Resta in salita il percorso del governo sul tema della giustizia. Il vertice voluto questa mattina dal ministro Paola Severino con i capigruppo di maggioranza sarà con molta probabilità anche l'ultimo sulla materia visto che nella mezz'ora di riunione nella sala del governo a Palazzo Madama l'unica intesa è stata raggiunta sul metodo da seguire per arrivare alla "soluzione condivisa" auspicata dalla guardasigilli: incontri bilaterali, ministro-partiti, a partire da lunedì. A chiederli sono stati sia Pdl che Pd. Quest'ultimo, come emerge dalle dichiarazioni della presidente dei senatori democratici, Anna Finocchiaro, per scongiurare ogni sospetto su un "inciucio" con il partito di Silvio Berlusconi con cui, lo sottolinea Dario Franceschini, su certi temi "la distanza resta massima", dice, assicurando che il Pd "non avrà cedimenti". Anche secondo Fabrizio Cicchitto "le differenze sono molto profonde", anche se lui e Maurizio Gasparri escono soddisfatti dal vertice che ha ratificato la loro linea di azione. Il Terzo polo apprezza il metodo adottato: "E' giusto e positivo che il governo ascolti", osserva il finiano Benedetto Della Vedova sottolineando però la necessità di "una iniziativa governativa sui temi della giustizia come c'è stata su altri temi". E l'Udc Gian Luca Galletti invita i partiti a mostrare con il governo "la stessa disponibilità che hanno mostrato sulle altre riforme". Il timore, fuori dai taccuini, è che alla fine l'esecutivo finisca per fare il notaio delle volontà soprattutto del Pdl e che le cose si complichino. Il rutelliano Franco Bruno, oggi al vertice a nome di Api, su twitter si spinge oltre: "Anche dopo il vertice con il Ministro Severino - scrive - la giustizia resta il terreno ideale per far cadere Monti e votare con le vecchie coalizioni". Il ministro fiducioso e determinato Ai giornalisti assicura che il metodo di confronto stabilito "non è affatto dilatorio". Anzi. Promette di lavorare a ritmo serrato sulla materia incontrando "non periodicamente ma quotidianamente" i partiti. "Si tratta - spiega - di riforme epocali che non possono essere fatte a colpi di emendamenti e subemendamenti ma vano fatte in maniera concordata". Nel merito non entra. Non lo ha fatto nemmeno durante la riunione limitandosi ad evidenziare che ci sono due cose più urgenti da trattare, ovvero responsabilità civile dei giudici e ddl anticorruzione. Su quest'ultimo assicura che lavorerà per presentare un testo alle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera entro il 16 aprile come promesso ai rispettivi presidenti. Lascia sullo sfondo le intercettazioni anche se sia Cicchitto che Gasparri insistono sulla necessità di regolarle. Da Bruxelles il presidente del Senato, Renato Schifani, si augura che "la maggioranza che sostiene il governo Monti trovi una sintesi condivisa e unitaria sull'intero pacchetto giustizia" mentre dall'opposizione si levano le proteste dell'Italia dei Valori che con Antonio Di Pietro chiede a Severino di smetterla con "impropri incontri da caminetto con questa anomala pseudo-maggioranza" che "mortificano le Camere" e presenti un testo in Parlamento su cui confrontarsi con tutti non solo "con le forze politiche che piacciono a lei". Dal Pd filtra anche un netto disappunto per il fatto che sul tema della giustizia il governo abbia scelto la via del confronto mentre sulla questione lavoro no. Un malumore che insieme al veto su un nuovo vertice, che pure la Severino vorrebbe per fare una sintesi dei bilaterali, di certo non contribuisce a spianare la strada verso una soluzione condivisa sulla giustizia. Da lunedì ci lavoreranno, ognuno per il proprio partito, oltre ai capigruppo, anche i responsabili giustizia: per il Pd i 'designati' potrebbero essere Andrea Orlando, Donatella Ferranti e Silvio Della Monica, per il Terzo polo probabilmente la finiana Giulia Bongiorno e non è escluso che il Pdl mandi a trattare l'avvocato del Cavaliere Niccolò Ghedini.
Giustizia, Severino: no riforma a colpi di emendamenti

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