Politica

Bocciati i referendum Scontro Di Pietro-Colle

La Consulta ha bocciato con due "no" i due quesiti presentati dal comitato promotore del referendum sulla legge elettorale. Inammissibile sia quello che chiedeva l'abrogazione totale della legge Calderoli, il cosiddetto "Porcellum", sia quello che ne chiedeva l'abrogazione per parti. INAMMISSIBILI "La Corte costituzionale, in data 12 gennaio 2012, ha dichiarato inammissibili le due richieste di referendum abrogativo riguardanti la legge 21 dicembre 2005, n. 270 Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica", si legge nel comunicato della Consulta, "La sentenza sarà depositata entro i termini previsti dalla legge". Il verdetto sull'ammissibilità dei due referendum sulla legge elettorale era slittato ieri dopo che i 15 giudici della Consulta  avevano sospeso la seduta e rinviato a oggi ogni decisione. I quesiti elettorali sono stati proposti con una raccolta da un milione e duecentomila firme. IDV: STRAVOLTA LA DEMOCRAZIA "E' una deriva antidemocratica, manca solo l'olio di ricino", tuona il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, dopo la decisione della Corte Costituzionale. Per Di Pietro "ha vinto la vecchia partitocrazia ed è tempo di scendere nelle piazze per una protesta attiva della società civile che non può assistere ad un regime, ad uno scempio della democrazia". "La Corte Costituzionale - afferma l'ex pm - è addirittura arrivata al punto di impedire al popolo italiano di scegliersi quale legge elettorale vuole: una decisione che non ha nulla di giuridico né di costituzionale, ma è politica e di piacere al Capo dello Stato e alle forze politiche di una maggioranza trasversale e inciucista". "C'è un governo - prosegue il leader Idv - che era nato solo per l'emergenza e che ora deve restare fino al 2013 senza permettere ai cittadini di esprimersi. E' stato stravolto il principio democratico dei due poli, visto che ora c'è una coalizione destra-sinistra". SCINTILLE CON IL COLLE Di Pietro tira in ballo anche il QUirinale. "Quella della Corte non è una scelta giuridica ma politica per fare un piacere al capo dello Stato, alle forze politiche e alla maggioranza trasversale e inciucista che appoggia Monti, una volgarità che rischia di farci diventare un regime". Parole accolte negli ambienti del Quirinale come una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale. PDL: ORA RIFORMA COSTITUZIONALE "Avevamo detto fin dall'inizio che non c'era una base costituzionale seria - ha detto il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto - La situazione adesso è stata chiarita e le forze politiche avranno tutto il tempo per una generale riforma costituzionale, dei regolamenti parlamentari, e anche di aprire un confronto sulla legge elettorale". Alla domanda dei cronisti se entro fine legislatura si possa arrivare a una nuova legge elettorale, Cicchitto ha risposto: "Mi auguro di sì, ma occorre un consenso politico abbastanza ampio". "Prendiamo atto con rispetto della sentenza della Consulta. La sostanza del problema è politica e certo non tecnica". commenta Franco Frattini. "Il messaggio che la politica deve raccogliere e sviluppare è un accordo solido e trasparente per una nuova legge elettorale rispettosa del diritto di scelta dei cittadini dei propri rappresentanti e del rapporto tra cittadini ed eletti. Bisogna lavorare affinché la politica non perda questa occasione per mostrare credibilità e serietà". PD: ORA TOCCA A PARLAMENTO E PARTITI "Chi come noi ha dato un aiuto decisivo alla raccolta di firme non può certo gioire per la sentenza della Corte costituzionale ma tuttavia la rispetta". Così Pier Luigi Bersani ha commentato la bocciatura della Consulta dei referendum elettorali. "Adesso tocca al parlamento agire", ha sottolineato, "da domani saremo impegnatissimi nel portare a buon fine il processo di riforma della legge elettorale" e "siamo aperti a una discussione, a partire dalla nostra proposta, con tutte le forze in parlamento e in dialogo con la societa'".  "Noi abbiamo fatto la nostra parte, adesso tocca ai partiti e ai capipartito", commenta Arturo Parisi, promotore dei quesiti. "Adesso tocca ai partiti e ai capipartito, a quelli che hanno voluto questa legge, a quelli che ne hanno goduto e a quelli che l'hanno criticata sull'onda delle firme raccolte. Non vorrei essere nei loro panni". Parisi non ipotizza pressioni dei partiti e delle istituzioni sulla Corte: "l'ho letto sui giornali, ma non lo posso dire. Confermiamo l'accoglienza rispettosa della sentenza, la leggeremo con attenzione e rispetto".   I PROMOTORI NON MOLLANO Non si danno per vinti i promotori dei referendum. "Questa non è la prima né sarà l'ultima iniziativa referendaria che si conclude con una bocciatura della Consulta ma la nostra battaglia per il sistema maggioritario e per la democrazia in Italia continuerà e non si ferma di certo adesso", è il primo commento di Andrea Morrone, presidente del Comitato promotore. Morrone, professore bolognese di diritto costituzionale allievo di Augusto Barbera, ha aggiunto di "voler aspettare la pubblicazione delle motivazioni di questa sentenza per capire il perché di questo no". "Non abbiamo nulla da rimproverarci: abbiamo sentito il dovere e la responsabilità di questa battaglia contro una legge da tutti definita come vergognosa. Non sapevamo che esito potesse avere ma le battaglie politiche si fanno perché ci si crede, senza fare altri calcoli", ha concluso il presidente.

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