Politica

La guerra dei due mondi

Un governo dura se ha un programma e i voti. L’esecutivo di Mario Monti ha il primo, ma i secondi sono tutti da trovare. Non sarà facile. Il premier ha svolto un discorso di largo respiro, coerente con gli impegni presi dall’Italia nella lettera che Silvio Berlusconi ha presentato a Bruxelles poche settimane fa. È bene ricordare questo passaggio a tutti: alla sinistra ancora presa dalla sbornia per l’uscita del Cavaliere, e alla destra che pensa alla rivincita senza riflettere sui propri errori. Il sistema dei partiti con questo governo ha un’occasione per rifondarsi su nuove basi, basta pensare a Monti non come a un nemico, ma come un uomo al servizio di un sistema che non ha saputo fare le riforme per mancanza di coesione, visione comune e cultura politica.   Il governo Monti ha una doppia missione: fronteggiare l’emergenza economico-finanziaria e avviare una fase di decantazione del conflitto, trasformare la guerra tribale di questi anni in un confronto anche aspro ma civile. È un compito difficile e le possibilità di fallimento sono alte. Per questo ho auspicato l’ingresso di politici di alta caratura nel governo (Letta e Amato). Serve un lavoro sartoriale di taglio e cucito tra l’esecutivo e i gruppi parlamentari, tra le commissioni, l’aula e Palazzo Chigi. Ascoltare Monti e leggere poi i lanci d’agenzia dei leader che parlano con le loro truppe, svela la distanza tra il governo e i partiti. Mondi lontanissimi. Quando Berlusconi si oppone alla tassazione degli immobili (tutta da studiare) parla da leader del Pdl, senza dubbio, ma come concilia tutto questo con l’appoggio dato a Monti? E quando Bersani dice che il Pd sarà in campo «con le sue proposte», come pensa di sposare il programma di Monti con la linea da socialismo reale che emerge nelle discussioni del Pd? Comprendo le ragioni tattiche che spingono Berlusconi e Bersani a usare il bastone e la carota, ma attenti: in gioco ci sono i conti in banca degli italiani, non i loro voti. Va bene rivendicare l’identità e progettare il dopo Monti, ma solo se c’è una parola a fianco: responsabilità. Tra la guerra e la pace, c’è sempre una tregua. Rispettatela fino al 2013.

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