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Napolitano tifa azzurri Anche per battere la crisi economica

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Il Capo dello Stato in tribuna a Danzica: «Vincere aiuta». Poi il pareggio: «Bravi»

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Questionidi sicurezza, probabilmente. Quindi, accompagnato dalla moglie Clio, Giorgio Napolitano si è accomodato al fianco del presidente della Uefa Michel Platini. Una stretta di mano con il principe di Spagna Felipe e la moglie Letizia. Poi in piedi a cantare l'inno di Mameli. Il presidente della Repubblica non si è voluto perdere l'esordio degli azzurri di Cesare Prandelli agli Europei. Orgoglio nazionale, tifo, ma anche un gesto simbolico per una partita che del tutto involontariamente, ha assunto un significato particolare. Spagna e Italia, i simboli, assieme alla Grecia, di un'Europa che non riesce ad uscire dalla crisi. La «Nazionali dello spread». Vincere significa assaporare, anche se per poco, il gusto del riscatto. Certo non bisogna dimenticare che è pur sempre calcio, un gioco. E Napolitano, parlando in mattinata con i giornalisti a margine della visita al monumento di Solidarnosc, non manca di sottolinearlo: «La crisi economica e finanziaria è una cosa, e il calcio è un'altra». Ma subito aggiunge: «Vincere incoraggia i Paesi nei momenti di difficoltà. Certo poi a vincere è uno solo». Insomma sarebbe bello poter celebrare una vittoria azzurra, soprattutto perché arriverebbe contro i campioni del Mondo e d'Europa. Un'iniezione di fiducia. In ogni senso. Prima di essere circondato dai cronisti, il Capo dello Stato, si era intrattenuto con un gruppo di tifosi italiani che, vedendolo, lo avevano acclamato. Poi la deposizione di fiori e un breve momento di raccoglimento. Davanti a telecamere e taccuini il primo pensiero è per l'esperienza di Solidarnosc. «Vale quel che ha detto Adam Michnik - spiega -, che ricevetti a Roma in un momento cruciale, quando le proteste avevano provocato una violenta repressione: Solidarnosc è stata una grande cosa, una scuola che ancora oggi dà frutti per la Polonia». Quindi il parallelismo tra la sfida calcistica e quella economica che vede accomunate, ma inevitabilmente contro, Italia e Spagna. «La crisi economica e finanziaria è una cosa - risponde - altra la continuità della presenza dei due Paesi a competizioni sportive così importanti. Le opinioni pubbliche di Italia e Spagna si augurano un successo, che può contribuire a incoraggiare i Paesi in questo momento di difficoltà». «È positivo - prosegue - che vi siano manifestazioni sportive di spirito unitario: è importante che questo si consolidi, in ogni settore». Pur lontano dall'Italia il Capo dello Stato non si sottrae alle domande sul dibattito politico: «Credo che ci siano molte cose in dirittura d'arrivo. La riforma del mercato del lavoro, approvata da un ramo del Parlamento, adesso all'esame dell'altro; ma anche le riforme istituzionali e la riforma del finanziamento pubblico dei partiti. Sono cose non da poco». L'ultima battuta è per spiegare che «non c'è alcuna relazione tra la mia presenza qui, a nome dell'Italia e per gli azzurri, e il momento di difficoltà del nostro calcio dal punto di vista organizzativo e nell'ambito giudiziario», mentre a chi gli domanda se ha in programma di far visita al ritiro della Nazionale risponde: «Non ho ancora fatto programmi». In realtà un programma c'è. Andare allo stadio e godersi un pareggio che, alla fine, è comunque un segnale incoraggiante. Soprattutto per l'Italia. Terminata la partita Napolitano raggiunge gli spogliatoi. Strette di mano per tutti e un «bravi» pronunciato con orgoglio. Poi l'abbraccio con Buffon, il capitano. Per lui il Capo dello Stato ha anche un complimento, ricordando il «discorso politico che lei pronunciò quando veniste in visita al Quirinale: guardi, Buffon, che è ancora agli atti...». In quell'occasione il portiere lanciò un appello ai politica a restare uniti nel momento della crisi. Un messaggio che, oggi più che mai, suona attuale. In cambio Buffon regala a Napolitano la propria maglia e il presidente, da intenditore, commenta: «So che è sudata, ma la terrò così. So che non si lava». Napolitano racconta che, dopo il pareggio, il principe Felipe si è rivolto a lui dicendogli: «firmiamo? Poi è finita così e gli ho detto: non dica in giro che abbiamo firmato». E ribadisce un concetto che gli sta molto a cuore: «La partita dimostra che non bisogna mai essere in partenza pessimisti. È proprio vero che nei momenti difficili si tira fuori qualcosa ce non si vede». Il resto sono le parole di Cesare Prandelli: «Il presidente Napolitano ci ha fatto i complimenti. Ci ha anche detto che alla fine ha un po' sofferto, come noi. Però si è divertito, specie a fine primo tempo». Di Daniele De Rossi: «Ci ha fatto i complimenti, ci ha detto che si è divertito. Ha visto una bella partita». Dello stesso Buffon: «È molto bello che la massima figura politica italiana si sia scomodata per venirci a vedere, la vicinanza del presidente della Repubblica ci rende orgogliosi. Credo che anche noi gli abbiamo dato un segnale forte e importante, il presidente è stato molto carino con noi». Insomma, c'è da essere soddisfatti. L'Italia, almeno oggi, s'è desta. La speranza è che non finisca qui.

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