Politica

L’ipocrisia dei sondaggi nascosti

di Gennaro Malgieri L'orgia dei sondaggi è finita? Secondo l'Agcom sì. Ma non è vero. Da due giorni non si possono più pubblicare, ma le rilevazioni continueranno ad essere effettuate. E chi è interessato a sapere, saprà. Fino all'ultimo giorno della campagna elettorale. Una grande ipocrisia che umilia il diritto alla trasparenza degli orientamenti che soltanto in Italia non viene tenuta in considerazione, come se i cittadini fossero ingenui bambini facilmente influenzabili. Curioso che negli Stati Uniti, per esempio, la pensino all'opposto tanto da permettere la diffusione dei sondaggi fino a momento del voto. Sono pazzi, questi americani? Non direi: hanno semplicemente una concezione della democrazia e della partecipazione molto più accentuata della nostra. Il legislatore e l'Agcom dovrebbero mettere fine a questo stupido accorgimento che dovrebbe tutelare la libertà di coscienza, mentre ingigantisce gli inganni mediatici per i quali ognuno può dire la sua, il più delle volte mentendo. Oltretutto, come si sa, è proprio nelle due ultime settimane che si delineano le tendenze degli elettori e le forze politiche probabilmente trarrebbero maggiore vantaggio nel conoscere le opinioni che si vanno formando al fine di adeguare il messaggio politico alla mobilità emotiva dei cittadini. Cosa c'è di più democratico? Diversamente, perché non chiudere con questa mania più o meno divinatoria alla quale ci siamo assoggettati? È bizzarro che noi cittadini-elettori non possiamo sapere quanto sposta una proposta a fronte di un'altra e per quale motivo siamo impediti dal condividere le percezioni dell'opinione pubblica determinati da questo o da quell'evento e, soprattutto, da come vengono affrontate dalle diverse forza politiche. Non è un gioco di società, ma un'esigenza che si configura come elemento non trascurabile all'interno delle complesse dinamiche sociali condizionate dalla labilità dei mutamenti repentini in tutti i campi della vita associata. Se non si capisce questo è meglio abolirli i sondaggi. Fin qui siamo stati al gioco. Un gioco peraltro stucchevole e ripetitivo che dalla metà di dicembre, cioè dopo la decisione di Monti di "salire in politica" e quella di Berlusconi di "ridiscendere in campo", non ha fatto altro che confermare ciò che tutti sapevamo. Le linee di tendenza sono state sempre le stesse, salvo minime variazioni per le formazioni più piccole, mentre le variazioni sul tema ci hanno lasciato piuttosto perplessi continuando, fino ad oggi, a farci capire poco o nulla sui reali motivi degli spostamenti all'interno delle coalizioni. Ma, al di là del gioco, a quindici giorni dal voto, sarebbe interessante continuare a vedere fino a che punto la "cannibalizzazione" delle forze minori da parte delle maggiori si spingerà e se questo non costituisce un'anomalia del sistema bipolare molto sui generis. Quando si dice, e ritengo sia oggettivo, che il Pdl sta intorno al 22% rispetto al 18% del dicembre scorso, non si valuta l'arretramento di Fratelli d'Italia e de La Destra sondati rispettivamente all'1% mentre qualche mese fa,insieme venivano valutati intorno al 5%. È a spese di questi suoi gregari, k invocando il "voto utile" che Berlusconi ha guadagnato punti? Lo stesso dicasi per il centro montiano. La lista del Professore ha sgonfiato Casini e ridotto Fini all'irrilevanza, mentre Bersani galleggia intorno al 30% a danno di Vendola che ha ceduto consensi anche ad Ingroia. I "flussi" sono certamente più importanti rispetto alle cosiddette "forchette" con cui i sondaggisti ci ammorbano. Che vuol dire, infatti, che il distacco del centrodestra dal centrosinistra va dall'1,7% all'8%? Lo sa pure il lavavetri al semaforo, non c'è bisogno delle discutibili cifre elaborate, non si sa come, dai soliti sofisticati analisti per renderci edotti dello stato dell'arte. Al momento del divieto di inondazione dei sondaggi la situazione, dunque, è più confusa che mai. Non sappiamo se il "recupero" del Cavaliere continuerà, fin dove si spingerà ed, eventualmente, chi pagherà il conto. Non sappiamo quanto perderà il centrosinistra e se la sinistra radicale se ne avvantaggerà. Non sappiamo dove si assesterà Monti e se Grillo diventerà la terza forza del Parlamento. Questioni di non poco momento. Attengono alla governabilità. Se, attraverso i sondaggi fino all'ultima ora, gli elettori fossero messi in condizione di farsi un'idea probabilmente si regolerebbero in maniera più razionale. Ma questa possibilità agli italiani è preclusa. Sondaggi e par condicio non s'addicono ad un popolo ritenuto di sprovveduti... L'orgia dei sondaggi è finita? Secondo l'Agcom sì. Ma non è vero. Da due giorni non si possono più pubblicare, ma le rilevazioni continueranno ad essere effettuate. E chi è interessato a sapere, saprà. Fino all'ultimo giorno della campagna elettorale. Una grande ipocrisia che umilia il diritto alla trasparenza degli orientamenti che soltanto in Italia non viene tenuta in considerazione, come se i cittadini fossero ingenui bambini facilmente influenzabili. Curioso che negli Stati Uniti, per esempio, la pensino all'opposto tanto da permettere la diffusione dei sondaggi fino a momento del voto. Sono pazzi, questi americani? Non direi: hanno semplicemente una concezione della democrazia e della partecipazione molto più accentuata della nostra. Il legislatore e l'Agcom dovrebbero mettere fine a questo stupido accorgimento che dovrebbe tutelare la libertà di coscienza, mentre ingigantisce gli inganni mediatici per i quali ognuno può dire la sua, il più delle volte mentendo. Oltretutto, come si sa, è proprio nelle due ultime settimane che si delineano le tendenze degli elettori e le forze politiche probabilmente trarrebbero maggiore vantaggio nel conoscere le opinioni che si vanno formando al fine di adeguare il messaggio politico alla mobilità emotiva dei cittadini. Cosa c'è di più democratico? Diversamente, perché non chiudere con questa mania più o meno divinatoria alla quale ci siamo assoggettati? È bizzarro che noi cittadini-elettori non possiamo sapere quanto sposta una proposta a fronte di un'altra e per quale motivo siamo impediti dal condividere le percezioni dell'opinione pubblica determinati da questo o da quell'evento e, soprattutto, da come vengono affrontate dalle diverse forza politiche. Non è un gioco di società, ma un'esigenza che si configura come elemento non trascurabile all'interno delle complesse dinamiche sociali condizionate dalla labilità dei mutamenti repentini in tutti i campi della vita associata. Se non si capisce questo è meglio abolirli i sondaggi. Fin qui siamo stati al gioco. Un gioco peraltro stucchevole e ripetitivo che dalla metà di dicembre, cioè dopo la decisione di Monti di "salire in politica" e quella di Berlusconi di "ridiscendere in campo", non ha fatto altro che confermare ciò che tutti sapevamo. Le linee di tendenza sono state sempre le stesse, salvo minime variazioni per le formazioni più piccole, mentre le variazioni sul tema ci hanno lasciato piuttosto perplessi continuando, fino ad oggi, a farci capire poco o nulla sui reali motivi degli spostamenti all'interno delle coalizioni. Ma, al di là del gioco, a quindici giorni dal voto, sarebbe interessante continuare a vedere fino a che punto la "cannibalizzazione" delle forze minori da parte delle maggiori si spingerà e se questo non costituisce un'anomalia del sistema bipolare molto sui generis. Quando si dice, e ritengo sia oggettivo, che il Pdl sta intorno al 22% rispetto al 18% del dicembre scorso, non si valuta l'arretramento di Fratelli d'Italia e de La Destra sondati rispettivamente all'1% mentre qualche mese fa,insieme venivano valutati intorno al 5%. È a spese di questi suoi gregari, k invocando il "voto utile" che Berlusconi ha guadagnato punti? Lo stesso dicasi per il centro montiano. La lista del Professore ha sgonfiato Casini e ridotto Fini all'irrilevanza, mentre Bersani galleggia intorno al 30% a danno di Vendola che ha ceduto consensi anche ad Ingroia. I "flussi" sono certamente più importanti rispetto alle cosiddette "forchette" con cui i sondaggisti ci ammorbano. Che vuol dire, infatti, che il distacco del centrodestra dal centrosinistra va dall'1,7% all'8%? Lo sa pure il lavavetri al semaforo, non c'è bisogno delle discutibili cifre elaborate, non si sa come, dai soliti sofisticati analisti per renderci edotti dello stato dell'arte. Al momento del divieto di inondazione dei sondaggi la situazione, dunque, è più confusa che mai. Non sappiamo se il "recupero" del Cavaliere continuerà, fin dove si spingerà ed, eventualmente, chi pagherà il conto. Non sappiamo quanto perderà il centrosinistra e se la sinistra radicale se ne avvantaggerà. Non sappiamo dove si assesterà Monti e se Grillo diventerà la terza forza del Parlamento. Questioni di non poco momento. Attengono alla governabilità. Se, attraverso i sondaggi fino all'ultima ora, gli elettori fossero messi in condizione di farsi un'idea probabilmente si regolerebbero in maniera più razionale. Ma questa possibilità agli italiani è preclusa. Sondaggi e par condicio non s'addicono ad un popolo ritenuto di sprovveduti...

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