Politica

Manovra, al lavoro su Iva e riforma fiscale

Aumentare l'Iva, facendo confluire gran parte delle maggiori entrate in un fondo da usare per la riforma fiscale e il resto del gettito per alleggerire, o addirittura abolire, il contributo di solidarietà o per ridurre i tagli agli enti locali.  È il progetto di compromesso a cui, secondo diverse fonti della maggioranza, si starebbe lavorando per trovare un accordo all'interno del centrodestra sulle modifiche da apportare alla manovra. In sostanza, se l'ipotesi di compromesso passasse, solo una parte del gettito derivante dall'aumento dell'Iva potrebbe essere destinata a coprire le richieste di modifica della Lega (per ridurre i tagli agli enti locali) e dal Pdl (per ammorbidire il contributo di solidarietà). L'eventuale gettito aggiuntivo, secondo i calcoli del Tesoro, si aggirerebbe intorno a 4 miliardi di euro (sembra 4,3) all'anno in caso di un aumento dal 20 al 21% dell'imposta sul valore aggiunto. Secondo diverse fonti ministeriali e di maggioranza, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non sarebbe contrario ad un ritocco dell'Iva, ma preferirebbe non farlo ora. A suo giudizio, infatti, il rischio di "stagflazione" (aumento dell'inflazione con bassa crescita) sarebbe reale in questa fase congiunturale. Per il titolare del Tesoro, quindi, sarebbe meglio rinviare l'incremento dell'Iva ad un secondo momento, quando cioè si realizzerà la delega fiscale. In sostanza per usare il gettito aggiuntivo come cassa sia per realizzare la riforma fiscale sia per attenuare l'impatto della riforma assistenziale, con i conseguenti tagli al welfare. Dall'altra parte, la Lega chiede di limitare i tagli agli enti locali (in particolare Roberto Maroni) e il Pdl di attenuare il contributo di solidarietà o abolirlo del tutto. Per superare questi veti incrociati, spiegano fonti della maggioranza, si starebbe lavorando ad un compromesso in base al quale parte del gettito aggiuntivo derivante dall'aumento dell'Iva confluirebbe in un fondo da dedicare alla riforma fiscale (per accontentare Tremonti) e, solo in parte, alla rimodulazione della manovra sul fronte degli enti locali o del prelievo sui redditi sopra una certa soglia. Non è chiaro se questo "lodo" sia stato proposto dallo stesso ministro dell'Economia (come sostiene qualcuno nel Pdl) o se sia un compromesso messo sul tavolo dai vertici del partito. Ad ogni modo, spiega un ministro, "la coperta resterebbe comunque corta, visto che con 4 miliardi non si può dimezzare i tagli agli enti locali, ridurre o abolire il contributo di solidarietà e accantonare fondi per la riforma fiscale".  Ecco perché, spiegano fonti governative, si starebbe ancora ragionando su come modulare l'utilizzo del gettito aggiuntivo e qualche concessione dovrà essere fatta. "La sintesi - spiega un ministro - si avrà solamente lunedì, quanto Berlusconi e Bossi si incontreranno". La Lega oggi ha accolto con tutti gli onori il segretario del Pdl, Angelino Alfano, che ha ricambiato indossando al polso destro il foulard verde e promette: "In una coalizione ciascuno può avere una propensione in una direzione o in un'altra, ma le decisioni si prendono insieme e se la Lega non è d'accordo su questo, il governo non può andare in questa direzione. E' un modo leale di procedere per arrivare alla fine della legislatura". La possibilità di ricavare da un ritocco al sistema previdenziale le risorse per compensare il "dimezzamento" dei tagli agli enti locali promesso dallo stesso Alfano è dunque sfumata: "Il capitolo pensioni nella manovra per noi è chiuso così come è scritto e mi pare che il segretario del Pdl possa concordare" ha tagliato corto Maroni dal palco della Berghem Fest leghista, ma se il contributo di solidarietà previsto nella manovra sembra destinato a ridursi "fino alla sostituzione con altri tipi di imposizione", la strada verso la quadratura del cerchio sembra ormai spianata: "Siamo pronti con una proposta unitaria di maggioranza - ha assicurato il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli - che verrà condivisa da Lega, Pdl e Responsabili, alla faccia di chi ci vuole male". Gli ultimi dettagli saranno definiti lunedì durante l'incontro tra il premier Silvio Berlusconi e il leader leghista Umberto Bossi, ma intanto quella emersa dalla più antica tra le feste leghista, giunta alla ventiduesima edizione, è tutt'altro che l'immagine di una coalizione pronta a sfaldarsi, anche quando si parla di futuro non immediato: "Noi siamo per Silvio Berlusconi premier perché pensiamo che abbia fatto bene" ha risposto diplomaticamente Alfano a Enrico Mentana che gli chiedeva del candidato del centrodestra alla guida del Governo alle prossime elezioni. "Chi forza la mano oggi - ha aggiunto Calderoli, mostrando il dito medio, riferendosi a chi invocava invece una possibile candidatura alternativa di Maroni - non favorisce il nostro candidato, che ci sarà, ma mira a rompere la coalizione. Decideremo insieme" nel 2013. Certo è che lo stesso Alfano, abile a conquistare la platea leghista lodandone la "passione", è sembrato a sua volta un candidato premier credibile agli occhi del Carroccio, in particolare per Maroni: "E' molto bravo" ha detto il responsabile del Viminale sull'ex guardasigilli. "Lo ringrazio di essere qui - ha aggiunto - e per il suo lavoro da ministro. Mai la collaborazione tra ministero dell'Interno e della Giustizia è stata così grande come con lui" in via Arenula.   C'è "preoccupazione forte perché mancano le riforme che ci chiedeva la Banca centrale europea e non sono state trovate le risorse per la crescita che, mi sembra, sia in peggioramento", ha detto Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, a margine del premio Capalbio Europa 2011. "Sono molto preoccupata - ha ribadito - perché questa manovra è fatta tutta di tasse, e la crescita sarà ancora più bassa.  Una manovra di questo tipo è certamente depressiva". Emma Marcegaglia ha poi annunciato che il prossimo 15 settembre Confindustria presenterà le previsioni sulla crescita "ma tutto ciò che vediamo - ha concluso - non va nella direzione della crescita".

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