Politica

Da oggi orfani dei sondaggi

Per molti l’impossibilità di disporre dei sondaggi, che da oggi saranno appannaggio solo degli addetti ai lavori, politici e affini, con tassativo divieto di diffonderli al pubblico, si tradurrà forse in una sensazione di vuoto. Di disorientamento. Sarà un po’ come procedere alla cieca, senza conoscere le variazioni procurate in quella che usiamo chiamare opinione pubblica dall’ultima sortita di questo o quel protagonista della campagna elettorale. Da oggi sino al 24 febbraio, quando andremo a votare, ci potremmo insomma sentire tutti più soli a vedere e a giudicare, pure noi che facciamo informazione, e spesso anche qualcosa di più, scrivendo o parlando. Le incognite che ci lasciano le ultime ricognizioni lecitamente pubblicate riguardano innanzitutto le distanze in calo fra il cosiddetto centrosinistra di Pier Luigi Bersani e il centrodestra di Silvio Berlusconi, che si contendono anche con meno di un terzo dei voti ben il 55 per cento dei seggi alla Camera. E partecipano dalle posizioni più avanzate a quella che è la lotteria dei premi regionali di maggioranza per il Senato. Incerte rimangono anche le misure della ripresa di Grillo, del rallentamento di Monti e della rincorsa a sinistra fra Vendola e Ingroia. Una rincorsa, questa, che potrebbe danneggiare ulteriormente Bersani nello scontro diretto con il Cav, a sua volta insidiato a destra da presenze minori ma vivaci come quella di Giannino. Una cosa comunque si può tranquillamente dire sin da ora. Questa legge elettorale, concepita quando sul campo c’erano in pratica due soli contendenti, di centrodestra e di centrosinistra, per forza proiettati entrambi ben oltre il 40 per cento dei voti, è destinata a produrre un Parlamento molto poco o per niente rappresentativo di un elettorato al quale di poli, o simili, se ne sono proposti adesso almeno cinque. A parte la già forte anomalia di un Senato con premi di maggioranza spezzettati, ciò si tradurrà in una complicazione nei rapporti fra il Paese reale e quello cosiddetto legale, per cui chi fosse già ora tentato- e ve ne sono- di rimandare daccapo il Paese a votare in anticipo con questa legge, magari fra qualche mese o, al più tardi, l’anno prossimo, andrebbe portato di peso in un manicomio. Se ce ne fossero ancora, di manicomi.

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