Politica

L'Euro è salvo. La Grecia no

L’Euro è mezzo salvo, la Grecia non si sa. I partiti pro Euro hanno vinto le elezioni e per il Vecchio Continente questo è un problema in meno, ma su una reazione positiva dei mercati non scommetto. Provo a spiegare perché. Tutti i problemi della Grecia restano in piedi. Un Paese con un Pil minuscolo e in caduta libera (poco più di 210 miliardi di euro), capitali scappati e in fuga, in piena depressione economica e con un piano di risanamento irrealizzabile, si prepara a varare un governo che alla sua sinistra e alla sua destra si ritroverà due ossi durissimi: Syriza e Alba Dorata. I primi sono la nuova sinistra greca, radicale, euroscettica, anti-tedesca; i secondi sono una versione reloaded dei neonazi, un movimento anti-tutto. Sono i partiti che crescono davvero: Syriza mette a segno un grande risultato, passando in pochi anni da una manciata di voti al 27 per cento dei consensi, Alba Dorata entra in Parlamento. Risultato politico della «cura» europea: un «fasciocomunismo» da esportazione in chiave «no Euro». Complimenti agli statisti di Bruxelles. Il voto greco è stato dominato dalla paura su due fronti. Quello dello spettro del caos, della punizione finanziaria, che ha guidato la scelta verso i partiti moderati; il secondo è quello del timore di morire di stenti, dell’esser inceneriti dal drago fiscale. In mezzo, un vuoto gigantesco: quello dell’Europa che non ha saputo far altro che riproporre ad Atene una cura che sta uccidendo il malato. La Grecia si salva solo cambiando gli accordi. Se Berlino pensa di andare avanti così, il risultato è quello anticipato ieri dal premio Nobel per l’economia Paul Krugman: Nuova democrazia e Pasok governeranno per qualche mese, poi saranno stritolati dalla depressione economica e dalla rivolta sociale provocata dall’austerità contabile imposta da Bruxelles. A quel punto, nel giro di sei mesi, massimo un anno, la Grecia tornerà alle urne e i partiti «fasciocomunisti» prenderanno definitivamente il potere. A questo punto, la partita si sposta nel vero epicentro della crisi europea, a Berlino. Il nuovo governo di Atene avrà qualche possibilità di farcela solo se la cancelliera Angela Merkel la smette di fare calcoli elettorali e apre un nuovo negoziato con la Grecia. Il memorandum va riscritto. Senza questo passaggio, anche le elezioni di ieri saranno solo il rinvio di una morte annunciata, il prolungamento di un’agonia. Non possiamo permetterci più altri mesi di speculazione folle, non è in gioco il destino della Grecia, ma quello dell’Europa.

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