«Ci mancava anche la fronda interna, e proprio nella mia regione» avrà pensato Antonio Di Pietro appena saputo che un intero circolo cittadino dell'Idv, quello di Termoli, si era dimesso per protestare contro l'inserimento del figlio Cristiano nelle liste per le prossime elezioni regionali in Molise. È già un periodo particolamente impegnativo per il leader dell'Italia dei Valori, impegnato nella battaglia sul voto segreto nella vicenda Milanese, nel muro contro muro con i centristi di Casini, nel marcamento stretto dell'ex collega De Magistris, nella diatriba - interna al centrosinistra- con il segretario del Pd Bersani. Temi «alti», spesso segnati anche da colpi «bassi», ma pur sempre di grande respiro e che comunque richiedono un forte dispendio di energie politiche per essere affrontati. Ora invece deve rintuzzare la peggiore accusa che può essergli fatta: quella di essere come Berlusconi e Bossi. Per il circolo termolese ammutinato, infatti, l'inserimento della candidatura di Cristiano Di Pietro «è sulla falsariga di quella del figlio di Umberto Bossi della Lega Nord. Appare figlia della stessa concezione familiare e privatistica che presumibilmente ha mosso il capo della Lega Nord, Umberto Bossi a candidare e a far eleggere il figlio al Consiglio Regionale della Lombardia o il presidente del Pdl Silvio Berlusconi a candidare e a far eleggere Nicole Minetti allo stesso Consiglio Regionale Lombardo». Una posizione durissima, ma nemmeno tanto isolata se si aggiunge la costituzione di un gruppo civico in seno al consiglio comunale di Termoli creato da due esponenti ex Idv in sintonia con le critiche al leader. Il Molise, terra natìa del Tonino nazionale, già un anno fa era stato terreno di scontro nell'Idv: Nicola D'Ascanio, presidente della provincia di Campobasso ed ex sindaco propri odi Montenero di Bisaccia (città natale di Di Pietro) fu espulso dal partito insieme ad altri tre colleghi per non aver seguito ordini di scuderia nella scelta degli assessori. Era il giugno 2010. Ora, a un mese dalla prossima chiamata alle urne, i tormenti molisani non accennano a placarsi. E la questione è più politica che personale, che - se vogliamo - è anche peggio. A far esplodere la protesta tra i dirigenti e gli iscritti termolesi infatti non è stato tanto la scesa in campo di Di Pietro junior, ma la composizione della lista con candidati ritenuti «deboli» proprio per favorire l'elezione del figlio del leader. Che replica: «Mio figlio ha fatto e deve fare tutte le trafile, al pari degli altri. Non potrà mai ottenere, almeno fino a quando sarò vivo io, un posto in nome o per conto del partito, con listini e quant'altro. Quando Cristiano ha chiesto di fare politica - ha chiarito l'ex pm - gli ho detto che doveva cominciare dal basso: consigliere comunale, e lo ha fatto per 5 anni chiedendo il voto sulla sua persona, poi consigliere provinciale, e lo ha fatto per 5 anni chiedendo il voto sulla sua persona, oggi per fare il consigliere regionale dovrà chiedere la fiducia sulla sua persona e sulle sue capacità. Se i cittadini gli danno il consenso - ha concluso Di Pietro - vuol dire che se lo è meritato». Accanto al leader si schiera Pierpaolo Nagni segretario regionale Idv: «La realtà è che non abbiamo accettato il loro ricatto: volevano imporre il nome di un candidato che, pur sollecitato in altre circostanze elettorali, ha sempre scelto di non voler fare nessun percorso con l'Idv. Tutto qui».
Di Pietro candida il figlio in Molise, scoppia la rivolta
