a.dimajo@iltempo.it Prima blinda l’alleanza con Vendola, replicando a chi, come Ingroia, punta alla supposta intesa tra moderati e progressisti per rosicchiare voti al centrosinistra. Poi presenta la sua «proposta choc». Pier Luigi Bersani tenta di uscire dall’angolo in cui è finito da quando Berlusconi ha ripreso a dettare l’agenda della campagna elettorale. Ci tiene il segretario del Pd, soprattutto ad aprire un dialogo con gli imprenditori. Per questo garantisce che un eventuale governo Bersani troverebbe cinquanta miliardi in cinque anni da restituire alle imprese che vantano crediti con la pubblica amministrazione. In questo modo sarebbe rilanciata anche l’occupazione. «È un impegno che ci prendiamo - ha detto il leader Pd - perché saltano un sacco di piccole imprese e si perde il lavoro. C’è un problema di liquidità e la pubblica amministrazione non paga. La pubblica amministrazione cominci a pagare, i mercati sanno che sono soldi dovuti dallo Stato». Lo strumento saranno «titoli dedicati per 10 miliardi all’anno per 5 anni: è ragionevole e sostenibile e aiuterebbe a dare ossigeno alle imprese e quindi più lavoro». «I mercati - ha proseguito Bersani - non hanno le fette di prosciutto sugli occhi e sono preoccupati del fatto che non cresciamo. L’economia italiana è troppo bassa e siamo in recessione, il mondo ci chiede stabilità e rigore ma ci chiede anche di mettere in moto la crescita perché non possiamo assistere ad una moria delle imprese». Poi il segretario s’è concentrato sul terreno politico: «Noi abbiamo una parola sola, gli altri ne prendano atto. E che dire allora di Berlusconi e Monti che non sanno neanche chi farebbe il premier della loro alleanza?». Il governo senza Monti, auspicato da Fassina, spiega Bersani a Radio Capital, «è certamente l’obiettivo della coalizione, ma non ci chiudiamo al confronto, non possiamo concederci faziosità, dobbiamo rimettere in moto il cambiamento, è scritto nella nostra carta di intenti, c’è disponibilità a discutere con tutte le forze non leghiste, berlusconiane o populiste. Ripeto: chiederemo il 51% ma ci comporteremo come se avessimo il 49, cioè con grande apertura mentale». Bersani mostra i muscoli: «Avremo la maggioranza alla Camera e al Senato. Comunque è un testa a testa, vince chi arriva prima». Poi ammette la rimonta dell’ex premier: «La destra non è certo quella stremata di 4-5 mesi fa, allo squillare delle trombe del Cavaliere sapevo che si sarebbero rimessi in movimento e Berlusconi sta riconquistando quelli che prima erano delusi dal centrodestra ma il movimento non è sismico o tellurico, è marginale. Comunque non avevo mai detto che la vittoria era in tasca, la destra c’è, ma sono fiducioso». Quanto a ritornare alle urne in caso di una situazione di stallo, Bersani ha spiegato: «L’ho detto quando si discuteva di un possibile Monti bis in una situazione politica da palude ma è uno scenario che abbiamo alle spalle». Dunque, avverte: no agli inciuci. Bersani esclude ipotesi di governi di unità nazionale o di emergenza dopo il voto? «Assolutamente. Io l’arrabbiatura di questa metà del Paese la conosco e la condivido. Da adesso in poi ci vuole una linea di cambiamento all’altezza del governo. Inciuci, cose complicate: non è più possibile». Poi ha chiarito: Berlino preferisce Monti a Vendola? «Ognuno ha i suoi gusti poi deve discutere con chi governa, noi prendiamo le nostre decisioni. E ricordo che io ho vinto le primarie e sappiamo chi dovrà essere a dirigere il traffico». Insomma, ha assicurato ancora parlando dell’articolo 18, «con Vendola non ci saranno problemi: abbiamo messo per iscritto che in caso di dissenso si decide a maggioranza dei gruppi parlamentari congiunti. E io ho vinto le primarie, dirigo il traffico». Secondo Bersani, «sull’articolo 18 abbiamo trovato un equilibrio, ma abbiamo alcune incongruenze della legge Fornero, come l’interruzione troppo secca dei contratti precari, e questo porta a più licenziamenti».
Bersani blinda Nichi e saluta il Prof
Il segretario Pd: «Nessun problema con Sel, deciderà la maggioranza» Poi lancia la sua proposta choc: «Lo Stato pagherà i crediti alle imprese»
