Una giornata di frenetiche consultazioni, chiusi negli uffici genovesi di piazza della Vittoria al telefono con Roma. Poi, a metà pomeriggio, la decisione di rassegnare le dimissioni: le prime vittime della bufera che si è abbattuta sul Pd con la vittoria alle primarie di Genova di Marco Doria, il candidato indipendente sostenuto da Sel, sono il segretario ligure del partito, Lorenzo Basso, e il segretario provinciale, Victor Rasetto. Hanno rimesso il mandato nelle mani delle assemblee locali per «favorire l'unità del partito e mettere il candidato del centrosinistra al riparo dalle difficoltà del Pd». Che ora dovrà anche aprire un confronto non facile con gli alleati della coalizione, a cominciare da quell'Italia dei Valori che prima di dare il via libera a Doria chiede di vedere il suo programma. Nessuna volontà di «drammatizzare il risultato delle primarie», precisa Basso, «ma neppure di fare finta che non ci siano problemi» all'interno di un partito che non ha saputo cogliere la richiesta di cambiamento avanzata a gran voce dai genovesi e che si è presentato diviso all'appuntamento delle primarie. Il sindaco uscente si sfoga su Twitter Da una parte il sindaco uscente Marta Vincenzi, definitasi su Twitter novella Ipazia, la filosofa di Alessandria d'Egitto uccisa da fanatici cristiani nel V secolo, e pronta a dare la croce addosso «all'agitarsi dei gruppi di potere dentro e a fianco del Pd». E giù con un peana che suona come il de profundis: «Dovevo dargli una mazzata subito, invece di aspettare che si rassegnassero». Dall'altra la senatrice Roberta Pinotti, delusa dal risultato delle primarie al punto da adombrare l'addio alla politica. «Credevo di essere utile a Genova come sindaco - è il suo sfogo - ma se dopo questa esperienza nessuno richiederà il mio impegno, valuterò se continuare». I vertici del partito ligure si dimettono Nei prossimi giorni la resa dei conti, con le assemblee locali chiamate ad accogliere o meno le dimissioni dei vertici locali del partito. E a ricompattarsi per evitare un altro schiaffo alle amministrative. «Una cosa deve essere chiara: Marco Doria è il nostro candidato», osserva Rasetto per esorcizzare il rischio che il Pd si presenti a ranghi sparsi all'appuntamento di primavera. Un ruolo determinante per evitare la debacle potrebbe averlo nel prossimi giorni il governatore Claudio Burlando, principale esponente del partito in Liguria fino ad ora rimasto in silenzio davanti alla lotta fratricida dei suoi compagni di partito. La candidatura di Marco Doria non piace all'Udc, alleato del centrosinistra in Regione, e al momento lascia perplessi anche gli uomini di Di Pietro, altro alleato pesante in una giunta regionale da più parti indicata come modello vincente per il centrosinistra. Perchè «solo con un rinnovato spirito unitario, senza defezioni e superando ogni ambiguità - ricorda Basso - potremo affrontare con successo e vincere le prossime elezioni».
Primarie, il Pd crolla a Genova

Argomenti