Il governo di Mario Monti si è meritato giustamente un largo credito internazionale, oltre alla fiducia del Parlamento nazionale. E si trova nella eccezionale condizione di essere non diffidato ma sollecitato da larghissimi settori dell’opinione pubblica a fare presto quelli che il presidente del Consiglio ha definito «i compiti a casa» dopo il vertice con Sarkozy e Merkel. Che sono rimasti «impressionati» dalle sue anticipazioni su come intende coniugare rigore ed equità per ridurre debito e spese, e al tempo stesso garantire lo sviluppo. Ma sarebbe un peccato se egli sciupasse il suo lavoro deludendo con errori comportamentali le attese e la fiducia di quanti si aspettano da lui non solo rigore ed equità nell’adozione delle necessarie misure di risanamento economico, ma anche trasparenza. Non sono francamente apparse convincenti le smentite che gli interessati hanno opposto a mezza voce alla notizia di un incontro svoltosi in tutta segretezza l’altra sera, dopo avere attraversato cunicoli sotterranei nel centro di Roma, fra Monti e i segretari o leader delle tre maggiori formazioni che lo sostengono in Parlamento: Alfano per il Pdl, Bersani per il Pd e Casini per il terzo polo. Che costoro abbiano voluto parlare solo dei vice ministri e sottosegretari ancora da nominare, o anche delle misure economiche in gestazione, importa poco. Ciò che non va, e non può essere accettato, è il carattere clandestino di incontri o «contatti» di questo tipo. Un carattere causato dal timore, attribuito soprattutto ad Alfano e a Bersani, di formalizzare più di tanto la partecipazione dei loro partiti ad una comune maggioranza, dopo essersene dette e date politicamente di santa ragione per tanto tempo. Di cose, o case, inconsapevoli, avvenute o acquistate a insaputa degli attori o acquirenti, abbiamo dovuto già occuparci a malincuore. Ma una maggioranza politica, certificata con regolare, e palese, voto di fiducia nei due rami del Parlamento, non può cercare di rimanere sotto traccia. Non lo possono pretendere i partiti, per il rispetto che debbono agli elettori, e non può loro permetterlo il presidente del Consiglio, per il rispetto che merita il suo forte ruolo.
Oltre il rigore la trasparenza
