la finanza torni a svolgere esclusivamente il ruolo che le attribuiva Adriano Olivetti, ancella dell’impresa». Ma ieri l’Abi è intervenuta anche sulle difficoltà della banche a elargire prestiti a famiglie e imprese. «Se guardiamo alle consistenze degli impieghi e dei depositi - ha spiegato ospite di Domenica In il vicepresidente dell’Associazione Mario Sarcinelli - si vede che gli impieghi superano i depositi di un 20% circa. Il che significa che oggi le banche non possono più fare assegnamento sulla raccolta interna, ma devono rivolgersi all’estero e sul mercato dei fondi all’ingrosso. Tuttavia il mercato si è inaridito perché il rating dell’Italia è sceso».

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