Mai Silvio Berlusconi aveva osato tanto. Attaccare l'Euro e metterne in dubbio la ragion d'essere, a poco più di un giorno dal primo semaforo verde dell'Europa al piano di riforme italiano, rischia di far salire nuovamente la tensione fra i big continentali ed esporre l'Italia a una replica delle istituzioni comunitarie. Eppure il Cavaliere sceglie un palco non casuale, quello degli stati generali del commercio estero, per stroncare la moneta unica con toni simili a quelli dell'alleato leghista. E si spinge ad attribuire l'aumento dello spread, l'attacco speculativo all'Italia e le difficoltà sul mercato dei titoli pubblici proprio all'euro: "Non ha convinto nessuno, è una moneta strana". Eppure l'esordio era stato conciliante, la volontà di evidenziare il risultato di Bruxelles evidente fin dalle battute rilasciate dal premier al'ingresso del Palazzo dei congressi dell'Eur. Berlusconi rivendica il programma di riforme comunicato all'Ue come l'agenda di governo, il suo, per i prossimi 18 mesi. Nessun voto anticipato ripete il premier grazie all'asse con la Lega completeremo la legislatura. E per rendere chiara la strategia che da qui in avanti intende adottare, il Cavaliere si appella per ben tre volte alle opposizioni: "Non potranno non sostenere" il piano di riforme, "è nell'interesse del Paese e non della maggioranza". Berlusconi va giù duro contro la moneta unica: "C'è una situazione di grande tensione per gli spread stamattina le aste hanno superato il 6% d'interesse, che graverà sulla nostra finanza. L'attenzione sull'Italia - sostiene - deriva da un attacco all'euro, una moneta che non ha convinto nessuno, perché non è di un solo Paese ma di più Paesi. Ed è un po' strana, perché non c'è una banca di riferimento e non ha un governo unitario l'economia. E' un fenomeno mai visto, ecco perché c'è un attacco della speculazione e risulta problematico collocare i titoli del debito pubblico''. Preoccupa il caso Bini-Smaghi. L'eco del rinnovato pressing franco-tedesco di oggi, insieme al caso Bini Smaghi, evidentemente influisce sul passaggio dedicato dal premier alla moneta unica. Proprio sul rompicapo che chiama in causa il membro del board della Bce, ricevuto oggi al Colle, il premier non si sbilancia e si limita a "sperare" in una soluzione. Per il momento la promessa è di accelerare sulle misure illustrate a Bruxelles, che arriveranno in Parlamento "dalla prossima settimana". Forse non però il contestato punto della road map in materia di diritto del lavoro: Berlusconi punta il dito contro la "campagna di ipocrisie e falsità" sui "licenziamenti facili" che "è figlia di una cultura ottocentesca che ignora i cambiamenti del mercato mondiale ed è oltraggiosa per l'intelligenza degli italiani". Per il resto il Cav rispolvera cavalli di battaglia ormai decennali, contestando il ruolo di Magistratura democratica, lamentando la persecuzione giudiziaria che l'ha privato di "un miliardo di euro" esentasse ("cinquemila miliardi di lire in tutto"), le lentezze istituzionali figlie della mancata riforma dell'architettura" dello Stato che, comunque, giura di voler cambiare. La chiusa assomiglia a un giuramento di fedeltà al suo elettorato e al suo entourage: "Mi piacerebbe lasciare. Ma se penso alle aziende, ai miei amici, ai colleghi, al Paese, ai miei figli mi sento dentro l'assoluta responsabilità di restare qui per non lasciare il governo a una coalizione con Di Pietro, Bersani e Vendola".
Berlusconi: l'euro non ha convinto
Bce, Bini Smaghi sotto assedio

Argomenti