Mario Monti dice di essere un «conterraneo» di Roberto Maroni. D'altronde con l'ex ministro dell'Interno condivide la provenienza da Varese e a lui aveva offerto il posto di ministro nell'Interno anche in questo governo, se lo avesse appoggiato pure la Lega Nord. Ma questo è forse l'unico punto di contatto fra i due e il presidente del Consiglio lo ha dimostrato nel suo intervento al Forum di Cernobbio. Per Maroni si è trattato di un «attacco personale», una «cosa sgradevole» fatta da un vero politico. Usando le parole più come un macete che come un fioretto, Monti ha parlato di un «Maroni astorico» perchè non è possibile «che chi ha fatto parte, in posizione eminente, di governi che hanno governato per otto degli ultimi 11 mesi possa seriamente credere alle cose che ha detto». Fra l'altro, l'ex ministro ha ripetuto che bisogna tagliare le tasse e ha detto che se si riducesse del 15% la pressione fiscale su «chi crea ricchezza» la Lega voterebbe a favore. Ma ora, secondo Monti non si può fare, e questo anche per colpa di chi ha sottovalutato e negato la crisi. Anzi il governo precedente «ha responsabilità enormemente maggiori di quelle dell' attuale governo di un sistema che ha un l'eccesso di imposizione fiscale, un enorme apparato burocratico». Per diminuire l'apparato burocratico, l'unica cosa che è stata «facile» fare è evitare il ricorso dopo la decisione del tribunale amministrativo di chiudere i ministeri a Monza. Il presidente del Consiglio li ha definiti «gli strani dipartimenti» sottolineando che così si è fatta «purtroppo un' opera squisitamente meritoria sul piano del buon senso e dell'osservanza della Costituzione ma dal beneficio economico molto modesto». L'altra bordata ha riguardato le tasse. A suo dire è stata la «colpevole tardività» nell'affrontare la crisi «che ha determinato il fatto che oggi sia ancora più difficile rimettere l'Italia sul cammino della crescita e ridurre le tasse». «Noi abbiamo dovuto aumentarle e non siamo così irresponsabili da rammaricarci di non averle ridotte». La conclusione, al di là delle espressioni di stima, è «il grande dissenso politico rispetto al Maroni di oggi». «Tanti anni fa - ha raccontato - ero entusiasta di vedere certe spinte nella Lega che credevo andassero verso una società liberale e confido che passate certe scadenze la mia stima, anche politica, nei confronti dell'onorevole Maroni potrà presto migliorare di nuovo». La conclusione dell'ex ministro, che ha comunque ringraziato Monti «per la chiarezza», per ora è: «lotta dura senza paura» verso un governo che fa il contrario di ciò che vorrebbe il Carroccio. «Sono rimasto deluso - ha concluso l'esponente leghista - non tanto per l'attacco personale a me, ma perchè tutto quello che ho detto è respinto al mittente: io ho chiesto di continuare sulla strada del federalismo e ha detto no e ha detto no ad abbassare la pressione fiscale».
Monti bacchetta Maroni: "Non senti responsabilità?"

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