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Berlusconi indagato per Annozero

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nei giardini del Quirinale in una foto d'archivio

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{{IMG_SX}} Tribunale dei ministri archivia, la Procura di Roma no. Anzi, va avanti e mette sott'inchiesta Silvio Berlusconi. È la terza mazzata nel giro di pochi giorni. Prima la sentenza milanese sul lodo Mondadori che ha condannato il Cavaliere a pagare 540 milioni di euro più spese legali alla Cir di Carlo De Benedetti. Poi la decisione del Tribunale di Milano di respingere la richiesta di spostare il processo Ruby e la decisione di respingere in blocco tutte e sedici le eccezioni presentate dalla difesa. Ora l'inchiesta è per abuso d'ufficio. Segnali che lasciano immaginare una vera corsa tra le toghe a chi per primo affonda definitivamente il Cavaliere. I fatti stavolta sono vecchi e noti. Risalgono al 2009 a quando cioé il premier avrebbe messo in atto una serie di pressioni per sospendere la trasmissione Annozero. I magistrati capitolini hanno messo sotto indagine oltre che il Cavaliere anche l'ex commissario dell'Agcom (l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) Giancarlo Innocenzi e l'ex direttore generale della Rai Mauro Masi. Appresa la notizia l'avvocato del premier, Niccolò Ghedini, ha diramato una nota a commento: «Il Tribunale dei Ministri ha archiviato tutte le accuse originariamente mosse proprio al presidente Berlusconi». Appena qualche giorno fa, infatti, il Tribunale dei ministri aveva deciso di restituire alla procura di Roma l'intero fascicolo dicendosi incompetente. In quel caso il Tribunale preposto a giudicare gli atti degli esponenti politici nell'esercizio delle sue funzioni ha ritenuto che Berlusconi, quando telefonava a Innocenzi e Masi, non agiva nella sua qualità di presidente del Consiglio. La vicenda giudiziaria era partita dalla procura di Trani. I magistrati pugliesi infatti stavano indagando su una truffa su alcune carte di credito del circuito American Express. In quel caso l'inchiesta era per truffa e usura. Nel corso delle intercettazioni telefoniche ci finì anche il capo del governo e a quel punto i pm ritennero di aprire un nuovo fascicolo. Che poi fu trasferito a Roma per competenza territoriale e precisamente al Tribunale dei ministri. Nelle conversazioni telefoniche il premier, il commissario dell'authority sulle comunicazioni e il direttore generale della Rai parlavano del destino di Annozero. In particolare Berlusconi si lamentava di Santoro e degli attacchi che subiva, di qui la richiesta di intervenire. Tuttavia il collegio speciale per reati ministeriali hanno valutato che non è prefigurabile la concussione ai danni dell'ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi, né le minacce ai danni dell'Autorità delle Comunicazioni per far chiudere Annozero, come ipotizzato a Trani. Su queste due fattispecie il tribunale ha archiviato la posizione di Berlusconi. In base all'esame di diciotto intercettazioni telefoniche, per i giudici del tribunale dei ministri è configurabile, invece, l'ipotesi di abuso d'ufficio per tutti e tre i protagonisti della vicenda.

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