Politica

Manovra, Monti passa alla fase due

Ultimatum Cisl: riaprire il dialogo

La manovra non è ancora legge, ma il governo è già al lavoro per la fase due, vale a dire quelle misure "più meditate" che servano a far crescere l'economia, di cui ha parlato lo stesso premier venerdì alla Camera. In attesa che lunedì il decreto inizi il suo rapido iter al Senato, Monti ha trascorso il sabato a Palazzo Chigi lavorando ai dossier per lo sviluppo, tra i quali al primo posto ci sono le liberalizzazioni, su alcune delle quali la Camera ha fatto un passo indietro rispetto al testo del decreto varato dal Governo. "L'azione di sostegno alla crescità è già iniziata, non c'è prima e seconda fase", ha detto Monti a Montecitorio riferendosi alle misure della manovra come lo sgravio Irap per le assunzioni di giovani e donne, o le agevolazioni fiscali per le ricapitalizzazioni delle aziende. Insomma esse sono "un inizio di un percorso" che proseguirà "nelle prossime settimane con elementi più meditati ed organici". I due ultimi aggettivi indicano misure opposte a quelle urgenti, appunto riforme organiche. Liberalizzazioni e riforma del mercato del lavoro Al primo posto ci saranno diverse liberalizzazioni, a partire da quelle di taxi e farmaci di fascia C bloccate dalla Camera. Il sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà è stato chiaro: "A gennaio ripresenteremo tutto". Insomma non si recede anche perchè hanno lasciato l'amaro in bocca i giudizi negativi del New York Times sulla manovra che non sarebbe riuscita a scardinare le corporazioni della "neofeudale economia italiana". Allo studio anche un'altra liberalizzazione, quella di strade e autostrade, che andrebbero sotto la vigilanza della neonata Autorità sui Trasporti. E qui ci si collega al tema delle infrastrutture, su cui il ministro dello Sviluppo Corrado Passera lavora puntando sul project-financing. Comunque le proteste di oggi degli avvocati fanno capire che per il governo il tema delle liberalizzazioni e delle professioni non sarà semplice. Eppure abbattendo le rendite di posizione si abbassano certi costi per cittadini e imprese, eliminando così quella che Monti ha definito "fiscalità occulta" che grava sulla popolazione. Altra riforma strutturale espressamente citata è quella del mercato del lavoro e, connessa, degli ammortizzatori sociali. Le soluzioni possono essere diverse, anche se il ministro Fornero si è espressa per la cosiddetta flex-security. Ma se ci si muoverà in questa direzione il cammino sarà irto. "Se pensano che noi andiamo a discutere solo sui licenziamenti stanno freschi" ha ammonito il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che chiede una concertazione a tutto campo. E anche in Parlamento la gran parte del Pd non condivide una soluzione, oltretutto osteggiata dai sindacati confederali. In tema pensioni il governo si è impegnato a "limare" il cosiddetto scalone che c'è nella riforma contenuta nella manovra. La norma andrà in un prossimo provvedimento. Scontenterebbe invece il Pdl l'annullamento del cosiddetto «beauty contest» e l'assegnazione delle frequenze Tv con una gara che porterebbe soldi allo Stato. Eppure venerdì il governo ha accolto tre ordini del giorno di Lega, Pd e Idv che chiedono esattamente questo, sul tavolo ora del ministro Passera. E complicata è anche la questione Ici per gli enti no-profit, tra cui quelli della Chiesa, su cui è stato approvato un ordine del giorno. Poi ci sono diversi dossier aperti. Per esempio l'idea di pagare i debiti della Pubblica amministrazione verso le aziende fornitrici (circa 90 miliardi) in parte con titoli di Stato; poi ci sono la valorizzazione e le dismissioni del patrimonio immobiliare dello Stato; e c'è pure l'ipotesi di un accordo con la Svizzera per tassare i capitali ivi depositati, come ha fatto la Germania. Senza contare le misure della manovra che vanno implementate, come la riforma di Equitalia che abbassa i costi di riscossione per i cittadini ma che richiede alcuni decreti attuativi.  Fornero: basta precari "Questa volta la riforma non poteva che essere forte". Lo afferma il ministro del Lavoro in un'intervista al Corriere della Sera. Il ministro annuncia che sono allo studio modifiche sulla previdenza anche per militari, magistrati e per i professionisti, "nessuno si illuda che non interverremo", precisa. "Stessa cosa per le casse dei professionisti - aggiunge - Lo so che qui dentro c'è buona parte della classe dirigente ma sicuramente procederemo perché tutti o quasi questi regimi non sono sostenibili nel lungo periodo. La previdenza è stata troppo spesso un ammortizzatore sociale - afferma Fornero - per cui tutte le riorganizzazioni d'impresa sfociano in prepensionamenti e lo Stato copre questo patto implicito tra aziende e lavoratori anziani a scapito dei giovani - aggiunge - Se vogliamo fare la riforma del ciclo di vita è proprio per rompere questo patto: non ce lo possiamo più permettere. I più penalizzati da questa situazione, per il ministro sono i giovani e le donne perché la via italiana alla flessibilità ha riguardato solo loro. Penso che un ciclo di vita che funziona è quello che permette ai giovani di entrare nel mercato del lavoro con un contratto vero, non precario - sottolinea Fornero - Ma un contratto che riconosca che sei all'inizio della vita lavorativa e quindi hai bisogno di formazione e dove parti con una retribuzione bassa che poi salirà in relazione alla produttività. Insomma, io vedrei bene un contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che però forse non tuteli più al 100% il solito segmento iperprotetto". E sulle critiche dei sindacati a toccare l'art.18, Fornero risponde che "non ci sono totem e quindi invito i sindacati a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte".

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.